Monday, June 30, 2008

SE VI SCAPPA UN VOTO D'ESTATE

e già è proprio così, estate, tempo di ombrelloni di spiagge metropoli e di città africane,
cosa ci vuole per rilassarvi? sta pensando il capo ufficio marketing di me stesso- Semplie un pò di Acqua e menta e un buon voto!

potete infatti votarmi in due sezioni letterie
sul sito della neo casa editrice napoletana A Est Dell'Equatore potete votare
Ferdinando cuor di libro
mentre potete sostenere un mio testo anche al Premio Grinzane Cavour-dialoghi con Pavese
" Con un amore, una frenesia, avevo 25 anni"

QUI il regolamento per votarmi

Thursday, June 12, 2008

Nazi Paradise di Angelo Petrella

Nazi paradise-Angelo Petrella

Meridiano zero editore euro 8

L’idea è forte, d’impatto, così come il linguaggio e non per niente la copertina è sovrastata dall’etichetta del Parental advisory:
un nazi hacker incastrato dalla polizia corrotta che deve salvarsi il culo da solo contro tutti.

Il luogo è Napoli, ma una Napoli puramente da cornice, immortalata come cartolina, statica nei suoi loghi e incontaminate per il linguaggio, una Napoli che in questo modo potrebbe essere ovunque.

Putrella descrive una storia estrema dove la violenza dello stadio non è sfogo ma premio, aggregazione, valore aggiunto alla vita.

Due o tre trovate carine, il cane chiamato Thordue o il cineforum nazi che si trova a guardare quel capolavoro di Quadrophenia impreziosiscono un libro che ha il meirto di farsi leggere tutto d’un botto

Spoiler

Chi non vuole anticipazioni sulla trama non vada avanti:

Lineare nello svolgere della vicenda Putrella accarezza i suoi personaggi senza estremizzare o stereotipare, peccato solo che la vicenda dei guanti che sa di visto e rivisto, (punto essenziale nella trama) non è certo quel che fa decollare la storia.

Tuesday, May 27, 2008

A Imperia Fabio izzo contro Dj Lucignolo, ovvero cosa non si fa per un caffè

Imperia: caffè è autori

Da sabato 31/05 a Lunedì 02/06 a Porto Maurizio si terrà la fiera del libro di Imperia.

Per una volta, ancora questa volta, vestirò i panni dello scrittore firmando autografi ( forse mia madre) sperando che non siano cambiali.

Sarò allo stand de il Foglio Letterario ad accogliere chiunque di voi sia del mio stesso pensiero:

Affinché nessun Eco vada perduto.

Fabio Izzo, io sottoscritto, autore di Eco a Perdere sarò allo stand, se passate di là potete offrirmi un caffè visto che in fondo permettete al dj di Lucignolo di pagarsi il mutuo.

Friday, May 16, 2008

In ricordo di Jurij Druznikov

È scomparso ieri, all'età di 75 anni, Jurij Druznikov, considerato dalla critica uno dei più importanti
scrittori russi del Novecento, candidato al Nobel per la letteratura nel 2001 e menzionato nello
stesso anno come autore del miglior romanzo in traduzione (Angeli sulla punta di uno spillo,
Barbera 2006) dall'Unesco.
Druznikov, che viveva negli USA dal 1985, è morto nella sua casa
di Davis, California, per le conseguenze di una grave polmonite che lo aveva colpito due
settimane fa.
Scrittore, critico letterario, pedagogista, autore teatrale, Druznikov aveva pubblicato
le sue prime opere durante il regime stalinista. Subito bollato come dissidente, era stato più volte censurato ed era vissuto per anni sotto lo stretto controllo del KGB. Nonostante fosse stato radiato dall'Unione scrittori sovietici, con il conseguente veto alla pubblicazione, continuava a diffondere i suoi scritti clandestinamente, fino al 1985, quando il samizdat (ciclostile) di Angeli sulla punta di uno spillo,
il suo capolavoro, fu rinvenuto durante una perquisizione in casa di un amico. Arrestato, stava per
essere internato in manicomio criminale, ma fu salvato da una petizione internazionale cui
parteciparono intellettuali come
Bernard Malamud, Kurt Vonnegut, Arthur Miller, Elie Wiesel. Grazie a
queste pressioni Gorbaciov decise di lasciarlo fuggire. Druznikov riparò prima in Italia e poi negli Usa,
dove gli fu offerta la cattedra di Letteratura russa all'Università della California, dove ha insegnato fino
alla morte.

