Saturday, January 27, 2007

giornata della memoria

27 gennaio

Giornata della memoria.

Il giorno in cui apersero i cancelli di Auschwitz al mondo.

Il giorno in cui parte degli orrori dell’umanità uscirono allo scoperto.

Il giorno in cui il vaso di Pandora si ruppe.

Ora questa giornata è proclamata giorno della memoria, cioè per ricordare ciò che avvenne.

Se ne parla, si polemizza, c’è chi nega e chi strumentalizza, in fondo la natura dell’uomo è torbida.

Rutelli, Irving, Mastella tutti su tutto.

Ora si organizzano manifestazione per ricordare.

Io n e ricordo una, molto semplice e bella, organizzata al mio paese natale.

Nel luogo dove sorgeva la sinagoga, ora centro storico, si tiene una semplice e sentita cerimonia.

Si leggono delle testimonianza (l’immancabile Primo Levi) e si accendono 97 candele (97 sono le persone che furono portate via da lì e richiuse poi nei campi di concentramento).

Semplice e sentita dicevo.

Cioè, se uno vuole fare le cose le fa, mica è obbligato.

Basta avere sensibilità.

Già che vedo mancare ogni giorno sempre di più.

In una città più grossa (che secondo me è insensibile) c’era quello che una volta era chiamato tempio israelita, ora dentro vi è un bel museo del cinema.

Bello davvero, ma chissà cosa diremmo noi se in un paese non cattolico dentro ad una vecchia chiesa sorgesse un famoso museo del cinema?

Forse nulla, la maggioranza, ma sono sicuro che qualcuno parlerebbe.

E poi è il 27 in questa strana città che si fa i suoi calcoli senza dare conto a nessuno, senza sensibilità per l’appunto.

Giornata della memoria uguale a notte bianca. Bella davvero.

Concerto, musei aperti, locali e negozi animati da iniziative.

Un po’ come dire balla che ti passa.

Balla su Auschwitz che ti passa tanto il vaso di Pandora è aperto!!!

Countdown a Crisi Infinita

“Sono un insetto. E’ questo che pensano. E’ così che la pensavano anche mamma e papà...”

E’ questo l’inizio della saga, con parole kafkiane Ted Kord dapprima si spoglia per poi rivestire il suo alter ego: Blue Beetle.

Quel Blue Beetle che negli anni 90 Giffen e De Matteis avevano portato nell’olimpo del Dc Universe con la sua affiliazione alla Justice League of America (JLA). Quella stessa JLA dove militava anche la scontrosa Lanterna Verde Guy Gardner, vero e proprio caposaldo di un approccio rabesco all’azione. Era una JLA prova dei grossi calibri e dei nomi storici, no a Superman e Wonder Woman per capirci, era una giustizia sevita da membri come Booster Gold, Black Canary, Mister Miracle, Red Rocket, Martian Manhunter, Dr. Fate, Dr. Light, Capitan Marvel e lo stesso Blue Beetle. Altri tempi davvero quelli in cui i super eroi potevano ridere e far ridere e l’essenza stessa della league era un’allegra baracca ricca di forti personalità discordanti. Ma i tempi e le cose cambiano, passano gli editor, gli autori, le idee e le mode, nei comics come in ogni cosa. Così la League si vede costretta a riprendere tra le sue fila i campioni per antonomasia di etica e morale, come il granitico Superman e la trasparente Wonder Woman (possiede pure un jet invisibile nda!) e relega ai suoi margini proprio quei personaggi che furono fautori dei principali cambiamenti e delle principali caratterizzazioni.

Come Beetle e Gold, pedine inconsapevoli del gran burattinaio Maxwell Lord e dei suoi piani.

Con la corsa dei tempi i cattivi nei fumetti non sono più dittatori o criminali dai poteri sovraumani, ma uomini d’affari ( come Lord) o uomini politici ( nel cosmo Dc, la nemesi di Superman, Lex Luthor, siede alla Casa Bianca).

Ma tornando ai nostri eroi Beetle e Booster, chi può mai prenderli sul serio? Non di sicuro chi ha fatto della coerenza una delle sue linee d’azione, come Batman..

Ma lo Scarabeo Blu (animale letterario praghese) è testardo e quando incappa nei fili di una cospirazione, che prevede lo sterminio o la strumentalizzazione dei meta umani più potenti(venendo a conoscenza dei loro punti deboli e delle loro identità segrete, un po’ come smontare il loro Io del supero IO) per poter così poi governare tranquillamente il mondo, non molla.

La congiura stringe i tempi e le sue maglie si fanno sempre più strette screditando Ted Kord nelle sue identità.

Nel secondo capitolo riaffiorano i sensi di colpa che arrivano a prendere corpo nel veloce e rapido scontro con i Madmen, una banda di super dopati anfetaminici che ben ricordano il Creeper della League di Giffen e De Matteis.

Qui il suono malevolo di un ghigno inquietante viene spezzato dalla luce dell’amicizia: il ritorno in azione di Booster Gold ( che dopo una serie di eventi tragici si era ripromesso di non indossare il suo costume).

Booster in crisi d’identità e finanziaria, rinuncia a girare uno spot pubblicitario, per aiutare l’amico dei suoi tempi migliori. E tra gli spazi bianchi delle tavole si legge benissimo che il raggio di Booster splende più nella notte che la luce smeraldina di Hal Jordan!!

Ma le tenebre si fanno sempre più minacciose e il nemico si mostra.

La cospirazione svela le sue fila: Calculator, Luthor, DeathStroke, dottor Psycho, Black Adam, Talia eun vendicativo Dr Light; tutti uniti in una multinazionale del male.

Quando il male arriva al potere, con cosa può combattere il bene male in arnese?

Con la fantasia della magia.( questa risposta è applicabile in ogni caso!)

Il primo Beetle, Dan Garret, ricevette i suoi poteri da una divinità egizia tramite un amuleto raffigurante uno scarabeo.

Ted Kord, il Beetle attuale, recentemente entra in possesso dello scarabeo magico ma non riesca a farlo funzionare.

Booster Gold...su di lui si dice in giro che venendo dal futuro sappia cosa stia per accadere e che così eviti gli scontri peggiori.

Ma quando Superman andò giù( vedi Funeral for a friend e Doom’s day), Booster si prese uno dei primi colpi di quel mostro arrivato per uccidere Supes, e lui sapeva ma si prese lo stesso quel colpo.

E i veri eroi hanno poteri veri? Mentre Ted pensa questo un fulmine pseudo magico mette fuori gioco Booster, lasciando così da solo Blue Beetle contro le forze del male.

A questo punto si illumina lo scarabeo magico per portare l’aiuto del Mago Shazam ( colui che dona i poteri magici a Capitan Marvel e a tutta la famiglia Marvel a Fawcett city).

L’aiuto in questione è la conoscenza. Beetle ora sa ma non comprende.Sa che c’è Luthor dietro tutto ciò ma non comprende ancora perché.

Nel penultimo capitolo la verità viene impersonificata dalla principessa amazzone Diana di Themiscyra (Wonder Woman per i più).

E tu che sei il protagonista, Beetle, sei un insetto ma in verità sei anche un uomo e per un attimo puoi dimenticare la paura e raccontare la verità a chi ti crede, anche solo per pochi minuti, perché poi un freddo marziano ti ricollocherà nell’ombra dei perdenti mentre su un lontano pianeta alieno si combatte una guerra a cui non vieni destinato.

“Quando si è piccoli, essere un eroe sembra la cosa più facile del mondo”

Ma da grandi non sempre è così.

Sei in bancarotta, il tuo unico e migliore amico è ricoverato con gravi ustiono sul corpo e sai che dietro a tutto ciò c’è qualcosa e qualcuno molto più grande di te.

Vai a trovare Booster in ospedale e smetti i tuoi panni da insetto, li lasci lì sulla luna dove stanp quegli esseri fantastici, quelle divinità e quelle personalità sovra umane.

E tu sulla terra nelle ultime battute finali del capitolo 4 ritorni uomo:

“Qualunque cosa succeda, gli dica che non è colpa sua. Gli dica che non è colpa sua, che l’ho detto io e gli dica che non ho mai avuto un amico migliore di lui”

E’ la fine, è la fine quando Batman ti mette in attesa e ti restano solo le preghiere che conosci per te e per il tuo amico contro un nemico che sa tutto di te ma che non ti capisce.

Un nemico che chiama l’amicizia con il termine di “associazione”, così come per lui “associata” è una sorella morta.

Ad un passo dal tuo file, ti chiedi cosa sappiano e cosa non sappiano di te.

Per un attimo non sai se ridere o piangere, sanno che sei morto ma non ti spiegano come.

Morirai provandoci, com’è giusto fare.

Ti hanno chiamato Ted Kord.

Sei il secondo Blue Beetle.

Qualche volta ti hanno chiamato eroe e ti chiedi se ci sarà mai un terzo Beetle e speri che chiunque esso, o essa, sia, faccia meglio di quanto abbia fatto tu.

Un colpo di pistola e muori, uomo vissuto e i super eroi non ridono più

Walt Disney – The dark side of the dumbo

Biografia letteraria e non autorizzata di un uomo che ha abbandonato la realtà per diventare immagine. Attenzione, non immaginazione ma immagine.

Disney usava spesso dire che era un uomo che sapeva fare cose.

Non sapeva disegnare, non sapeva inventare ma sapeva coordinare questo sì.

Schiavo del suo passato, si ipotizza che fosse di origine ispanica e adottato poi da una famiglia americana, questo suo segreto le legherà a vita a Hedgar Hoover e al suo Fbi ( Disney ne divenne collaboratore).

Antisindacalista, antisemita, anti artista, diceva che nelle sue opere non dovevano vederci altro di quello che già non ci fosse.

Non c’erano genitori ma zii e cugini, non c’erano adulti ma ragazzi che non volevano crescere.

E c’era lui tra psicofarmaci e alcool su trenini che non portavano da nessuna parte se non che girare in cerchio.

Un uomo che ha costruito un mondo senza volerlo e forse senza nemmeno saperlo, un uomo che diede al suo ufficio artisti la sua firma da ritoccare per farla diventare logo.

Questo e non solo fu Disney, rivisitato dalla penna di Narciso.

Un libro interessante e scritto bene.

Stig Dagermann- il nostro bisogno di consolazione.

Perché chi costruisce prigioni si esprime meno bene di chi costruisce la libertà.

Finisce così il testo di Dagermann.

Nel suo finire si aprono le porte verso la libertà.

Un finire che per Dagermann è stato nel 1954, suicida con i gas di scarico della sua automobile.

Morto in una prigione di metallo.

Lui che per tutta la vita si era mosso in difesa e a favore della libertà.

Lui che tra Hitler e Stalin prima e lo Zio Sam dopo, lui che aveva sposato l’anarchia.

Quell’anarchia ideale e ampia che si poteva respirare solo nel Grande Nord passando da Storm ad Arbeten.

Quell’anarchia che ripudia il saluto a mano tesa, il saluto di un essere umano deve essere rilassato e aperto alla stretta., diceva si suoi coetanei in classe.

Ironico e trasversale, appassionato e mai rilassato, nelle sue opere come nella vita.

Ad un assessore che si lamentava del fatto che i poveri possedessero cani rispose con una breve poesia, dove dapprima si consigliava ai poveri di possedere topi e dopo nella conclusione dove il comune abbatterà i poveri per risparmiare.

Questo era Stig Dagermann, l’uomo senza fede che non poteva mai essere felice.

Un acciatore di consolazione, dal 1923 fino all’impossibilità di consolazione datata 1954-

Questo era Dagermann, ora restano le sue parole brucianti che non lasciano ombra a nessuno e mettono tutti a disagio.

La ricerca della felycità- Muccino e quella y infelice

Non mi piace stroncare un film e non mi piace stroncarlo soprattutto quando tenta di mandare messaggi positivi.

Sarà che sto leggendo Guy Debord (cooming soon una recensione su La società dello spettacolo) ma tant’è.

Muccino, ingaggiato da Will Smith, dopo che questi ha visto l’Ultimo Bacio, si dà al cinema americano e alla ricerca della felicità, quella di ortografia sbagliata scritta in inglese con la y (mentre fuck è scritto correttamente, lo fa notare il figlio di Will Smith). E anche di quella felicità o di quella sua ricerca sentita da Thomas Jefferson (gli inglesi erano i disturbatori dell’armonia americana).

La gran cassa di regime subito si spreca con paragoni e similitudini al grande cinema italiano tipo De Sica? Ma dove? Forse staranno parlando del figlio?

Può passare inosservato a questi grandi esperti il recupero mucciniano del cinema di Frank Capra?

Esatto questo film di Muccino, sembra un episodio mancato del cinema di Capra, lo potete inserire dove volete tra La vita è meravigliosa e Accadde tutto in una notte.[1]

Il messaggio finale è il solito: il mito del self made man. I meta messaggi, quelli non immediatamente visibili vi faranno rimpiangere di aver pagato per questo film

Ma torniamo per un attimo al film, diviso in parti tipo: Correre, Prendere l’auotobus e Stage...

Ambientato in quell’America reaganiana (ci mostrano anche una parte troppo lunga di un discorso del primo presidente attore), tra cubi di rubik, pubblicità Coppertone e di De Niro in Toro scatenato e sentiti omaggi a serie televisive come Love Boat ( in cui si studia la marina americana) e Bonanza,tutto che va a chiudersi nell’abbandono di più un pupazzetto abbandonato di Steve Rogers (Capitan America). Tutto ciò da l’idea di una non America, ma appunto di quell’America percepita da noi negli anni 80.

Inquadrare degli Homeless, non vuol dire parlare della miseria ma vuole solo metterli lì, usarli come scenografia vuota in una sceneggiatura piatta che sembra da una parte essere ricavata dalla biografia di Frank Abbagnale, Prova a predermi: per qualche attimo vi sembrerà di stare guardando quel film, si corre sempre, forse troppo, chi si ferma è perduto ma se voglio vedere gente correre guardo un film su Jesse Owens e non sull’American Dream.

Il materiale messo a disposizione da Muccino e tanto e vario, e si poteva fare molto di più e molto meglio.

San Francisco e la città ideale con i suoi alti e bassi, uptown e downtown, per mostrare questa storia di ascesa sociale. Sociale poco ed economica molto perché di sociale, beh non c’è nulla purtroppo.

E’ tutta una scalata economica fatta dal desiderio dell’uomo di andare a stare meglio, il tutto impacchettato da una regia all’americana da cartolina e da un’assenza di dialoghi quanto mai peccaminosa.

Ci spacciano pure la storia che un bambino possa dormire in un dormitorio pubblico per senzatetto.

E si usano le lacrime di Will Smith troppe volte.

Un film a mio avviso incongruente, finto, realizzato discretamente su una storia vera, storia vera da pescatori.

