Saturday, March 10, 2007

news dal folgio letterario

IL FOGLIO LETTERARIO & EDIZIONI IL FOGLIO
Editoria di qualità dal 1999

Sabato 10 marzo - ore 17,00
Sala della Provincia di Pescara - La Figlia di Iorio

Presentazione del romanzo

Una vita negata

di Franca Maria Bagnoli

A cura di Edvige Ricci - Associazione Donna Mila Ambiente

Saranno presenti l'autrice e l'editore, Gordiano Lupi

dell' Associazione Culturale Il Foglio.

Sarà allestito un piccolo buffet
con i prodotti del Commercio Equo e Solidale.


DISTRIBUZIONE NAZIONALE PER I LIBRI DEL FOGLIO LETTERARIO!

LE EDIZIONI IL FOGLIO DA MARZO 2007 HANNO UN DISTRIBUTORE NAZIONALE AL QUALE POSSONO ESSERE RICHIESTI TUTTI I NOSTRI LIBRI: BOOKS SHOP CONNECTION - Direzione Commerciale: Via degli Abeti n° 346 - 61100 Pesaro (PU) - Italia - Tel. 0721 25508 - Fax 0721 25508 - E-mail: bscitalia@interfree.it - Sito: www.bscitalia.net


La recensione di Giovanna Stanganello:

Le pagine di "Una vita negata" ci trasportano in uno spazio che è l'Atene del V secolo, eppure non lo è: è un oggi inquieto, uno sguardo sul presente misurato dalla distanza di un altro tempo. Il collocamento nella Grecia classica non va inteso sul piano filologico; se pure antiche istituzioni, nomi, figure storiche attraversano le pagine dell' autrice, tali elementi divengono occasione per svelare altro: il tessuto costruito sul silenzio di coloro che alimentano la vita materiale di una città e che da essa sono esclusi, da sempre: le donne, gli schiavi, i meteci. Che l'intento realistico non sia centrale lo dichiara l'autrice stessa quando nelle note finali dice che ha spostato geograficamente il porto di Atene, approssimandolo alla città per le esigenze della narrazione. E' proprio lì, in quello spazio modificato, in quelle figure alterate, attraverso gli spunti marginali legate alle biografie dei personaggi che Franca rovescia la storia e le storie. La caratteristica più rilevante del testo sta proprio nello straniamento e nel decentramento visivo, nel senso di spaesamento costruito guardando i fatti da un'angolazione minore, difforme rispetto alle modalità consuete di considerare eventi e relazioni tra i personaggi. L'autrice prova a calarsi nella vita quotidiana di una giovane ateniese affascinata dal pensiero e dalla personalità straordinaria di Socrate, dal suo insegnamento, dalla capacità dialettica con cui smonta ironicamente le fallaci argomentazioni dei potenti e dei falsi sapienti, di tutto ciò Santippe si alimenta coltivando il sogno di una vita diversa: costruire una nuova storia, che passi attraverso la modificazione dei rapporti ravvicinati e sfoci nell'edificazione di una nuova città, più giusta. Tuttavia questa aspirazione si scontra inaspettatamente con la sordità da parte di Socrate, e del suo cenacolo, ad attribuire riconoscimento intellettuale ad una donna. Il fitto ingarbugliarsi delle incomprensioni allontanano sempre di più l'utopia: ed è lo spazio dell'esclusione a riproporsi, invalicabile, quello che condanna all'assenza. Allora dilagano i cattivi sogni deformandosi in incubi e Santippe si rifugia nella distanza, emotiva prima, intellettuale poi. Ma il distacco da sé non è definitivo e il personaggio sa ancora rovesciare la cifra negativa per cercare il contatto umano attraversando la sua città in un tragitto obliquo, i suoi occhi scrutano il mare e le cose che la circondano e vedono un altro mare, un altro porto, un mercato delle genti diverse dove ad incontrarsi sono le donne, le schiave che rubano le parole dalle case dei padrone, dai ginecei e ne ricostruiscono a loro modo il filo, un'intellegibilità da un universo chiuso e incomprensibile. Anche l'arte maieutica di Socrate appare deformata e in effetti il personaggio viene colpito in modo ingeneroso, la sua psicologia ne risulta appiattita, un po' grottesca; ma è, appunto, un'operazione dissacrante di smontaggio, perché Santippe è pietra dello scandalo e rimprovera una miopia di visione: tanto spazio per la mente dei giovani ateniesi, per i circoli intellettuali dove l'esercizio dell'intelligenza si lega a quello della democrazia, ma cosa vale se non è per tutti? L'esclusione dalla dialettica o, più radicalmente, dal sapere, dalla possibilità di alfabetizzarsi e di lasciare traccia che marginalizza le donne è un'ombra lunga su quel laboratorio di democrazia che pure fu l'Atene del V secolo. Lo sguardo storico impone di storicizzare, lo sguardo narrativo ci spinge a non dimenticare, mai, ciò di cui non c'è traccia: la voce degli esclusi, le ragioni non dette, perché scritte solo dagli uomini e da chi un potere era legittimato ad averlo. Questo Franca non l'ammette per i tempi andati, come ammetterlo per il presente contraddittorio e involuto politicamente in cui ci è dato di vivere? Nelle smagliature di una fragile democrazia sta il personaggio straniato di Santippe che, nella sua sconcertante modernità si ritaglia pezzetti di cielo; lei, se non può essere nella sua città, sarà altrove, in un tempo futuro, oltre le contingenze della povera casa, delle sue mura, delle mura cittadine, oltre i riti degli dei che nulla modificano dell'ingiustizia degli umani. Il desiderio di un altrove è la dimensione e il respiro di Santippe, lo scandalo della sua contraddizione si incarna tra una dolcezza impossibile e l'asprezza bisbetica e indomabile con cui critica la sua città e rivendica, inascoltata, un potere da cui è estromessa. Se la politica la facessero di più le donne, esperte delle tessiture più impensate, un nuovo ordito potrebbe sconfiggere le vecchie trame di un potere maschile e autoreferenziale.


