Saturday, January 27, 2007

La ricerca della felycità- Muccino e quella y infelice

Non mi piace stroncare un film e non mi piace stroncarlo soprattutto quando tenta di mandare messaggi positivi.

Sarà che sto leggendo Guy Debord (cooming soon una recensione su La società dello spettacolo) ma tant’è.

Muccino, ingaggiato da Will Smith, dopo che questi ha visto l’Ultimo Bacio, si dà al cinema americano e alla ricerca della felicità, quella di ortografia sbagliata scritta in inglese con la y (mentre fuck è scritto correttamente, lo fa notare il figlio di Will Smith). E anche di quella felicità o di quella sua ricerca sentita da Thomas Jefferson (gli inglesi erano i disturbatori dell’armonia americana).

La gran cassa di regime subito si spreca con paragoni e similitudini al grande cinema italiano tipo De Sica? Ma dove? Forse staranno parlando del figlio?

Può passare inosservato a questi grandi esperti il recupero mucciniano del cinema di Frank Capra?

Esatto questo film di Muccino, sembra un episodio mancato del cinema di Capra, lo potete inserire dove volete tra La vita è meravigliosa e Accadde tutto in una notte.[1]

Il messaggio finale è il solito: il mito del self made man. I meta messaggi, quelli non immediatamente visibili vi faranno rimpiangere di aver pagato per questo film

Ma torniamo per un attimo al film, diviso in parti tipo: Correre, Prendere l’auotobus e Stage...

Ambientato in quell’America reaganiana (ci mostrano anche una parte troppo lunga di un discorso del primo presidente attore), tra cubi di rubik, pubblicità Coppertone e di De Niro in Toro scatenato e sentiti omaggi a serie televisive come Love Boat ( in cui si studia la marina americana) e Bonanza,tutto che va a chiudersi nell’abbandono di più un pupazzetto abbandonato di Steve Rogers (Capitan America). Tutto ciò da l’idea di una non America, ma appunto di quell’America percepita da noi negli anni 80.

Inquadrare degli Homeless, non vuol dire parlare della miseria ma vuole solo metterli lì, usarli come scenografia vuota in una sceneggiatura piatta che sembra da una parte essere ricavata dalla biografia di Frank Abbagnale, Prova a predermi: per qualche attimo vi sembrerà di stare guardando quel film, si corre sempre, forse troppo, chi si ferma è perduto ma se voglio vedere gente correre guardo un film su Jesse Owens e non sull’American Dream.

Il materiale messo a disposizione da Muccino e tanto e vario, e si poteva fare molto di più e molto meglio.

San Francisco e la città ideale con i suoi alti e bassi, uptown e downtown, per mostrare questa storia di ascesa sociale. Sociale poco ed economica molto perché di sociale, beh non c’è nulla purtroppo.

E’ tutta una scalata economica fatta dal desiderio dell’uomo di andare a stare meglio, il tutto impacchettato da una regia all’americana da cartolina e da un’assenza di dialoghi quanto mai peccaminosa.

Ci spacciano pure la storia che un bambino possa dormire in un dormitorio pubblico per senzatetto.

E si usano le lacrime di Will Smith troppe volte.

Un film a mio avviso incongruente, finto, realizzato discretamente su una storia vera, storia vera da pescatori.

Seguono due note di analisi che non ho letto o sentito in giro e mi sembra strano:

1-la situazione lavorativa americana degli anni 80 è uguale a quella nostra odierna fra stage e altro.

2-in America i film di Frank Capra erano usati per dare fiducia alla nazione in depressione economica.

Fate le vostre considerazioni. Mentre se volete vedere un film opposto a questo, beh, guardatevi In Good Company, almeno non è stato elogiato ingiustamente da tutti.



[1] Titolo del film da verificare

No comments: