Thursday, October 11, 2007

nuova recensione e intervista per Eco a perdere

questo invece è apparso sul blog di Volso
www.volso.splinder.com

martedì, ottobre 09, 2007


Eco a perdere, di Fabio Izzo (Ed. Il foglio, 2005)

Recensione ed intervista



Questo libro è una provocazione bella e buona. Su questo non c’è alcun dubbio.
Ma non pensate male, non scappate solo al sentire la parola “provocazione”. Non parliamo di provocazioni sessuali, a cui l’editoria ci ha tanto largamente abituato che potremmo chiamarle ripetizioni e non provocazioni. Non parliamo di provocazioni da best seller, di idee strampalate come la prole di Gesù Cristo e della Maddalena, e non parliamo neanche di proclami politici, di cui siamo già largamente vittime ogni giorno.
E’ un libro e seppur piccolo parte da quello che dovrebbe essere un libro, per l’appunto.
Parte dalla letteratura. Cos’è la letteratura? Fabio Izzo lancia i suoi segnali, in uno stile personalissimo, in prima persona. A volte è un delirio, a volte una pentola che brontola.
A volte ricercato, a volte sembra un garzone di bottega.
Questo piccolo romanzo “del nuovo millennio”, così si autodefinisce, è lanciato come un vascello vecchia maniera, che non si fida di tecnologie avanzate per trovare la strada, ma preferisce le stelle luminose.
Milosz, Schultz, Singer, Ginsberg, Kerouac, Corso, De Filippo, per dirne alcuni. Senza dimenticare Maradona. Senza dimenticare le città che tocca, in un viaggio individuale alla ricerca del perché. Da Acqui a Napoli, a Marsiglia.
Perché scrivere dopotutto? Perché sforzarsi a mettere nero su bianco qualcosa quando il mondo è invaso da pagine e pagine montate ad arte solo per intrattenere?
Si incrociano nella calma e sonnolenta provincia piemontese musiche legate ad esperienze lontane dal nostro vivere italiano, ma non di chi ha volato sulla propria immaginazione. Parliamo dei Beatles e dei Nirvana.
Ma non mancano anche i nostrani, Rino Gaetano, De Andrè, con cui si apre il libro. Dopotutto è stata la stessa Pivano a “sdoganare” il cantante genovese come poeta degno della tradizione medievale. La stessa Pivano che ha portato in Italia Kerouac, Ginsberg, Corso, la generazione beat. E sembra tutto ricollegarsi, come una magica “sbornia cosmica”, il tutto in una notte memorabile.
Si lascia andare Izzo, in questo viaggio e ci conduce per vie tortuose nei suoi ricordi, nei suoi pensieri.
Si, questo libro è una provocazione. Forse è solo per sognatori, per chi crede nella letteratura, non nei grandi nomi. Per chi non si stanca di cercare a pag 221 un autore fino a quel momento sconosciuto. Per chi ha fame di leggere, ma senza piegarsi alla moda del momento. Che quelle vanno e vengono. I sogni no, se sono buoni rimangono, per sempre. Come la letteratura.



Intervista:

-Sei uno scrittore. Su questo non c’è dubbio. Uno scrittore emergente e possiamo solo immaginare quanto sia difficile non demordere. Puoi dirci quanto è stato faticoso per te, che di certo non sei Umberto Eco, trovare un editore disposto a rischiare qualcosa per te?

In verità non è stato difficilissimo,all’epoca ho trovato un editore coraggioso che si è lanciato senza troppe remore in un progetto “working progress” com’era Eco a perdere. Il problema per me è ora. Perché dopo un romanzo sperimentale che non ha venduto migliaia di copie è difficile pubblicare altro.


-Quando hai cominciato a scrivere Eco a Perdere, come hai organizzato il tuo lavoro? Cosa avevi in mente?

Una domanda a cui rispondo volentieri:quando scrivevo Eco a perdere avevo in testa una play list dei nirvana

- Dall’autodistruttiva esperienza di Cobain alla creatività inesauribile di Ginsberg. Com’è navigare tra questi due estremi?