COLLANA SCRITTURE AL FEMMINILE

diretta da Rossella Anelli

Una vita negata di Francamaria Bagnoli - euro 10,00 - pag. 135

ISBN 978 - 88 - 7606 - 144 – 4

Socrate e Santippe. La storia e la filosofia ci raccontano di un filosofo saggio e virtuoso e di una moglie insopportabile e bisbetica. Una vedova poco inconsolabile che alla morte del marito si dedica ad un’attività commerciale di bottega. Una donna acida e indomabile come un cavallo selvatico. Questa la versione ufficiale, lo studio del passato fatto da uomini. Da maschi. Francamaria Bagnoli ci presenta un’altra realtà, un altro punto di vista. Un’altra vita. Una vita di una donna fragile e coraggiosa. Una donna che lotta fino alla fine con la sua società, con la sua città, con la sua famiglia perché le venga riconosciuto il diritto sacrosanto di ogni essere umano: essere uguale agli altri. Uguale agli uomini, uguale alle donne, uguale ai signori o agli schiavi, poco importa.

Temeraria, audace, sfrontata, stravagante, dolce Santippe. Donna del suo tempo, donna del nostro tempo. Donna condannata a vivere dietro le sbarre, perché :

“Chi, come me, ha scoperto che lo spazio ritenuto libero in realtà è circondato da sbarre, non riesce più ad essere felice e la sua infelicità cresce per l’impossibilità di convincere il padre, il marito, gli uomini della città che le sbarre esistono e fanno male. Loro, gli uomini non le vedono, Considerano le donne inferiori a loro e si attribuiscono il merito di proteggere la nostra debolezza, ignorando quanta forza ci occorra per vivere e quanto ci offenda la subalternità a cui ci condannano”.