Le opere di Druznikov, fra cui ricordiamo, oltre che Angeli sulla punta di uno spillo anche i romanzi
Il primo giorno del resto della mia vita, pubblicato il mese scorso da Barbera Editore, Passport to yesterday, Superwoman, la raccolta di racconti Là non è qua (Barbera 2007) e i saggi
Informer 001 or the Myth of Pavlik Morozov e Alexander Pushkin and Political Uses of Nationalism, sono state pubblicate
in 14 paesi e tradotte in altrettante lingue, fra cui inglese, russo, italiano, polacco, francese.

Come omaggio alla memoria di uno scrittore e di un uomo pubblico di seguito qui per voi la mia intervista, forse l'utlima intervista italiana a Druznikov che gentilmente mi concesse.
Ricordo con piacere il nostro scambio di mail, il suo modo garbato e pacato, i suoi consigli e la disponibilità.
ricordo che gli invidiavo il fatto di aver conosciuto Czeslaw Milosz, ora lo posso dire, ma ora posso dire che mi mancherà.
Avevo in programma un'altra intervista, sto leggendo il suo ultimo romanzo e una volta terminato avrei ripreso a "molestarlo" via mail per parlare di letteratura, così come abbiamo fatto in passato.

Addio Jurii, aiutaci a scrivere altre belle pagine e a vivere da uomini!


Fabio Izzo: Nel tuo ultimo libro Là non è qua la tua anima letteraria si è divisa in due. Hai scomposto il tuo modo di scrivere adattandolo alla sezione cosiddetta “americana” e alla sezione russa. In seguito a ciò quale anima senti maggiormente tua?

Yuri Druzhnikov: Le riconosco entrambe come mie anche se in modo diverso. Ho trascorso la prima metà della mia vita in Unione Sovietica e la seconda qui in America. Ho avuto modo di poter sviluppare materiale per la mia scrittura scrivere da tutti i “miei” paesi. Nel mio recente libro, pubblicato da Barbera Editore, mi sono reso conto che le persone da me incontrate, sia in Russia che negli Usa, erano così divertenti o così strane che ognuna di loro, ognuna di quelle eccentriche personalità, erano l’ideale per una storia speciale ma di breve durata.
Le storie lì raccontate sono vere con un umorismo particolare e selezionatoe dalla vita come può esserlo per voi italiani amanti del caffè, una preziosa miscela di caffè.

F.I.: Dalla prima parte del tuo libro (la cosiddetta “qua”) fuoriescono tutte le manie e le paure tipiche della popolazione occidentale, sviscerate nel tuo personalissimo stile fresco
quanto geniale che può essere paragonato in campo cinematografico alle gags dei Monthy Pyton.
Tornando invece in letteratura, pensi che il futuro occidentale sia strettamente legato alle pillole di Murtibing predette da Witkiewicz?

Y.D.: Secondo quanto indicato dal grande scettico polacco Milosz, premio nobel per la letteratura e mio collega all’Università della California, la predizione di Witkiewicz riguarda strettamente la società occidentale ma secondo me non solo quella, le pillole riguardavano anche la società comunista.Se per pillole intendiamo le mie storie brevi penso che sarebbe esagerato paragonarle ad un romanzo importante come quello di Mitkiewicz. Come pillole, le mie storie satiriche, danno un sano scetticismo e aiutano a capire meglio il mondo che ci gira intorno.

F.I.: Nella seconda parte, quella russa (la cosiddetta “là”), è quasi impossibile non notare la tua abilità nel rappresentare un mondo nettamente diviso per concetti e idee. Quale sarà, secondo il tuo pensiero, il futuro dell’emisfero orientale?

Y.D.: Non voglio trascurare il mio essere testimone di tutto quello che fu l’Unione Sovietica, uno sguardo all’utopia di Thomas More e a 1984 di George Orwell, lì abbiamo ritratti verosimili di quello che è stato.Parlando del futuro, vorrei vedere i paesi dell’Est ricchi come l’America, liberi come l’Europa e pacifici come l’Islanda, ma per ora sono consapevole dell’improbabilità della mia previsione. In realtà l’Est è povero, soggetto a un mezzo totalitarismo e aggressivo al pari dei nazisti. La guerra in Iraq è un errore perché Hussein sapeva bene come manipolare il fanatismo e ora il mondo occidentale deve essere forte nel mondo arabo, molto più pericoloso del Patto di Varsavia. Penso inoltre che un miglioramento per l’ Europa e per gli Usa sarebbe quello di impiegare meno soldati, carri armati e servizi segreti in quella parte di mondo.Inoltre sarà un bene la cattura di Osama bin Laden.
Credo in un lento processo del emisfero orientale.
Se guardiamo alla Cina e all’India è lecito chiederci se un giorno questi due paesi ci aiuteranno a combattere il terrorismo.

F.I.: Sei un intellettuale russo che lavora negli Usa. Questo fatto come influenza il tuo scrivere?

Y.D.: Qui in America ho trovato la mia indipendenza; nessuno mi controlla in California su quello che dico o scrivo. Questo però non li salva dall’essere bersagli della mia penna. La percentuale di sciocchi è uguale sia qua che là. Non dispongo ora di dati ufficiali riguardanti il fenomeno dell’alcolismo ma quasi sicuramente la situazione è problematica sia negli Usa che in Russia, così come per i senzatetto e altri problemi sociali. Sono vent’anni che vivo ormai negli States e questo mi ha dato la possibilità di osservare due differenti realtà, la mia madrepatria e il mio paese adottivo. La Russia è uno stato di polizia, dove il partito del Kgb ha manipolato il paese. Penso che per la stabilità e la democrazia in Russia siano necessari altri 50 anni se non addirittura 100 anni.

F.I.: Nel mio libro (Eco a perdere) affermo tra le altre cose che lo scorso secolo può essere definito come “secolo russo” a causa dei grandi eventi che ne hanno sconvolto lo svolgimento (basti vedere le date 1917 e 1991). Ora come il potere, trasferitosi in America, anche la letteratura ha seguito lo stesso percorso. Si trova d’accordo?

Y.D.: In linea di massima sì ma vorrei aggiungere qualcosa. Ancora non sappiamo di preciso quanti morti ci sono stati in Russia nel periodo 1917-1991 (ufficialmente figurano 60 milioni ma secondo una mia stima si tratterebbe di 90 milioni). Il potere si è trasferito in America ma l’arte e la letteratura stanno ancora fiorendo in Europa. In Italia ho avuto modo di constatarlo al Festival Letteratura di Mantova. L’America è la terra della cultura pop.

F.I: Su quale progetto sta lavorando ora?

Y.D.: Ho appena portato a termine una detective story basata su una storia vera. Qui la documentazione e la ricerca dei testimoni mi ha portato via molto tempo. Ora in Italia è in fase di traduzione e sarà presto pubblicato dal mio editore

F.I: Se la sente di darci qualche consiglio:a cosa dovremmo stare attenti per il nostro futuro?

Y.D.: Innanzitutto alla salute! La longevità e la qualità della vita. So, ad esempio, che l’Italia è impegnata in prima linea nella ricerca sul cancro. Questo impegno, assieme a quello di altri potrebbe, significare che nel futuro la gente sarà liberata da questo male. A pensarci, avremmo potuto sentire cantare Pavarotti ancora per molto.

F.I: Qual’è il tuo consiglio per vivere meglio nel mostro mondo?

Y.D.: Salvare le nostre culture e tradizioni. Conservare i valori: famiglia, amore e amicizia. Rappresentano un’ alternativa al rumore della tv commerciale che ci sovrasta e ci spaventa. L’individuo necessita di una sua nicchia dove poter amare il prossimo, leggere, scrivere, fare foto e collezionare francobolli.

F.I.: Nel 2001 ha ricevuto la candidatura per il premio Nobel ma non l’hai vinto (e mi dispiace). Ora, ironicamente, le do la possibilità di convincere la giuria a darle il Nobel.

Y.D.: Ma quale soldato non vuole diventare generale! Solzhenitsyn ha scritto nei suoi diari: “il premio è stato dato, e ancora una volta non a me!” successivamente poi gli fu conferito. Per scherzo potrei prova a convincere i giurati del Nobel leggendogli le mie pillole da “Là non è qua”. Se riesco a farli ridere magari cambiano idea.

Tuesday, May 06, 2008

download gratuito erbacce 12!