Seguono due note di analisi che non ho letto o sentito in giro e mi sembra strano:

1-la situazione lavorativa americana degli anni 80 è uguale a quella nostra odierna fra stage e altro.

2-in America i film di Frank Capra erano usati per dare fiducia alla nazione in depressione economica.

Fate le vostre considerazioni. Mentre se volete vedere un film opposto a questo, beh, guardatevi In Good Company, almeno non è stato elogiato ingiustamente da tutti.



[1] Titolo del film da verificare

Tuesday, January 23, 2007

Cosa succede ora in Polonia?

Cosa succede ora in Polonia? Rispondendo a quell’articolo di Bettiza, scritto più che altro per dimostrare di aver letto Borges che di capire la Polonia. La decadenza di Varsavia, la si chiama così. Sbagliato, sbagliatissimo.
E’ semplicemente l’occidentalizzazione di Varsavia. Finalmente la capitale polacca si comporta come l’occidente. Ma dalla sua ha una storia tutta particolare. Rabbrividisce l’occidente vedendo al potere 2 gemelli[1] tacciati di estremismo e conflittuali negli interessi. Li sulla Vistola hanno dovuto mettere2 persone, per di più 2 gemelli (molto più letterale e teatrale), da noi è bastato invece, poco tempo fa, un imbonitore (molto più televisivo) a fare ciò.

E poi Bettiza sbaglia la grafia di quelli che per lui sono solo nomi. Passi per Walesa che ha una lettera e un carattere tutto polacco, difficilmente trasportabile altrove, ma Mitchnik[2] no. Un giornalista non può non ricondurlo giustamente alla sua dimensione. Seppellire Kuron in 2 righe senza nemmeno la giusta tonalità: no! Sono stufo! Ripeto stufo. Un articolo su un argomento del genere, in itlaia, l’avrebbe potuto e dovuto scrivere solamente Pietro Marchesani, l’unica autorità riconosciuta dal Mondo di Ulro[3] polacco.
Già, parlare di Polonia, citando un libro edito da poco. Facile, troppo facile. Evita faticose ricerche pertinenti e dimostra che si legge, che si legge altro ma che si legge.
Non si può parlare di quel che succede ora in Polonia non guardando a Milosz.
Il catastrofismo, la detenzione di una conoscenza che va perdendosi. La separazione ormai terrena del mondo di Ulro dall’Occidente avanzante.
Questo è quello che accade ora in Polonia.
Da noi, in Italia, è successo prima.
Vanno sparendo, ci lasciano le grandi figure ( e lunga vita allora alla Szymborska[4], a Mrozek e a Rozewicz). Abbandonati da Gombrowicz,da Milosz, da Kuron e da Karol Woytyla, quella terra generosa ( Polonia deriva da pole, campi), territorio fertile, si trova ora spiazzata, sprovvista di guide “alte” e cade nel “basso”gioco al massacro della politica.
Da noi l’evento sparti acque fu il delitto Pasolini (e ancora peggio dico io, perché violento e volontario) che mise in moto il distacco, la media-zizzazione e il conseguente desiderio delegante.
In Polonia si è saltata una fase rendendo così più veloce il processo. Non c’è stata per l’appunto la progettazione.
Sono gli eventi e il tempo alla polacca che hanno cucito l’occidentale di Warszawa sulla smunta flaga polska[5].
E a noi? Ora a noi, la Polonia appare come un’idea troppo larga da indossare. Noi che siamo abituati da anni ad idee strette e restrittive, animali di città (per dirla alla Marcuse[6]), ora a noi ciò che succede in Polonia, reca fastidio perché si sta occidentalizzando al peggio questa idea che forse poteva essere migliore senza di noi.


[1] I gemelli Kaczynski, rispettivamente primo ministro e presidente
[2] Nell’articolo riportato come Micnik
[3] Czeslaw Milosz- la terra di Ulro- edizioni adelphi
[4] Premio nobel per la letteratura
[5] Bandiera polacca
[6] Milosz, op. cit., p 40

L’alfabeto polacco è composto da un numero maggiore di lettere, lettere non presenti su questa tastiera. Per la grafia corretta dei cognomi di Wales, Kuron, Milosz, Rozewicz,Mrozek, Woytyla potete usare il motore di ricerca www.onet.pl

Saturday, January 20, 2007

Io, Dio- Jean Lousi Fournier

Vi parlo di un libretto che ha goduto tempo addietro di un'ottima recensione da parte della critica.
Ricordo che lessi due o tre trecensioni, tutte concordi nell'elogiare il libretto di Fournier, approdato in Italia grazie all'editore padovano Meridiano Zero (al quale resterò eternamente grato per Cosmix Banditos, un bellissimo libro)
Io, Dio sono 153 pagine, tra ampi spazi e impaginazione generosa dove un umorismo francese e abbastanza indigesto scherza sulla creazione del mondo.
L'idea di partenza del libro è carina Cè dio che sta per andare e pensione e parlando con il suo vice ( San Pietro) si sfoga, fino ad arrivare ad una terapia d'urto per compensare il suo grande problema: l'Umanità, umanità che detesta fino al punto tale da inventare il senso di colpa e usarlo per far credere agli uomini che suo figlio è morto per loro.
appurato che questo è scritto in quarta di copertina, vi potere risparmiare gli otto euro del libro, perchè a parte questo il libro non lascia nulla, solo un forte senso di perdita di tempo vostro e un pò di rabbia per aver sprecato un'idea interessante con una realizzazione superficiale e approssimativa.

Jiri Orten- eta eta gli uccelli gialli

Jiri Orten (Hutna Hora 1919 - Praga 1941)

Questo frammento letterario di cui si parla in questo breve post è presumibilmente databile Dicembre 38.
ancora letteratura ceca, dopo Hrabal, il diluvio (e non uso queso termine a caso) : Orten.
Poeta scomparso tragicamente all'età di ventidue anni, morto sotte le ruote di un'ambulanza tedesca (scherzo ironico di un destino tragico, in quanto il poeta era già destinato ad un lager)
Dopo la sua morte sono stati ritrovati tre fitti quaderni (Libro azzurro, 1938-39; libro zigrinato, 1939-40; Libro rosso, 1940-41), in cui Orten annotava versi, note d'arte, osservazioni psicologiche, lettere, commenti agli avvenimenti.
Orten apre, spalanca subito la sua e la nostra nudità, tema ricorrente nel suo percorso artistico, aprendo ogni possibilità di dubbio: "In fin dei conti la casa è di vetro", scrive.
Il luogo più intimo per eccellenza diventa di vetro, non cè nulla con cui difendersi, tutto è trasparente, non solamente più il re è nudo, ma tutti.
Trascorre una giornata, un giorno solamente tra riflessioni e vette liriche, tra una vita che è sempre sul punto di fuggire ma che non fugge mai.
L'attesa in questa casa trasparente dove si ricorda e si cerca l'acqua, altro elemento trasparente e quindi sincero.
Non c'è sussulto quando non succede nulla e quando arriva a cadere il crepuscolo in un bombardamento di parole, allora lì ci siamo già affidati per la veglia al comodino, che protegge la nostra integrità e non solo i nostri sogni.
Orten in poche intense e bellissime pagine tocca tutti gli aspetti della vita di un uomo . usa la voce dell'anima, qualcosa di lieve e di pesante come solo la parola sa essere.
E dunque non c'è bisogno di aggiungere altro

Torino, universiadi poco universali

Oggi parliamo di Torino.
Città di nostradamus e di Nietzsche.Città a pianta romana quindi tutta a quadratoni e città che è riuscita a complicarsi nei suoi quadrati sociali. Anche Mark Twain scrisse su Torino e mi dispiace per i torinesi ma non la trovò molto differente dal resto d'Italia, sud compreso, strano il mondo, no?=
Io non sono di Torino e mi sento di precisarlo ma ultimamente mi ci trovo spesso anche senza ritrovarmi.
Torino è quel posto strano che si ritiene ospitale e ideatore di un modello di integrazione (con molta ingiustificata arroganza).
Torino è stata capitale e la storia d'Italia è stata scritta tante e troppe volte da Torino,.
I bei palazzi, le belle vie...la bella storia e i re... E i Lager dei Savoia? E la politica coloniale?
e i cartelli negli anni 60 QUI non si affitta ai meridionali?
Ma questa è storia, non è la storia di sicuro, perchè ognuno può averne una sua visione, però è una storia e questo secondo me è indicativo.
Torino oggi è degradata, qualsiasi non torinese che vi arrivi se ne accorge subito:
dalle prostitute che aspettano i clienti in pieno pomeriggio, ai ragazzetti che spacciano in giro per le strade, ai ritrovamenti mattutini di quel che forse è avvenuto la notte precedente.
Torino per i torinesi è bellissima, viva il campanilismo e le cento campane italiane!
Ti dicono che è bella e anche queso è opinabile, per me non è nulla di speciale...
Poi ci parli coi torinesi e coi loro discorsi ti riviene in mente che una parte della storia non regge.
"Torino è più sicura di Genova" ti dicono, sarà ma io a Genova certe cose non le ho mai viste in anni di mia permanenza a Genova SE GHE PENSU...
"Torino è più bella di Milano" certo questo è un fatto opinabile e non mi ci metto per nulla a discutere, considerando che non conosco Milano...
"Torino è tollerante" e poi nemmeno tanto sotto vedi che ce l'hanno ancora coi meridionali che a dire loro hanno portato tutta la criminalità mentre questi arabi beh non è colpa loro...e per strada vedi un fallimento totale del sistema integrativo...
Torino è anche questo ma non solo questo...è anche una città dalla mentalità micragna...
organizza eventi come le Universiadi, dal nome altisonante ma dal significato ignorato universalmente( forse universiadi deriva da ciò?) , eventi che non escono fuori dai confini di Torino: a Milano manco sanno cosa siano e stessa cosa ad Acqui Terme, figurarsi...le televisioni le snobbano e il mondo pure...
Eventi di contorno: i concerti, chiamano i subsonica e li dividono in due gruppi per pagarli due volte e fare due serate poiper il restto tutti gruppi che non escono da torino a parte qualche eccezzione...e questo a Milano non lo sanno, no per nulla, non c'è nulla che parli di questo...l'ufficio stampa delle Universiadi? boh sarà impegnato a telefonare due volte ai sub sonica...e a Torino beh, ce l'hanno sempre con Milano, Milano di qua, Milano di là, Milano è ad un' ora con l'alta velocità, ma a Milano?
In stazione centrale ad esempio non trovi mica solo gadget del Milan e dell'Inter, è un esempio indicativo, loro sanno dell'esistenza di altro al di fuori di Torino, cosa che a Torino non se ne accorgono,non ne hanno percezione, avendo un giornale definito nazionale che ha due forum calcistici dedicati solo al Torino e alla Juventus. Io li porterei a chi cura questi forum provinciali, un giorno alla stazione di Milano a vedere lì come stranamente ci siano oggetti della Juve...ma no loro sono così aperti e intolleranti a tutto...e portano Cacciari a sbottare: con un basta a questi sabaudi! Beh a Milano, Torino non se la filano proprio, ma proprio per nulla. A Milano hanno rivalità con Roma per altri motivi.

Sunday, January 14, 2007

Ogni tanto parlo di calcio

avrei voluto scrivere di tante cose, c'è sempre tanto da dire ma poco alla fine su cui riflettere anche se in realtà è il contrario: c'è sempre tanto su cui riflettere e poco di importante da dire, ma qui dicono tutto tutti e io per una volta scrivo qualcosa di futile ma non di inutile, vi parlo della partita di ieri che si è giocata allo Stadio san Paolo di Napoli tra due squadre che una volta militavano in serie a e ora fanno parte della cadetteria...perchè se i media dicono della sconfitta della Juventus, beh al primo posto c'è il Napoli e come dice il mio amico Romano, beh la settimana allora forse può davvero iniziare con un un sorriso in più

Ci sono cose che ti rinconciliano con la vita...come la partita di ieri...
Epica quanto importante per significato
In serie b, sì ma quasi A
Quasi A e si gioca contro i soliti rivali del Verona quei Can Grandi della scala per non dire altro...E il San Paolo che torna ad avere altri significati...
Napoli e i suoi fratelli uniti al minuto 82...
La Juve perde, il Genoa tristemente anche...
e sei lì, Christian Bucchi, un'annata che sembra storta e ai tuoi piedi il pallone che scotta...
rigore contro il Verona...per Napoli vale altro...
se sei lì, la rincorsa con quei piedi che mulinano e corrono lontano dai problemi e dalle tristezze della vita e il pallone che per una volta va dove tutta Napoli vuole, si insacca, dritto secco, come la traiettoria tagliente dell'alfiere negli scacchi, secco e deciso, sotto la traversa ed è Gol
Napoli primo ,
Juve dietro, è solo serie B ma sembra serie A
E la settimana inizia in un altro modo...

Se una spia polacca non può diventare arcivescovo di Varsavia, può una camicia bruna reggere il pontificato?

La nazione polacca ancora una volta al centro.

Di solito si colloca la Polonia ad est, mai ad ovest e raramente qualcuno si accorge che quello è il centro dell’Europa relegato dalla storia troppo spesso e volentieri ad oriente, cioè ai nostri margini perché noi ci votiamo all’occidentalesimo.

Wielgus, ex spia dei servizi segreti polacchi è stato la prima vittima della nuova Lustracja.

Con il termine lustracja si intende un ripulisti storico: ovvero portare alla luce quello che saccadde segretamente durante il regime comunista.

Wielgus durante il regime comunista firmò delle carte, dove prometteva cooperazione e collaborazione con i servizi segreti.

Wielgus è anche un prete e doveva essere, anzi lo è stato, primate della città di Varsavia e già era pronta la sua insediatura nella storica cattedrale varsaviana di San Giovanni.

Ora ricordatevi che la Polonia ha un governo di destra, accusato spesso delle solite cose, da corruzione a anti semitismo.Un governo plaudente alla lustracjia, annunciata in pomposità e promettente altre nuove teste.

Peccato che stavolta la questione non si puramente interna o politica ma riguarda il cuore dell’Europa stessa.

E’ andata a toccare la religione e il Vaticano da par suo si è subito sentito sotto attacco.

Strano che nessun giornale abbia collegato questa vicenda al fatto che il pontificato sia retto da un ex camicia bruna hitleriana, ricordo che all’insediamento di Papa Ratzinger la questione venne tirata fuori dai giornalisti. Ora no, i giornalisti sono impegnati , sono Criminali in erba. Questo è per farvi capire cosa penso, leggete tra le righe. Apprezzo tra l’altro la coerenza di Ratzinger,che per carità, almeno è calato nel uso ruolo, deve fare il Papa, traghettare la chiesa, verso dove non lo so, ma questo sta facendo ne più e ne meno e anzi qualche suo monito contro la società o contro questo tipo di società io lo apprezzo.