Sullo sfondo l’Atene del 450 a.c. con i suoi rituali, le sue guerre, la sua politica, le sue superstizioni e la sua brutalità. Una Atene al culmine del suo potere politico, affascinante nella descrizione dei suoi mercati, delle sue spiagge, eppure una città iniqua, spietata, ingiusta. Una città di signori e schiavi, di filosofi e politici, di tribunali e giudizi sommari, di famiglie estremamente povere e famiglie insopportabilmente ricche. Una città piena di contraddizioni che si propagano, si dilatano, accrescono nel rapporto di Santippe e Socrate. Anche l’amore, l’affetto, il sesso sono vissuti in maniera scissa. Schizofrenica, si direbbe oggi. L’affetto per le mogli, il sesso e l’amore per le etere. Le puttane.

Un libro forte e commovente, che si legge tutto d’un fiato ma che rimane appiccicato addosso per giorni, per mesi. Un libro che ho divorato in un giorno e che quando non potevo leggere (tipo in ufficio o in auto) mi mancava. Un libro che HO DOVUTO terminare quella stessa sera, perché altrimenti non avrei dormito. In nessun modo avrei potuto farlo.

Rossella Anelli





Amore e disamore

"Amore e disamore" è un romanzo in venti puntate, venti istanti, venti fotografie. Venti attimi e innumerevoli amori: amori sbagliati, amori brevissimi, amori intensi, amori soltanto sognati, amori mai accaduti. Venti frammenti di vita in cui il giovane protagonista, Francesco, attraverso i suoi amori, le sue donne, la sua potente solitudine e il suo disperato bisogno d'amore, cerca e si cerca, fantastica e sogna, si perde e si ritrova. Venti episodi in cui le storie d'amore di Francesco nascono, finiscono, si perdono, s'intrecciano e si rincorrono. Francesco è un ragazzo come tanti, come tutti. E come tutti annaspa, si dibatte, passa notti insonni cercando e cercando, annega, risorge, in un percorso di cadute e risalite, corse e rincorse, amori e disamori. Ce ne parla l’autore Riccardo Lestini.

Delirio.NET : Ci parli di Amore e disamore e di com'è nato?
R.L.: "Amore e disamore" è prima di tutto una storia semplice, che parla di un ragazzo, Francesco, come tanti, comune e speciale al tempo stesso, semplicemente complicato, tanto per usare un'espressione a effetto. Un ragazzo che, come tanti e come tutti, cade e si rialza, vince e perde, cerca il suo posto nel mondo, si dibatte e non si lascia stare. E che, soprattutto, cerca di crescere. E la sua è una crescita che avviene attraverso le storie d'amore, attraverso le donne che incontra nella vita, le donne di cui s'innamora, le donne che cerca, che lo cercano, quelle in cui s'imbatte, quelle che perde e quelle che ritrova. Amori che spesso e volentieri sono illusioni, e per questo dall'amore si finisce sempre al disamore, alla solitudine, che è appunto la grande protagonista del romanzo. Illusioni comunque necessarie per crescere, scoprire e scoprirsi. È una storia che non ha un andamento narrativo classico, ma ha una struttura, per così dire, "epica". Cioè la narrazione non è logica e consequenziale, ma è frazionata in episodi, venti per l'esattezza, che corrispondono ad altrettanti frammenti fondamentali della vita del protagonista, venti storie d'amore e di disamore. Per questo il romanzo può essere letto anche come una raccolta di racconti indipendenti l'uno dall'altro.
L'ho scritto in un tempo relativamente breve, in tre mesi, nel tempo di un'estate. Originariamente era, appunto, solo un racconto, che è poi il primo dei venti episodi, quello che dà il titolo al romanzo. Poi è successo che mi sono letteralmente innamorato di Francesco, del personaggio che avevo creato. Così gli ho scritto un'altra storia, poi un'altra, poi un'altra ancora…e tutte parlavano d'amore e di disamore. Più o meno al quarto racconto è nato il progetto organico del romanzo, che è nato così, allargandosi a macchia d'olio, senza una meditazione realmente cosciente. Francesco mi si è imposto senza che io potessi oppormi. È stata un'urgenza, un bisogno istantaneo. E credo che lo stile di scrittura del romanzo confermi questa immediatezza, questa non meditazione…
Se devo riconoscere un pregio al mio lavoro, direi proprio questo: la sincerità e l'onestà, il non essere costruito a tavolino…
Delirio.NET : Scrivere è un privilegio smisurato". Raccontaci come vivi questo privilegio.