Qui il download gratuito

del numero 12

(che mi vede protagonista)

dell’’indipendente poetry journal

“Erbacce”
Made in Liverpool

Thursday, April 03, 2008

Tre anni fa scrissi questo per il papa polacco

Mi chiamo.
Fabio.
La mia voce funge da richiamo del mattino.
Fabio.
S’infrange l’onda del mio nome contro lo specchio.
Mi chiamo Fabio.
E’ la domenica che segue il sabato più surreale della mia vita, di una vita forse.
E’ il sabato della morte del Papa.
Il Papa è morto di sabato.
Un Papa è morto di sabato.
Un Papa è morto il sabato.
Un Papa è morto un sabato.
Di determinato o indeterminato.
E anche in questa domenica mi chiamo.
Tutto si confonde e non sono più di fronte allo specchio.
C’è lo scisma della politica.
LA religione ruba il sabato allo stato laico, lo stato laico ruba il giorno della religione alla chiesa.
Si vota in una giornata di elezioni al cielo e non.
Si riconfonde tutto, ma la politica sa prendersi le sue distanze da quello che al momento non le serve.

Cammino, fiancheggiando gli spazi delle affissioni comunali.
Un invasione di rassicurante, stupida e falsa retorica li assale per poi assalire me.
Politici resistenti o testardi, visti e rivisti su riviste e da rivista e anche da rivedere.
Un ex di qualche partito da qualche parte in qualche ex giunta è giunto fino a qui giunto ad un vecchio in una foto rassicurante.
Era il papa dei giovani, di contrappunto la politica si da al vecchio.
Preferisco abbassare la testa e non gettare sguardi, sarebbero sguardi veramente sprecati se non gettati.

Mi immergo nella mia ombra domenicale.
Si chiama ombra.

Il sole alle spalle.
Il collettone della mia camicia bianca sfugge dalla maglia rossa, nessuno nota l’omaggio.
Bianco e rosso, Bialy i czerwony.
Nell’ombra quel colletto spunta le sue punte fuori dalle mie spalle.
Sembrano protuberanze.
Sono due ali della mia ombra che vorrebbe essere altrove a chiamarsi altrove.
Conosco troppo bene l’ombra che è diventata questo paese.
La mia ombra vuole fuggire schede, nomi, firme, burocrazia, chiamata alle armi, a difendere l’ombra del paese.
Un ombra che vuole seppellire un Papa e la mia beatitudine.

Friday, March 28, 2008

Intervista con David Rees, ironico autore del libro " E vai con la guerra!"


Stampata in Italia per le edizioni Isbn la raccolta di strisce del sorprendente David Rees.
“E vai con la guerra” una satirica striscia a fumetti utilizzata sfruttando le Clip Art raffiguranti gente comune e impiegati medi, più qualche sorpresa tipo il robot “ Voltron”composto interamente da leoni meccanici, e stranamente invece di venir “sbranato dalla critica Usa” ne trova gli elogi, a detta di esperti del settore le clip art ben si combaciano con le tematiche della serie.
Una serie a dire il vero che ha il suo punto di forza nell’ironia e nell’arguzia, caratteristiche proprie a David Rees che ben si evidenziano in questa intervista. Rees ha scritto questo libro pensando alle stupidità della guerra, alla sua mancanza di senso e ai grandi proclami che spesso accompagnano la morte della civiltà, della libertà, della democrazia o di un pur singolo individuo caduto per sorreggere i grandi valori occidentali.

Fabio Izzo: “E vai con la guerra” è il titolo del tuo libro in italiano, ti piace come suona?

David Rees : Si, mi piace e devo dirti che suona meglio in italiano anche se non ho assolutamente idea di cosa significhi

F.I.: Allora David, benvenuto a bordo sul barcone Italia. Navigando sul tuo sito è possibile notare un tuo interesse per la politica italiana, cosa sai di questo argomento? Qual è la tua opinione sui nostri principali candidati: Berlusconi e Veltroni-Voltroni eh eh (per il gioco di parole riguardante l’apparizione di un personaggio con il nome di Voltron nelle sue strisce)

D.R.: IO AMO BERLUSCONI! Che persona magnifica, un vero intellettuale. Amo la sua faccia; la sua pelle, i suoi nuovi capelli, i suoi nuovi occhi…Spero che un giorno venga in America per partecipare alla corsa per la Casa Bianca! Amiamo gli uomini d’affari qua. E rispettiamo i leader con un forte ego. Berlusconi, Putin, Sarkozy e Bush sono tutti fatti dello stesso stampo: eroi.