Non sto trattando questo argomento come una notizia, perché una notizia non lo è , ve l’hanno spacciata come tale.

Ma invece hanno fatto solo giudizi, qualche raro commento e un pò di sana approssimazione come sempre, poi sono occupati con Erba, perfino i funerali, e di Ustica? Sentito qualcosa?

Tanto paga la Polonia, paga Wielgus, soprattutto quando nessuna sua azione a danni di altre persone è stata comprovata dagli stessi servizi segreti, si ha firmato, ma non ha fatto del male a nessuno, anzi ha salvato più persone in una sorta di doppio gioco.

Ora a lui si applicano metodi moderni, gli stessi applicati a Saddam ma fortunatamente per lui con risultati diversi, giustizia iniqua, processi veloci e feroci.

Si giudica l’idea che si ha di una persona e troppe volte la si condanna.

Giudicare le azioni? Sarebbe bello ma come si fa a sperare che chi non fa nulla possa giudicare ciò che non conosce?

Hrabal- Ho servito il re d’Inghilterra- edizioni e/0-prezzo 8 euro ben spesi

Peccato che questo libro, al contrario di Treni strettamente sorvegliati[1], non sia divenuto film.

Fortunatamente questo libro non è diventato film. Un peccato, fortunatamente che le vicende di questo cameriere troppo basso siano rimaste “alte” solamente sulla carta.

Bohumil Hrabal, nella calda estate del 1986, scrisse questo libro dove l’incredibile diviene realtà in una realtà incredibile.

Un cameriere ceco diventa milionario fino ad arrivare a comprarsi un suo albergo per tornare finalmente povero. La storia è tanto quanto, e sullo sfondo, come scenario, vediamo scorrere la questione dei sudeti, l’ironico disprezzo ceco verso i tedeschi, il comunismo come macchina incomprensibile e insensata attraverso le sue strutture da operetta tragica.

Certo, si potrebbe fare e ammetto che ‘ho fatto pure io, l’errore di contestualizzare troppo, soprattutto la parte finale dell’opera. Finale alla ricerca della beatitudine dove la felicità ad uno sguardo trasversale e storicamente onnisciente , come è lo sguardo del lettore odierno, dicevamo che la felicità qui sembra uscire fuori da una relazione programmatica di un vecchio piano quinquennale andato a male, ma poi , semplicemente Vi e mi ricordo che Hrabal stesso è l’autore di

Paure totali:come sopravvivere alle sbornie e al comunismo e di Un tenero barbaro, dove la letteratura ceca incontra le pagine beat, sì, Ginsberg (che è stato il re del maggio nel carnevale di Praga)! La felicità quindi è semplice e non politica, non c’è retorica comunista ma quell’ispirazione diretta del mondo che secondo Gombrowicz un vero autore solo un vero autore può conoscere.

Quello stesso mondo che ha ispirato in maniera diversa i vari London, Conrad, Hamsun, Kerouac e Hrabal stesso nelle pagine conclusive di questo ricco e sensuale libro.

Da aggiungere a quato detto, il parallelelismo letterario tra Ho servito il re d’Inghilterra e Il tamburo di latta del discusso( per la sua militanza giovanile nelle camicie brune) premio Nobel Gunther Grass (autore forse tedesco e forse no, in quanto nato a Danzica[2]). I due libri nei loro intercapedini strutturali vedono problemi simili in ambito di statura e di fase storica (simili non uguali).

Ma se per Grass è il senso di colpa tedesco, la colpevolizzazione e la consapevolezza a parlare, per Hrabal , dal versante ceco, è il senso slavo poetico e bislacco della vita a parlare,



[1] Libro di Hrabal. Da questo libro venne tratto un film che arrivò a vincere l’Oscar come miglior film straniero negli anni 60. Un film prodotto da un paese comunista vince l’Oscar nell’America delle contestazioni, pensate un poco.

[2] Vedi la storia di Danzica, città aperta ora appartenente alla nazione polacca

Saturday, January 06, 2007

Prodi e la giacca a vento di dieci anni fa - i vestiti nuovi dell'imperatore

Prodi, stai sbagliando: elogio della giacca vecchia. Riprendendo spunto dal mio articolo sullo sciopero dei giornalisti, e mi allaccio a quel discorso dove tutti è ormai trattato come Gossip, lo scrivo maiuscolo perché questo paese gli attribuisce troppa e tanta importanza. Tornando a quel discorso vi segnalo l’ennesimo caso di assurdità, di gente che non ha niente da fare ( proprio come me per carità ma almeno io penso o penso di farlo, cosa che vorrei questi gentili signori smentissero più presto, non direttamente a me ma con i fatti). Esce su La stampa di Torino un editoriale sulla giacca a vento di Prodi. Allora, già di suo un articolo sulle vacanze di Prodi non se lo si dovrebbe proprio filare. Ma un editoriale sulla giacca a vento di Prodi mi sembra troppo, non è mica l’impermeabile di Kerouac pagato 70000 dollari da Johnny Depp! E’ la giacca a vento di Romano Prodi!!! Abbondo con i punti esclamativi perché non mi costano nulla!!! Che dire? Non molto, a parte il fatto che è la stessa di dieci anni fa!!!! Scandalo, non sia mai, per quelli de La Stampa, seguiti dalla gran cassa di regime di Studio Aperto è uno scandalo! Indossare la stessa giacca a vento di dieci anni fa in società usa e getta come la nostra, come si muove il capitalismo se il professor Prodi non compra una nuova giacca a vento? In un paese il nostro, dove molte generazioni passate sono cresciute indossando i panni smessi dei fratelli maggiori, in un paese dimentico della parsimonia in tempi non certo facili c’è chi si permette di criticare una giacca buona che dura da dieci anni. E non lo fa al bar ma lo fa sui media! Hanno pagine di nulla da riempire e armadi vuoti svuotati di roba griffata. Dov’è il buon senso, non ricordano la storia di Buzzati dell’assunzione dopo il colloquio per aver raccolto uno spillo all’uscita della banca? No, non ricordano nulla, ricordano di più i miei pantaloni che hanno due anni e molto più buon senso di questa parte di società

L'italia e l'onui: amici miei come prima

L’Italia il paese di sempre, quello che con Grecia, Cina, Giappone e sud america, si vanta della storia dell’uomo dalle origini, dicevamo l’Italia, quella che si vanta per dirla alla maniera di De Gregori, quell’Italia che torna dopo dieci anni membro del consiglio delle nazioni uniti e voi leggetele maiuscole perché così vuole la convenzione.Ovviamente membro non permanente ma temporaneo, avendo perso la seconda guerra mondiale, strano che a elezione di membro permanente sia favorita la Germania rispetto a noi. Noi che nemmeno siamo considerati dalla Fifa e tantomeno dall’Uefa, che abbiamo la Fao in casa, che non fa nulla, e un sito Unesco proprio sotto casa, per non parlare dei mille casi Unicef che abitano le nostre periferie. Sì, un' Italia che si vanta di un impero, qualcuno anche di due, ma un’Italia che divenne così perché fu Ligure, Etrusca, Sannita, Picena, Irpina, Veneta...un’ Italia poi globalizzata ante litteram. L’Italia ora risucchiata dalla globalizzazione pura si siede, con gente che si dica quel che si dica ma da noi una volta che si siedono, provate a toglierli.Viva l’Italia membro del consiglio dell’Onu, vivva l’Italia che può mandare i caschi blu a Scampia, viva l’Italia che rientra dall’Onu proprio quando Romania e Bulgaria entrano nell’Unione Europea, que viva l’Italia che ha la loro stessa importanza.

