Saturday, January 27, 2007

Stig Dagermann- il nostro bisogno di consolazione.

Perché chi costruisce prigioni si esprime meno bene di chi costruisce la libertà.

Finisce così il testo di Dagermann.

Nel suo finire si aprono le porte verso la libertà.

Un finire che per Dagermann è stato nel 1954, suicida con i gas di scarico della sua automobile.

Morto in una prigione di metallo.

Lui che per tutta la vita si era mosso in difesa e a favore della libertà.

Lui che tra Hitler e Stalin prima e lo Zio Sam dopo, lui che aveva sposato l’anarchia.

Quell’anarchia ideale e ampia che si poteva respirare solo nel Grande Nord passando da Storm ad Arbeten.

Quell’anarchia che ripudia il saluto a mano tesa, il saluto di un essere umano deve essere rilassato e aperto alla stretta., diceva si suoi coetanei in classe.

Ironico e trasversale, appassionato e mai rilassato, nelle sue opere come nella vita.

Ad un assessore che si lamentava del fatto che i poveri possedessero cani rispose con una breve poesia, dove dapprima si consigliava ai poveri di possedere topi e dopo nella conclusione dove il comune abbatterà i poveri per risparmiare.

Questo era Stig Dagermann, l’uomo senza fede che non poteva mai essere felice.

Un acciatore di consolazione, dal 1923 fino all’impossibilità di consolazione datata 1954-

Questo era Dagermann, ora restano le sue parole brucianti che non lasciano ombra a nessuno e mettono tutti a disagio.

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