F.I.: La prima striscia della tua serie esordisce con uno slang (in da house), nel tuo lavoro, il linguaggio e l’uso della semantica sono molti importanti perché trattandosi di satira politica sei consapevole della manipolazione del linguaggio effettuata dai politici. Secondo te .siamo arrivati al punto di aver ingaggiato una vera e propria guerra del linguaggio?

D.R.: Si, considerando che il linguaggio è l’arma più importante in guerra; oltre alle bombe, ai fucili, agli aeroplani, ai carri armati, alle granate e ai soldati. Ho cominciato “ E Vai con la guerra” in seguito all’esigenza di rispondere all’idea di “ Guerra al terrore” che secondo me è una cosa stupida. Le frasi, le dichiarazioni, sono così vaghe e servono a descrivere il nostro enorme dovere. TUTTO può essere giustificato riferendosi alla nostra “grande “ missione”: guardate l’Iraq, guardate la Russia con la Cecenia o la Cina etc… Così per questo motivo gioco formalmente con il linguaggio nelle mie strisce.

F.I.: Uno dei personaggi minori della tua serie, vuole diventare un poeta pensando di migliorare il mondo, pensi che i poeti in qualche modo possano cambiare il mondo?

D.R.: Hmm, sono scettico al riguardo, forse può capitare una volta per generazione. Ma i poeti possono cambiare la percezione del mondo che ha la gente e quindi la gente potrebbe cambiare il mondo.

F.I.: E riguardo al tuo scetticismo, sempre stando attenti alla potenza delle parole, invece di cambiare, potremmo dire che la redenzione del mondo può passare attraverso un poeta?

D.R.: SI, forse il mondo/linguaggio può cambiare, così la Guerra descritta da un poeta è molto differente dalla stessa guerra descritta da un politico, ma non vediamo mai poeti alle nostre televisioni mentre vediamo un sacco di idioti nelle varie trasmissioni

F.I: Lex Luthor, Flash Gordon, Voltron, nel tuo lavoro, non proprio un fumetto classico, troviamo un sacco di citazioni del mondo dei fumetti, sei un appassionato lettore?

D.R.: Quando ero più giovane si, In questi giorni non ne leggo molti. Passo gran parte del mio tempo a leggere blog, ed è una terribile dipendenza che devo terminare!

F.I: Chi ha influenzato maggiormente il tuo lavoro?

D.R.: Kool Keith (rapper), Ludwig Wittgenstein, Richard Rorty, Wu-Tang Clan, talkingpointsmemo.com e i miei amici.

F.I:: Per non spegnere il ritmo dell’intervista un po’ di botta e risposta ora:Hillary or Obama?

D.R.: Obama.

F.I.: Patatine fritte o patatine della libertà?

D.R.: Patatine della libertà ( libere dai grassi, giusto?)

F.I. Coca o Pepsi?

D.R.: Guinness.

F.I.: Beatles or Rolling Stones?

D.R.: Burning Witch.

F.I.:Ora hai carta bianca per lanciare un messaggio ai nostril lettori.

D.R.: Salve! Venite in America a spendere i vostri Euro! Il Dollaro è debole e abbiamo bisogno dl vostro aiuto! Venite pure domani, è un bel posto qui! Potrete visitare la Statua della libertà, prima che sia venduta alla Cina per pagare i nostri debiti.

F.I.: Dovremo aspettare molto per leggere alter tue opera? .

D.R.: Bella domanda, vorrei proprio pubblicare in italiano il mio “My New Fighting Technique is Unstoppable”.