il piccolo buddha e il grande raccoglie

C’era una volta in una regione sperduta dell’Asia, non so nemmeno dove sia e se vi interessa a ndate a documentarvi, in una regione così povera che gli abitanti non avevano I pod o Nike, in una regione per l’appunto così che ha generato una società diversa dalla nostra, c’era una volta un piccolo Buddha che se ne stava a meditare per fatti suoi sotto una pianta. Arrivò un americano e disse per quanto mediti? Il buddha meditando non rispose. Arrivò un tedesco e chiese ma non mangi? Il buddha come prima non si scompose ma stizzito cambiò albero. (Più semplice che cambiare casa.) Se ne andò a meditare per fatti suoi qualche alberello più in là, lontano da mp3, media , soldi, americani, tedeschi. Poi arrivò un italiano e lo riprese mentre meditava, scompose la ripresa fotogramma per fotogramma e vide che il piccolo Buddha aveva aperto l’occhio nella sua fase di meditazione. Si girdò allo Scoop. Ma allora io dico, quale dei due dovrebbe meditare maggiormente? Il buddha che se ne sta per fatti suoi o questo italiano ( leggeteci simbolicamente altro) che è andato fino a là per riprenderlo e smontare qualcosa che forse quella terra ha bisogno? Morale orientale di questa storia adatta all’occidentale:Sentitevi liberi di insultare chiunque

recensione libro:Vladimir Dimitrijevic- La vita è un pallone rotondo- Adelphi editore

Dimitrijevic, fondatore della casa editrice L’Age d’Homme, ha scritto un emozionante libro sul calcio, ma non solo. Il calcio come pretesto, come cornice per raccontare la storia di una vita la sua, una vita che corre e rimabalza come un pallone di cuio, come un romantico Hansa Scrum; e il calcio inteso come momento di comunione laica. Nato a Belgrado (dove il calcio è passione) ha visto tutte il secolo scorso dal punto di vista slavo: la Seconda Guerra Mondiale cominciata con il bombardamento della sua città, la persecuzione da parte del regime, l’emigrazione clandestina in un occidente che al contrario di quanto annunciava Radio Free Europe non lo stava mica aspettando,anzi era pronto a spedirlo come un pacco in Australia o in Canada. Da qui la vita clandestina, senza documenti, il lavoro nero in una fabbrica di orologi ( e dove se no in Svizzera?), il corso di letteratura russa all’Università (dove quelle firme permettevano la sua permanenza nel paese elvetico), e infine l’ingaggio presso la squadra locale e i tanto agognati documenti per diventare regolare, poi il lavoro come commesso in una libreria e il diventare editore. Una vita letteraria quella di Dimitrijevic, che tutti vorremmo avere vissuto ma che nessuno vorrebbe vivere. Una vita accompagnata dal grande amore per la letteratura e dalla grande passione per il calcio. Ricordi di persone, vissute ma che restano ancora vive attraverso queste pagine. Pagine ricche, esplodenti, piene di virtuosismi slavi, sia in senso calcistico che in senso letterario, colloquiando tra amici di Witkiewicz e di Don Diego, del calcio olandese e di Don Chisciotte. Non leggere questo libro sarebbe, parafrasando l’autore, come sostituire il cuore con il tracciato dell’elettrocardiogramma

Friday, January 05, 2007

Oggi l'Umbertone nazionale, non il Bossi ma l'Eco, sì proprio l'uomo che ha ispirato il mio libro, che ha 33 lauree honoris causa, compie 75 anni.
Gli fa gli auguri pure fiorello. Mi unisco al coro anche se nè uno e nè l'altro, manco Fiorello, mi hanno risposto perchè non conto nulla...
Auguri Umberto Eco: la senti questa voce?

Scoop Policlinico Umberto I: etica e morale

torniamo a parlare di brillanti giornalisti che per una volta ed ecco il fatto eccezionale, per una volta fanno il loro lavoro. L'eccezione che fa la regola. Il caso de l'Espresso che se ne esce con lo scoop sul Policlinico Umberto I di Roma. Che poi lo stato pietoso della sanità italiana sembra cosa nota a tutti, qui si è scelto di sparare nel mucchio e andare sul sicuro cercando uno scoop a mia detta facile. Ma non voglio discutrere con questo, non faccio provocazione facile, quello che voglio dirvi invece è che questo giornalista se ne è stato per un mese, dico un mese, una trentina di giorni, all'interno dell'ospedale guardando i suoi malfunzionamenti e i suoi orrori, e dove sta l'orrore? che ha giocato anche lui per un mese sulla vita delle persone, dov'è l'etica e dov'è la morale? Lui sapeva quel che succedeva ma per fare lo scoop beh, che ha fatto? se ne è fregato, lò'importante era documentare le possibili infienzioni ai malati , non prevenirle. Ancora una volta bravi a tutti

Monday, January 01, 2007

Ghost world- un mondo fantasma e fantasmi nel mondo

Crescere, vedere il mondo con i propri occhi e rielaborarlo in una personalissima visione del creato, porta tutto verso un solo senso: seguire sé stessi, fuori dai binari comuni e vivere per l’arte. Ghost World è la storia di un mondo fantasma, o dei fantasmi che ci sono al mondo, che passano attorno a noi troppo concentrati a integrarci in un mondo poco avvezzo al buon senso e ai valori delle cose che non siano questi materiali o economici. Due amiche, Enid (Thora Birch) e Rebecca (Scarlett Johansonn) dopo il diploma affrontano il mondo. Crescendo, integrandosi o meno. Scegliendo se vivere in un mondo fantasma o di essere fantasmi nel mondo. Una visione amara, cruda senza filtro, una descrizione del mondo occidentale e della sua continua decadenza morale e del suo condannare sentenziando troppo in fretta, emarginando tutto ciò che non è competitivo, rendendoli fantasmi.I fantasmi del film sono molti, dal semi protagonista Seymour ( Steve Buscemi)timido maniaco collezionista, all’amico Josh, al cliente eccentrico del SideWinder, al signore sulla sedia a rotelle, fino al vecchio che aspetta da due anni un autobus ad una fermata che è stata cancellata. Non vi rovino il finale di un film vero, per pochi appassionati, tratto da una misconosciuta serie a fumetti (perfino io faccio fatica a trovarla), ma il finale sicuramente non sorprendente ma gradevole vi alleggerirà. I dialoghi son ben scritti, e se capite un po’ l’inglese affrontatelo in lingua originale, il doppiaggio italiano è in alcune voci davvero irritante. Molte citazioni e molte fasi di una crescita annunciata attraversano questo splendido film, a voi il gusto.