R.L.: È il privilegio più enorme che mi abbia concesso la vita, senza dubbio. Scrivere è una straordinaria forma di comunicazione dove, paradossalmente, attraverso storie inventate, riesci a far arrivare la tua visione del mondo in una maniera assolutamente più autentica, più vera, più viscerale. Quella frase che hai citato, "scrivere è un privilegio smisurato", credo sia in assoluto la più sentita dell'intero romanzo.
Ho sempre scritto, prima di tutto, per me stesso. Nel senso che, scrivendo, non ho mai pensato a chi potesse leggermi…cioè, non ho mai cercato di costruire storie furbe, studiate, seguendo la moda o i gusti di chissà chi. Ho sempre scritto seguendo il mio stomaco, la mia rabbia, i miei sogni e i miei amori. A chi possa leggermi ci penso adesso, a romanzo pubblicato. Ma durante la scrittura no, non l'ho mai pensato. Questo è il privilegio. Spero di conservarlo in eterno. È un'autenticità intellettuale e artistica senza cui la mia vita sarebbe arida.

Delirio.NET : Il tuo rapporto con l'editoria e il mondo degli scrittori esordienti: ce ne parli?

R.L.: Come per quasi tutti gli scrittori esordienti, anche il mio rapporto con l'editoria è stato difficile, tortuoso, molto spesso frustrante. Sicuramente è stato un incontro scioccante. Stamattina sulla prima pagina di "Repubblica" c'era un annuncio molto accattivante: un premio letterario per opere inedite di narrativa e poesia, consistente nella pubblicazione dell'opera vincitrice, una targa ed un congruo anticipo sui diritti d'autore. Si tratta in realtà di una truffa costruita ad arte, fatta apposta per speculare sui sogni e sulle smanie degli aspiranti scrittori. Spedisci il tuo sudato manoscritto e poco dopo ti rispondono proponendoti una pubblicazione a pagamento…e che pagamento! Tremila euro come minimo…Ecco, il mio rapporto con l'editoria è cominciato così. Alcuni anni fa trovai, sempre su "Repubblica", lo stesso annuncio. Spedii allora la mia opera, e tempo venti giorni ottenni risposta: un contratto editoriale già firmato dall'editore in cui mi si chiedeva di "partecipare" alla stampa del libro con un contributo di quattro milioni delle vecchie lire. Mi veniva fatto presente che anche Montale e Moravia avevano pagato per pubblicare la loro opera prima, quindi… Nella mia ingenuità di ventenne pensai che le cose andassero effettivamente così. Per fortuna non avevo una lira in tasca, i miei ne avevano ancor meno e quindi non se ne fece nulla. Ecco, io devo davvero ringraziare la mia perenne precarietà economica: è solo grazie a lei che non sono mai caduto nelle trappole dell'editoria a pagamento! A parte gli scherzi, pian piano ho capito tutto il marcio che stava dietro queste "sedicenti" case editrici e me ne sono tenuto alla larga il più possibile. Il problema è che l'esordiente, nella situazione attuale, si trova stretto in una morsa: da una parte editori/truffa che gli chiedono soldi, dall'altra i grandi editori che nemmeno rispondono, o se rispondono lo fanno con fredde lettere prestampate. Di isole felici ne esistono pochissime, ed è difficilissimo trovarle. Il Foglio Letterario di Gordiano Lupi è una di queste, una delle poche realtà editoriali che ancora leggono i manoscritti con attenzione, che si innamorano delle opere, che seguono gli autori, che fanno di tutti per promuoverle in un mercato così difficile come quello librario. Gordiano è capitato sulla mia strada proprio quando stavo iniziando a pensare che non ci fosse posto per me nel mondo dell'editoria… gliene sarò grato in eterno: ha ridato fiducia al mio lavoro.
Per quanto riguarda invece il mondo degli scrittori esordienti, bè… vorrei che ci fossero più possibilità di contatto e di incontro. Per quanto mi riguarda seguo con attenzione, e per quanto possibile, le nuove uscite. Però ho l'impressione che ognuno prosegua per la sua strada, in una chiusura abbastanza preoccupante. Una buona parte è certamente colpa dell'egocentrismo degli stessi scrittori, ma nel mondo in cui viviamo c'è anche un sinistro e oggettivo restringimento degli spazi di discussione, di scambio di idee. Per la scrittura tutto questo ha effetti devastanti… del resto, la storia della letteratura parla abbastanza chiaro: i grandi autori si inseriscono quasi sempre in grandi contesti, grandi movimenti, grandi fermenti culturali che oggi, purtroppo, non ci sono più.