Per approfondire

http://www.isbnedizioni.it/

http://www.mnftiu.cc/mnftiu.cc/home.html

Friday, March 21, 2008

QUI
su anobii
ho creato il mi gruppo riguardante la letteratura polacca
se seite interessati a partecipare contattatemi senza problemi

Thursday, March 13, 2008

Divorare gli dei. Un'interpretazione della tragedia greca

Divorare gli dei. Un'interpretazione della tragedia greca di Jan Kott

Famoso per lo più, per il suo Shakespeare nostro contemporaneo, Jan Kott merita di essere letto e riletto, sopratutto in questa sua raccolta di saggi sul teatro, dove lo studioso polacco scompone la mediazione tra sacro e teatrale ina una personalissima mediazione frutto di anni di lavoro e di osservazione sull'immediato e sul sociale. In questo volume si sviluppa un analisi intelligente, non solo teatrale ma anche antopologica del teatro e della società greca, per chiudere poi il circolo di Prometeo ne i Giorni felici di Beckett. Se la società greca è stata sopraffatta da una corsa sguinzagliata della storia, il suo influsso è enorme e attuale, in campi impensabili quale il detersivo Ajax ( vi siete mai chiesto perchè si chiama così? Eredita del mito di Aiace)
Splendido il capitolo sul mito del semidio Ercole, scomposto nelle sue due realtà coincidenti e contrastanti umano e divino.Si può credere solo in dei che non si vedono e si può concepire solo quello che è assurdo. Da ripescare o da scoprire, un volume che non deve assolutamente mancare

Tuesday, February 26, 2008

Recensione di Tamperelainen

Ebbene sì. Scrivere poesie ( senza interrogativo) il che fa bene quando “il viaggio in Finlandia”-lo dice proprio Izzo premettendo poche parole ai suoi versi, ha il sapore di una ancestrale esperienza. Coloured Strawberries forse è l’unico componimento di tipo politico, ispirato a quel tipo di socialismo che ancora si avverte in certe istituzioni operaie, che traspira nelle ultime eredità dei quartieri operai, diventati luoghi di raccolta nella memoria con tanto di museo istituito per preservare la dignità di quelle genti.
Ma come scrive Izzo?
Alla Montale. Alla Ungaretti de L’Isola. Anche lui fedele discepolo dell’ermetismo.
Senza le sue premesse ke sue Fragole ( versi liberi e sciolti, racchiusi in un frammento) sarebbero di ben difficile decifrazione:

Ho colorato le mie fragole/dei colori dei rossi/la luce fu poi persa/ con la caduta del grano/ la tristezza fu portata/ dal Martello in dono.

Sono le messi a richiamare la Falce che si combina con l’elemento dell’ultimo verso e diviene simbolo.

Ma altrove- aggiungiamo- si sente la deriva di Leopardi. I canti notturni dei pastori dell’Asia e dei Sabati del villaggio sembrano diffondersi anche nel secolo XXI

Povero ragazzo/ che credevi in qualcosa/ quante volte nasce il sole?/ solo per poi morire?/ l’ipocrisia è nel ciclo/ o in una stanza preda?/povero ragazzo/ nulla ti è sicuro/ solo di gioventù guarderai il sole.

Il “valore” viene dalla volontà di disattendere le attese del lettore: il ciclo è una versione “corrosa” della parola cielo, con una “e” che sembra soggetta a metamorfosi, che letteralmente “perde i pezzi”. Di confonderlo con repentini slittamenti ( sole/solo). E’ il valore dell’ambiguità, della luce solerte. Altrove riconosci le filastrocche alla Palazzeschi, come quella che segue:

ritmo perso/ brano interrotto/ storia non è/ musica non sarà/ nastro riavvolto

che conferma la propensione decadente “ verso misure brevissime”.
Non potevano mancare le rime meta-letterarie: e allora ci possono essere anche incipt davvero sorprendenti, che rivelano potenzialità vere. Raccomandava Mario Luzi. Su questa celebre traccia Izzo si innesta così:

La prima parola da dire/è figlia dell’attesa/ orfana del silenzio/ è già pronta/ lì,arcuata e tesa/ flebile e scattante/parola da niente

Quanto basta per riconoscere un vero talento.

Estrapolazione dell'articolo di Giulio Sardi comparso sul settimanale L'Ancora- 24 febbraio 2008

Il libro è disponibile nella sua edizione italiana nello storefront di www.lulu.co

Wednesday, February 06, 2008

John Fante - Chiedi alla Polvere

Vi siete mai trovati a desiderare qualcosa in maniera così forte da arrivare ad annullarvi e quasi a odiarvi solo per raggiungere l'oggetto del desiderio? E se la vostra risposta è stata sì e tutto quel desiderio vi è scivolato via dalle dite, lasciando a terra solo una manciata di polvere...se Vi è accaduto tutto ciò allora anche voi avete compreso il titolo del romanzo di John Fante e come lui vi sarete trovati a porre domande alla polvere del deserto.

