Monday, January 01, 2007

Utopie nella realtà- Strindberg attacca il sistema

August Strindberg- Utopie nella realtà- Quattro racconti(anarchia letteraria)

Oggi parliamo di un libro particolare, a base anarchica, e c’era qualcuno che disse:

anarchia è l’amore del dare.

Anarchia è una di quelle parole che spaventano. Tutti.

Dopo la guerra di Spagna, l’anarchia è diventata negativa se non è forse addirittura morta, ma questa è un’ altra storia che rimanda ad altre letture e ad altri studi.

Ora torniamo all’anarchia letteraria svedese, un controsenso spazio temporale per molti, un concentrato invece di genio nelle pagine di August Strindberg.

“Perché voi guerrieri, perché indossate splendide uniformi scintillanti d’oro e di colori luminosi? Perché lavorate sempre tra musica e bandiere al vento? Non è per mascherare quel che si nasconde dietro la vostra professione? Se amaste la verità, dovreste andare vestiti di bluse bianche come i macellai, in modo da mettere bene in mostra le macchie di sangue; dovreste andare in giro con il coltello e il punteruolo per il midollo come lo squartatore nella macelleria, con le ascelle gocciolanti di sangue e viscide di grasso! Invece delle bande musicali dovreste spingere davanti a voi una schiera di persone urlanti, persone rese pazze da quel che hanno visto sui campi del macello; invece di bandiere dovreste portare dei sudari, e sui carriaggi trasportare casse da morto!”

L’attacco forte e decisamente schierato dalla parte opinabile della verità (perché la verità è opinabile è ognuno conserva gelosamente la sua verità decidendola di mostrarla solo in rari casi) è di un certo August Strindberg.

Scrittore misconosciuto ai più oppure blandamente accantonato e trascurato nei grandi salotti letterari italiani.

Due parole su August Strindberg ( Stoccolma 1849-1912).

Scrittore e drammaturgo svedese, figura di primo piano nel panorama mondiale della letteratura.

Ebbe una vita tormentata, viaggiò moltissimo...uno che ebbe il coraggio di intitolare la sua autobiografia con parole dure e forti quali:“Il figlio della serva”[1]

Insomma uno che se lo leggete poi potrete “tirarvela” più dei frequentatori dei salotti letterari, questo se lo avrete solamente letto, se lo capirete invece la storia sarà ben diversa:

entrerete nel riflesso di un’esistenza profondamente tormentata, percorsa elettricamente da tensioni miste a doverose scelte divergenti, sempre problematiche, sospese su un filo tirato ai due capi che vanno da una verità realistica e assoluta a una visione onirica decifrabile.

I quattro racconti di “Utopie nella realtà[2]”, scritti tra il 1884 e il 1885, manifestano, nelle intenzioni dell’autore, la volontà di illustrare le prospettive possibili del suo personalissimo socialismo anarcoide, ispirato da Rousseau e dai nichilisti russi, in una sintesi dell’ampio dibattito ottocentesco (e tutt’ora attuale) sul rapporto uomo-natura- società industriale, con esiti di sicuro impatto sul pensiero dominante.

Il brano a monte selezionato è estratto da “Rimorsi”- uno dei quattro suddetti racconti- esempio eccellente di prosa descrittiva e penetrante squarcio di analisi psicologica per questo racconto di propaganda pacifista.

Strindberg è di fatto convinto che il socialismo possa in generale essere caratterizzato come un comunismo anarchico[3].

L’autore svedese, in Utopie, credeva fermamente che:

“le città debbano perire, ma prima debbano adempiere alla loro funzione: civilizzare il mondo. La falsa cultura deve finire, ma quella autentica vivere! Ora ho compreso il processo circolare della cultura!”

Questo libro è un attacco all’eccesso di cultura ossia alla degenerazione.

Un vero e proprio attacco al sistema teso a minare la stabilità sociale.

Era l’insieme di queste idee ottimistiche a dare l’impulso creativo alla genesi di Utopie, ultima versione di quelle che precedentemente erano denominate Novelle svizzere (Schweizer-noveller) perché ambientate nel terreno più neutrale alle utopie.

L’opera stessa nella sua introduzione espone l’idea di una evoluzione che non sempre significa progresso verso il meglio e vede la corruzione come infiltrazione ereditaria.

i seguaci dell’evoluzionismo hanno riconosciuto nell’evoluzione attraverso la selezione naturale e l’ereditarietà delle caratteristiche utili alla sopravvivenza soltanto un progresso verso il meglio. Ma evoluzione non significa sempre progresso verso il meglio. Una malattia, infatti evolve verso la crisi e la morte...”