Ps la recensione è stata scritta da un fantasma

The Clash-un urlo ancora non spento

The Clash. Versione US
Una copertina verde marcio, un verdone spento e irritante, e tre tipi sghinci con uno sguardo di sfida vero il mondo. Nel retro della copertina dei Bobbies, tipici poliziotti inglesi, impegnati in qualche sorta di sommossa popolare corrono in bianco e nero contro il mondo.
Così si presenta il disco in questione. Premesso che dovrebbe essere messo a forza in ogni discografia che si rispetti, piaccia o non piaccia il punk, questo è un disco che ha fatto e ha visto la storia non solo musicale.
Clash city rockers, I'm so bored with the usa, remote control, white riot, in hammersmith palais, london's burning, i fouht the law, janie jones, career opportunities, what's my name, hate and war, police and thieves, jail guitar doors, garageland, tutta qui concentrata la scaletta esplosiva messa dietro a quella succitatata e sgangherata copertina verde.
Già dal secondo pezzo i nostri vogliono mostrare la loro coerenza e il loro coraggio sociale, attaccando la visione idiosincrisiaca degli Usa, vi ricordo che (solo) loro sono gli stessi di Sandinista, fors l'unio albo dedicato a Sandino, il generale degli uomini liberi.
L'Inghilterra, il mondo tutto,stava scoprendo che non tutto andava bene, che i figli dei fiori e il 68, non avendo potuto reagalare al mondo la pace si erano visti costretti a ritirarsi ai margini della storia lasciando il posto ad altro.
E quando il gioco si fa duro, Belushi disse che i duri cominciano a giocare.
Let's the Clash play.
Cominciarono così a suonare. E a raccontare le cose dal punto di vista più basso, a raccontare quello che stava succedendo nei livelli più umili del mondo, come in "White riot" dove urlarono sugli incidenti avvenuti nel 1976 in occasione del carnevale giamaicano di Notting Hill e dove il biascicante Joe Strummer chiuse l'energico riff con la seguente strofa:
Are you taking over Or are you taking orders?
Are you going backwards Or are you going forwards?

L'energia si placa per poi esplodere pienamente qualche traccia dopo nella canzone più romantica di sempre.
Il pezzo, originariamente di Sonny Curtis and the Crickets, venne lanciato nell'universo musicale grazie a questa gran cover dei Clash.
L' anno era il 1978, il mondo si stava scontrando ovunque con il Punk, capitale di questo fenomeno era quella Londra dei Pistols e dei Clash.
Tornando alla canzone, in un mondo borghesemente assopito, era il proletariato a dover combattere le leggi, anche solamente per non venire ignorato.
Non il proletariato politico, ma quello sociale, quello inibito e recluso nelle periferie che stavano diventando ghetti là dove scorre il Tamigi e non solo. La rivoluzione, quella annunciata ai quattro angoli di un mondo sempre meno sferico, anche se solo musicale era cominciata.

In Police and thieves, un'altra cover,ma bisogna dire che tutto quello che passava sotto di loro ne usciva radicalmente trasformato, sapevano dove sarebbero arrivati con il loro stile e con il conglobare ritmi e musiche differenti.

From genesis to revelation
The next generation will be hear me

E allora, tu che nella musica ancora ci credi e l'ascolti con l'anima di chi vuole sentirsi dire qualcosa, seleziona il brano numero otto del tuo lettore cd, play,let's the Clash play... comincia la batteria...
e c'è sempre qualcosa per cui combattere...

Breakin rocks in the hot sun
I fought the law and the law won
I needed money cause I had none
I fought the law and the law won

I left my baby and it feels so bad
Guess my race is run
She's the best girl that I ever had
I fought the law and the law won
I fought the law and the

Robbin people with a six-gun
I fought the law and the law won
I lost my girl and I lost my fun
I fought the law and the law won

I left my baby and it feels so bad
Guess my race is run
Shes the best girl that I ever had
I fought the law and the law won
I fought the law and the

I fought the law and the law won
I fought the law and the

The clash-the only band that matter

"Una questione privata" è la guerra secondo Beppe Fenoglio

Libro non facile e proprio questo è un motivo in più per leggerlo.
"Una questione privata" viene considerato storicamente meno importante de "Il partigiano Johnny", l'opera sicuramente più conosciuta di Beppe Fenoglio.
Molto è stato detto è molto è stato scritto su questo autore controverso che parlò della Resistenza Italiana in maniera realistica e non per attirare pubblicità su di sè come Pansa, ma semplicemente per consegnare alla memoria collettiva il senso vero di quello che era realmente accaduto.
"Una questione privata" è una storia personale immersa nella guerra.
La storia di Milton, partigiano costretto alla guerriglia e innamorato.
Ma come si fà a pensare all'amore in guerra?
Un poeta polacco disse:
"sbocciano le rose anche quando il mondo brucia e va in fiamme".
E Milton guarda alle rose mentre tutto è sconvolto; la vita i valori, il mondo è sottosopra.
La realtà è soggettiva, sempre più soggettiva , soprattutto quando l'oggettività del mondo è dispersa alla pazzia.
Milton insegue Fulvia, la ragazza che ama,riparatasi forse a Torino.
E vuole sapere la verità. A tutti i costi.
Trasformando volontariamene il senso della guerra, riportandola giustamente al ruolo marginale che la guerra dovrebbe avere nella storia dell'uomo.
Comincia così la sua ricerca, non facile, difficile, compressa com'è dalle vicissitudine belliche del Monferrato.
Milton, eroe fenogliano, tutto d'un pezzo continua la sua vera battaglia nella cosa più importante, la sua questione privata. Fino alla fine in pagine storiche della letteratura italiana da leggere per capire la bellezza del mondo

Braquier e il nomadismo domestico

Il libro di cui parliamo oggi è un saggio della scrittrice Francesca Mazzuccato .

Parliamo ora di uno di quei libri che non ci sono, ovvero gli e book che non esistono ma che vorremmo leggere su carta, nella loro fisicità di cellulosa.

In formato cartaceo manca anche una raccolta completa, e ci accontenterremo anche di scelte "ragionate" delle poesie di Louis Brauqier, poeta marsigliese e quindi poeta del mondo diretto. Marsiglia è una di quelle città dove il mondo vi si affaccia naturalmente, sospese come sono tra poesia e crudeltà, non è una seconda Chicago ma è un lato del triangolo mediterraneo che la unisce a Genova e Napoli. Dove l'energia è diretta e si incanala nell'uomo per sforzare poi nel mare della vita.

" Dei grandi folli e del mare

che ho tante volte cantato!"

(Per dirla diversamente con le parole del poeta tratte da "Tutte le forze del mondo")

Il cantore della gente del porto, che siano essi umili carbonai o sfontate puttane, tutti ugualmente riconosciuti come essere umani e immortalati nel suo canto in funzione del mare, quando un carbonaio si getta la giacca sulle spalle mentre in lontananza ripiega e si lamenta la sirena dei docks. Selettivo nelle sue immagini iconografiche, che scolpiscono la memoria e riportano il vissuto a essere un rituale antico per l'amore romantico.

Immagini riprese successivamente da Jean Claude Izzo nella sua trilogia Marsigliese (e molto più modestamente da me nel mio Eco a perdere)

Ed è sempre la sua forza evocativa, primitiva e primordiale, affluente del grande mare melanconico della tristezza della vita, del suo volgere al crepuscolo che vediamo ne "La partenza degli amici"nell'ottima traduzione della Mazzuccato, eccovi l'inizio:

Fa parte del mio destino scegliere gli amici

Fra coloro che passano,

e ritrovarmi solo nelle ore in cui la vita

ferisce la mia anima stanca

E dè forse in questo versi elegiaci che possiamo ritracciare la rotta della poesia mediterranea,che accomuna un altro poeta di quel triangolo di cui dicevo prima, il genovese d'adozione Giorgio Caproni e il suo "viaggiatore cerimonioso", perchè è proprio il mediterraneo, il mare, la forza da cui la poesia di Braquier trova l'anima

eccovi il link per scaricare il libro, leggetelo

http://www.kultvirtualpress.com/operedownload.asp?book=1046

le difficoltà del comunicare nella società odierna

Il pensiero dovrebbe confluire libero nel pensiero altrui, similmente a quanto avviene in un sistema di vasi comunicanti. Il pensiero liquido omogeneo, nuovo figlio delle sfumature di pensieri altrui.