Titolo: Amore e disamore
Autore: Riccardo Lestini
Anno: 2007
Editore: Il Foglio
Collana: Autori contemporanei
Prezzo: 12 euro


Benvenuti in casa Simpson

Gialli, eccessivi, irriverenti, sconclusionati, corrotti ed oziosi. Stupidamente affascinati da tutto ciò che è kitsch, dal trash, dal consumismo sfrenato, dalla pubblicità volgare, dai beceri luoghi comuni. Probabilmente i più ordinari ¬ senza mai esserlo sul serio ¬ e meno politically correct protagonisti animati di una sit-com celebre a livello mondiale. Questo sono I Simpson: Francesca Barbolini conduce fra vizi, virtù e meschinità di una famiglia americana sui generis, valutandone il fenomeno mediatico attraverso l'analisi critica del cartoon, del linguaggio visivo e verbale, delle tematiche sociali affrontate, dello smisurato merchandising derivante. Un saggio competente, che sorprende soprattutto per l'amorevole, sincero tributo ai geniali personaggi creati da Matt Groening. Con la prefazione di Antonio Genna, cultore di serial televisivi statunitensi, articolista per "Tv Sorrisi e Canzoni" e "Telefilm Magazine", nonché ideatore del sito web Simpsoniana.

Delirio.NET : Come ti sei appassionata alla saga dei Simpson?

F.B.: È stato amore a prima vista. Nel 1989, facendo zapping davanti alla TV, mi sono imbattuta in quegli sgraziati ometti gialli dal parlare poco raffinato. Sono rimasta letteralmente folgorata. Il format innovativo, i colori decisamente pop, l’ironia dei dialoghi e i comportamenti eccessivi dei 5 protagonisti mi hanno subito conquistata. Da allora li ho seguiti in tutti i loro spostamenti di orario e di rete collezionando tutto ciò che li riguarda. Da oltre 15 anni l’appuntamento quotidiano con i Simpson è un momento irrinunciabile della giornata.

Delirio.NET : Una vera e propria “vivisezione” della famiglia più divertente d’America: come hai proceduto al lavoro per questo saggio così attento e minuzioso?

F.B.: Tutto questo amore e questa passione per i Simpson doveva portare a qualcosa di concreto. Così, quando ho dovuto scegliere l’argomento della mia tesi di laurea in Lingue e Culture Europee all’università di Modena e Reggio Emilia, non ho avuto dubbi: i Simpson sarebbero stati l’oggetto del mio lavoro. Il linguaggio non propriamente televisivo, la critica alla società contemporanea, la grafica e i colori in controtendenza e le tematiche affrontate dalla serie (religione, ruolo della famiglia, corruzione, solo per citarne alcune…) mi fornivano gli elementi giusti per una tesi fuori dal comune, capace di incuriosire e stimolare.
La ricerca, che ho circoscritto alla prima serie dei Simpson, è stata lunga, faticosa e dispendiosa. Un anno di duro lavoro per reperire articoli, oggetti, commenti, critiche e tutto ciò che poteva essermi utile per consacrare i Simpson a qualcosa di più che un semplice cartoon.
L’obiettivo è stato raggiunto. La curiosità ha superato i confini del mondo accademico. La mia fatica letteraria “Benvenuti in casa Simpson –fenomenologia di una famiglia media americana” è approdata tra le mani dell’editore Gordiano Lupi (Edizioni il Foglio di Piombino), che dopo averla letta ha deciso di pubblicarla.