Per domandarsi poi in pieno ottocento sul significato attuale di società:

E che cos’è la società se non sfruttamento?

Rispondendosi solertemente: Lavora per il tuo prossimo.

Dove il verbo si è fatto carne, cioè il principio di tutto è l’uomo, la classe inferiore si è fino a oggi rovinata nello sforzo vano di ascendere a classe superiore.

Strindberg è un utopista inclassificabile, non bollatelo come autore di sinistra, lui ambiva all’anarchia e nelle sue opere non recita nessun ruolo ma impone con fredda maestria, avulsa qualità a molti altri scrittori ben più enumerati, la sua visione delle cose.

Visione che ancora oggi è un ottimo spunto di riflessione sulla nostra realtà tutt’altro che utopica.

Con l’espressione nella realtà, l’autore voleva far capire che i progetti che ancora sono discussi e presentati nel suo libro, già erano attuati da qualche parte, e tranquillizzare il lettore sul fatto che c’è terreno solido sotto i suoi piedi.[4]

I quattro racconti sono:

La colonia, Ricadute, Oltre le nubi e Rimorsi.

La colonia ( Nybyggnad), qualitativamente il meno rilevante dei quattro è anche l’ultimo dei 4 racconti in ordine cronologico,queste le parole dell’autore su questa novella nella lettera spedita all’editore:

“Questa sciocchezza, frutto di due mesi di atroce sofferenza, viene spedita di fatto solo come prova che ho voluto adempiere al mio dovere e completare il nostro libro”

Ricadute (aterfall) illustra la stridente lotta fra le nuove idee e le persistenze degli antichi retaggi, più analisi che racconto, una storia senza apparente intreccio, concentrandosi sulla delineazione di un “nuovo matrimonio”

Oltre le nubi (Over molnen) è un “monologo” a due voci di taglio teatrale, un dialogo serrato tra avversari letterari in apparenza ma concretamente il racconto è un autoesame strindbergiano.

Rimorsi( Samvetskal) si stacca dalla parentesi saggistica per fare ritorno sulla rotta della letteratura.

Lo stesso Strindberg lo definì “bello da far vergogna”

Ora se volete potrete leggere Strindberg e cominciare a tirarvela con gli amici, o ancora meglio, se volete leggerlo e capirlo troverete qualche solco nel brillante cammino dell’umanità verso il presente, altro che futuro!

A chiudere è stato estrapolato un altro pezzo dal brano rimorsi, dove la mano dura e salda dell’autore sferza idee radicate da sempre nei nostri occhi:

“C’è una piccola traditrice con una fiaccola in mano, un angelo che s’aggira con un cesto di rose e le sparge su mucchi di rifiuti nella vita; è un angelo della menzogna, e si chiama:bellezza! I pagani l’hanno adorata in Grecia, i principi l’hanno protetta, perché aveva confuso la vista del popolo che non riusciva più a vedere le cose cos’ com’erano. Per tutta la vita compare, e falsifica, falsifica!”


Per approfondire:

M. Gabrieli, Le letterature della Scandinavia, Sansoni- Accademia, Firenze- Milano,1969

Il padre, Creditori, La signorina Julie, Mursia, Milano, 1966

Tempo di fermenti, SugarCo, Milano, 1967


Ps la grafia delle parole svedesi è in alcuni casi errata, potete facilmente trovare la grafia corretta usando qualsiasi motore di ricerca della rete.


Due parole sull’autore di questo articolo:

Fabio Izzo, neo laureato in attesa di reddito, ha pubblicato il suo romanzo “Eco a perdere” con Il foglio letterario editore.

Ha nel suo curriculum diverse pubblicazione di articoli, racconti, poesie.

Potete leggere su www.freaknet.it altri suoi articoli sotto il nick Fabio

E su www.beatinonbattuti.splinder.com potete invece trovare il suo lato più artistico con il nick misiu


[1] Titolo originale dell’opera: Tjanstekvinnans.

[2] Titolo originale dell’opera: Utopier i verkligheten

[3] S.G.Edqvist, Samhallets fiende. En Strindbergsstudie, Tiden, Stockholm 1961,p.229

[4] Brev, a cura di T.Eklund-B.Meidal, Bonniers, Stockholm, 1948. Brev in svedese significa lettera.

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