Deserto reale o devastazione spirituale che sia.
Chiedi alla polvere è senza ombra di dubbio il romanzo più famoso di John Fante, penso che quando Bukowski dichiarò in una famosa intervista “nelle biblioteche c'è uno scrittore che urlava attraverso i suoi libri” (parlando di Fante) si riferisse in particolar modo a questa opera dello scrittore italo americano, proprio a Chiedi alla polvere. Si potrebbe riassumere come la storia di uno scrittore (autore de il Cagnolino ride, storia senza cani che ha la peculiarità nel romanzo di non venire letta da nessuno) e del suo amore non corrisposto per una ragazza, o si potrebbe stringere tutto alla relazione sentimentale tra due immigrati nell’America di inizio secolo scorso, o per dirla tutto potremmo dire che questo romanzo è un trattato universale sui sogni , sulla disperazione e sulle passioni dell’uomo, passioni che arrivano a cancellare identità: Bandini, l’alter ego di Fante è sempre sulla linea d’ombra della sua anima, pronto quasi a rinnegarsi e a rinnovarsi nei panni di quel Sammy malato di tubercolosi alle porte del deserto solo per avere l’amore di Camilla Lopez. Scritto in diciannove tesi capitoli, tesi solo come il desiderio può essere, svillupato anche in un film prodotto da Salma Hayek (è lì vicino al mio lettore dvd ma non ho ancora il coraggio di guardarlo) il libro è diventato un classico della letteratura americana del secolo scorso. E dopo averlo letto vi troverete a parlare col deserto

Friday, February 01, 2008

Consigli di lettura per il week end

Consigli di lettura per il week end

L'indipendente poetry Journal di Liverpool "Erbacce"
è appena uscito con il suo dodicesimo numero.
All' interno troverete una selezione di mie poesie.

Il costo della rivista è di due sterline comprese le spese di spedizione

ps qualcuno mi ha messo su e bay

Monday, January 21, 2008

Aleister Crowley: la bestia 666

Eccolo lì, tra i molti volti dell’album per eccellenza “Sgt. Pepper and the Lonely Heart Club Band”.
Nella copertina più famosa del mondo ci sono, parole dei Beatles: “Qui sopra ci sono i volti delle persone che più stimiamo”. E tra Gandhi e Lewis Carrol ecco comparire anche Crowley.
“Fa ciò che vuoi”, fu il suo mantra, fino a divenire il primo comandamento presso i suoi adepti.
Ma cosa fece esattamente lui, Mr Aleister Crowley?
A svelare parte del mistero della sua vita ci pensa John Symonds, suo pupillo e legittimo esecutore letterario, che attraverso le pagine di questa biografia edita dalle Edizioni Mediterranee ci mostra i lati oscuri, nascosti e non, di uno dei personaggi più influenti del secolo scorso. Symonds mette a nudo la figura assai controversa, considerata il fondatore del moderno occultismo se non come uno dei principali esponenti del satanismo, includendo il suo rigoroso e veritiero pensiero dove nei suoi corsivi arriva puntualmente la smentita di alcune millantate imprese del maestro, cercando di portare alla luce una verità, seppur non assoluta, su questo maestro dell’oscurità. Crowley fu uno degli uomini più influenti del suo secolo, considerato maestro in alcuni circoli di potere, risultò eccellente anche come alpinista, applicandosi anche in altri campi come la poesia, dove il vate irlandese Yeats afferma che si tratta di un pazzo ma un pazzo capace di scrivere sei versi di autentica poesia, cosa non da tutti ricevere i complimenti di un tale poeta, anche solamente per sei versi. Pittore, il libro comprende una raccolta delle sue opere pittoriche convinto sovvertitore dei valori borghesi, fintanto da arrivare a costruire la struttura della sua firma a mò di fallo. Al pari di Cagliostro, è considerato una figura chiave nella storia dei nuovi movimenti magici. A Crowley è attribuito il maggior tentativo di creare una «religione magica» per l'epoca contemporanea e la sua influenza sull'ambiente magico contemporaneo è stata notevole. Un libro curioso e accattivante.

John Symonds
Aleister Crowley La bestia 666
A cura di Sebastiano Fusco
Edizioni mediterranee
10 illustrazioni –16 tavole a colori fuori testo
600 pp.Euro 39,50