Sono i due estremi della creatività, entrambi alla ricerca di una stessa cosa:la beatitudine.
Allen l’ha trovata in ogni cosa, Kurt solamente in parte.
Penso che tutti no ici troviamo a navigare sotto lo stesso cielo in mari differenti tra questi due estremi.
Personalmente posso dire di non sapere come si fa…ci sto provando nel modo migliore a me consono.

-I beat, i calcio, la musica. Sembrano la triade che guidano il tuo romanzo. Quando hai cominciato a pensare a queste cose? Come ti si sono presentate?

I beat sono le radici della mia letteratura. Ho pensato di cominciare a fare letteratura quando ho scoperto i beat e la loro eredità.
Il calcio è qualcosa che qui da noi si respira e la musica è quello che ci accompagna.
Sono gli elementi di una vita comune di tutti i giorni usati per re-interpretare la realtà in chiave poetica.

- Cosa ti ha portato tra le braccia dei beat? Ci sei arrivato casualmente, attraverso persone, incontri, oppure attraverso percorsi “accademici”?

Una panchina. Un estathè. E quelle caldi estati che sembrano non portare da nessuna parte.
Questo mi ha portato ai Beat. Ricordo di come spulciavo i libri di Ginsberg, Corso, Kerouac e di come mi mettevo alla ricerca di altri libri di loro o di altri. Sono semplicemente capitati nella mia vita.


- Anche se dopotutto possiamo coglierlo dal libro, puoi raccontarci dell’eredità beat che hai raccolto?

L’eredità più diretta è che tutti possono migliorare le cose proponendo un sistema alternativo.
I beat erano propositivi, li classificano e li deridono spesso e volentieri con 4 righe,
Ma erano propositivi, in base alle loro convinzioni erano arrivati a proporre una struttura parallela alla società civile. Una società dove la letteratura, la poesia, la musica, erano tutte considerate come necessità.


-Il libro è contaminato dalla poesia, poesia in versi (possiamo considerare dopotutto anche la prosa poesia in un certo senso). Fino a quanto credi sia possibili, stilisticamente, riuscire a conciliare le cose?

E’ difficile molto difficile combinar le due cose perché i versi cambiano respiro alla narrazione, io ci ho provato e non so se ci sono riuscito fino in fondo.Ho cercato di intercalare, di integrare i versi nel momento giusto e al posto giusto creando un legame forte, cercando di riuscire respirare con il lettore.

-Oltretutto è uscita anche una tua raccolta di poesie, in inglese. Com’è il tuo rapporto con le altre lingue quando scrivi?

Dipende. Io pasticcio in qualche lingua, anche in italiano.
Capita che a volte il verso la frase, esca da sé direttamente in un altro idioma.
Altre volte ricorro alla traduzione di me stesso.

-Dopo l’uscita in libreria stai cercando nuovi sbocchi. A parte le difficoltà editoriali, sappiamo comunque che continui sulla tua strada (per fortuna). Due uscite, disponibili su http://stores.lulu.com/fabioizzo
Puoi spiegarci come mai questa scelta on line?

I due prodotti su lulu, sono cose che io stesso ho definito molto poco commerciali.
Un editore non avrebbe mai investito in una serie di racconti di neo privitismo o in poesie riguardanti la Finlandia.
Così mi sono giocato la carta dell’autoproduzione a rischio ridotto.
Se qualcuno è interessato può liberamente prendersi il libro o l’ebook senza tanti problemi.
Il problema è far conoscere il libro.
Con mia sorpresa l’Università di Tampere mi è venuta in soccorso…


Domanda di rito con cui di solito si chiude (ma potremmo andare avanti) stai lavorando su altro?

Purtroppo sì.
Ho finito l’Hildebrando e Con un amore che sono in cerca di editore
Poi dovrebbe partire un mio personalissimo progetto teatrale con Carlo Beltrami.
Sto rivedendo il re dei disadattati, in parte presente su internet e sto scrivendo un romanzo che per ora si intitola Sferragliando verso Sud.
E poesie, poesie che nessuno legge.

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