Delirio.NET : Qual è a tuo avviso il segreto del successo di questa serie?

F.B.: Uno dei segreti del successo della serie è senza dubbio la stratificazione dello spettatore. Il fatto di essere un cartoon, rende i Simpson un prodotto che può sembrare solo per bambini, riprende però il tema e la struttura della sit-com e questo fa sì che sia fruibile da un pubblico di adolescenti e di giovani. Se però prendiamo in esame le tematiche trattate e la critica che attraverso queste si fa alla società contemporanea, il target della serie può diventare un telespettatore adulto.
Lo stesso accade se prendiamo in esame il bagaglio culturale di ogni singolo spettatore. Chi possiede conoscenze che vanno al di là di quelle scolastiche, ha un’infarinatura di cultura generale e nozioni di storia e cultura americana, è in grado di apprezzare la maggior parte delle battute ironiche e del sarcasmo che permea in tutta la serie. Percepisce le critiche più o meno velate rivolte alle istituzioni in ogni episodio, e riesce a rivedere portati all’esasperazione e al paradosso gli stessi atteggiamenti che si ritrovano nel quotidiano e a ridere di questi proprio perché cosciente del fatto che le cose non sono proprio così come si vede nei Simpson, ma non sono nemmeno tanto diverse. Un bambino invece, guardando la serie, non andrà al di là delle gag dei vari personaggi; sarà divertito dalle gesta di Bart o dall’espressione di Homer che, dandosi una violenta pacca sulla fronte, esclama: “D’oh!”, e nulla di più. Così come i bambini, anche chi non possiede le nozioni necessarie per fare un’analisi approfondita, coglierà comunque il lato comico ed umoristico della serie, riderà delle disavventure del capofamiglia e degli scherzi vivaci di Bart.
Ognuno insomma, guardandoli percepisce diversi livelli, dà diverse interpretazioni e coglie sfaccettature diverse.
Il motivo di un riscontro così duraturo si deve però soprattutto all’attualizzazione della serie. I Simpson sono collocabili come tempo in una realtà contemporanea sempre in evoluzione. Nonostante per i protagonisti il tempo non passi, noi percepiamo comunque lo scorrere del tempo. Il fatto di trovare Clinton, Liz Taylor, Fidel Castro, Bill Gates o gli U2 far parte, per un episodio, del cast dei Simpson, data la serie e la porta ai giorni nostri.

Titolo: Benvenuti in casa Simpson. Fenomenologia di una famiglia media americana
Autore: Francesca Barbolini
Anno: 2006
Editore: Il Foglio
Collana: Fumetto
Prezzo: 12 euro




Domenica 11 marzo , ore 17 nella rassegna "Fogli di tè" , i piaceri
del
gusto, il piacere della letteratura, organizzata dal comune di
Cavriglia ,
provincia di Arezzo, a Villa Barberino- Meleto valdarno, il classico
appuntamento del tè letterari della domenica pomeriggio:
Presentazione del libro : "La Leggenda del Pino Gobbo" di Sauro Testi

La leggenda del pino gobbo di Sauro Testi

euro 12 - pag. 140

ISBN 88 - 7606 - 134 - 7

"Le generazioni sono come le stagioni, ne finisce una perché ne possa
cominciare un'altra."

Non è facile rispettare i propri personaggi. Troppo più facile
utilizzarli
per dire qualcosa, renderli maschere dietro le quali ci si agita. Testi
questo l'ha capito, e nel suo nuovo romanzo racconta, come antidoto
all'oblio
delle cose, delle commedie e delle tragedie che sente e che vede
avvenire
intorno a lui, in una Toscana silvana piena di odori e sapori antichi.
Non è
un romanzo a tema La leggenda del pino gobbo. La sorte dei protagonisti
non
viene mai messa in discussione. Non c'è salvezza e nemmeno tragedia.
Perfino
la scoperta di una verità insostenibile e assurda non è che un tassello
capace di completare una storia dolente. Adatto a un pubblico giovane
ma di
età superiore ai dieci anni.





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