La difficoltà nel comunicare è nella resistenza dei pensieri a mischiarsi con altri pensieri, a voler restare bandiere, stendardi, simboli di resistenza di una unicità tipicamente occidentale.

Il pensiero è mio, figlio mio. Siamo lontani dall'epoca della comprensione.

La nostra è un 'epoca prevalentemente di reazione.

Inerti non ci spingiamo all'azione primaria ma semplicemente a livello primordiale reagiamo.

Impunemente reagiamo.

Reagiamo privi di comprensione

Fabio Izzo

Dottor House tradotto ddiventa buono, che senso ha doppiare se non capiamo?

Collego due notizie che sono apparse questa settiamana sui quotidiani nazionali e che mi hanno fatto riflettere.

L'Italia è un paese dove i collegamenti giusti non si fanno, si
preferisce avere collegamenti pericolosi, ma questa è una questione
puramente politica.

Pochi giorni fa comparve sul giornale una notizia polemica inoltrata anche da Aldo Grasso.

L'episodio della serie tv Dr. House era stato manipolato.

Forse. Di sicuro per ora sappiamo che gli hanno cambiato il titolo.

Il titolo originale era Dr House versus God e da noi è diventato Dottor House e Dio.

Cambio del termine versus con la congiunzione e.

Cambio di tutto il senso del titolo.

La paura era dunque che anche i dialoghi salienti fossero stati
manipolati, cambiando senso alla volontà originale degli autori. Paura
più che mai giustificata.

Un esempio simile riguardò tempo addietro la serie tv The Nanny, da noi
La Tata, dove un umorismo yiddish venne radicalmente adattato ad un
nostro eventuale umorismo ciociaro, più digeribile per i nostri
telespettatori avvezzi maggiormente a Pippo Franco piuttosto che a
Woody Allen, mah sarà.

Dunque questo accade perchè in Italia si doppiano i film e le serie tv.
In altri paesi europei si lascia la versione originale con i sottotili,
in un paese come la Polonia viene sovrapposta una voce narrante che
spiega quel che succede lasciando libero il sottofondo originale. I
paesi europei, a parte Portogallo, Grecia e noi, non doppiano, danno
adito allo spirito originale del programma. Perchè da noi doppiare
significa adattare e adattare non è nient'altro che manipolare.

Ora Dottor House contro Dio è un titolo forte, che n Italia paese dei bestiammiatori tv banditi non regge.

Le coscienze italiane si scuotono solo così. Le morti, le violenze
insensate trovano poca rindondanza, una bestemmia o attacare Dio invece
è un furor di popolo, e aveva allora ragione allora Pasolini nei suoi Scritti Corsari a dire che la chiesa non aveva capito la tv e che non
doveva censurare l'apparenza ma il messaggio, ovvero alla fine
censurare la pubblicità.

In questi giorni arrivano notizie anche di videogiochi dieseducativi,
tipo Bully o un altro dove una ragazza viene sotterrata viva.

Dicono i pubblicitari, la peggior specie che ci sia sulla faccia della terra, che stimola la fantasia creativa dell'adolescente.

Incoscienti, normalizzano solo la violenza, sovra esponendola, giustificandola e rendendola divertente.

Come si diventa nazisti il libro di Allen, spiega semplicimente la
normalizzazzione del male, di come venga reso normale e quindi
accettato.

Riproporre una cosa continuatamente dopo la fase a sorpresa della prima
volta non fa altro che renderla accettabile dalla società.

Una società italiana ricca di compromessi e contro sensi che da una
parte critica e dall'altra importa questi prodotti sapendo dal
principio la loro dubbia validità.

Non c'è moralismo, non voglio fare morale voglio solo lanciare un segnale sulla importanza reale delle cose

Guerra all'euro o guerra di droga?

“La riunificazione tedesca avvenne il 3 ottobre 1990, quando l'ex Repubblica Democratica Tedesca (RDT, comunemente Germania Est) si costituì in Länder accedendo quindi alla Repubblica Federale di Germania (comunemente Germania Ovest)”.

Questa è storia recente e la storia ha il suo prezzo, la storia recente ha dunque un suo prezzo recente.Per la riunificazione tedesca pagò prima la nazione calcio argentina ai mondiali italiani del 90 ma questa è tutta un’altra storia e poi passò a pagare pegno l’Europa.

Per riunificare la Germania pagammo con l’Euro. Era questo il prezzo da pagare sottointeso da tutti, se ne favoleggiava ma già lo stavano progettando, dopo vari tentativi e dopo varie fasi (vedi il virtuale Ecu).

Una moneta unica europea era sul piatto della bilancia per la riunificazione tedesca.

I debiti della Rdt spalmati sull’intera unione e non solo sulle spalle di una repubblica federale di Germania.

Questo avvenne tempo fa. Ora in questi territori di nostalgici ribelli perché c’è sempre qualcosa a cui ribellarsi con “Furore”, fosse prima la Stasi(polizia segreta della Rdt), fosse ora l’Euro.

Questi territori ora sembra che applichino una strana guerra di ribellione alla politica economica attuale.

Una guerra fisica all’Euro.

Non intaccano l’euro-pensiero che è già vacillante di suo in molti paesi, ma passano ad un attacco concreto alla materia per vie di simbolismi.

Di fatto, in Germania, principalmente in quella che una volta era Germania Est, le banconote di Euro, si deteriorano fino a lacerarsi malamente appena uscite dai bancomat.

Il processo chimico parla di una elaborazione lunga e duratura che vede una vasta serie di passaggi di mano dovuti ai cambi di proprietà della banconota stessa: il sudore umano combinato a una qualche sostanza fisica ( anoi non interessa il processo chimico in sé ma ciò che rappresenta) va ad intaccare il materiale tessile della banconota. Questo è quello che fisicamente accade.

Simbolicamente, invece, è un vero e proprio attacco al valore morale del denaro, al passaggio incontrollato e ingiustificato del soldo.

E’ un volere riportare al livello opportuno la società occidentale europea, mostrando chiaramente che il denaro e fallibile?

Non si sa bene, è un mistero ancora in fase di svolgimento, ma avviene.

Che siano gli ultimi romantici ribelli residenti in Europa?

Il riferimento è all’eroe del romanzo di Steinbeck

Utopie nella realtà- Strindberg attacca il sistema

August Strindberg- Utopie nella realtà- Quattro racconti(anarchia letteraria)

Oggi parliamo di un libro particolare, a base anarchica, e c’era qualcuno che disse:

anarchia è l’amore del dare.

Anarchia è una di quelle parole che spaventano. Tutti.

Dopo la guerra di Spagna, l’anarchia è diventata negativa se non è forse addirittura morta, ma questa è un’ altra storia che rimanda ad altre letture e ad altri studi.

Ora torniamo all’anarchia letteraria svedese, un controsenso spazio temporale per molti, un concentrato invece di genio nelle pagine di August Strindberg.

“Perché voi guerrieri, perché indossate splendide uniformi scintillanti d’oro e di colori luminosi? Perché lavorate sempre tra musica e bandiere al vento? Non è per mascherare quel che si nasconde dietro la vostra professione? Se amaste la verità, dovreste andare vestiti di bluse bianche come i macellai, in modo da mettere bene in mostra le macchie di sangue; dovreste andare in giro con il coltello e il punteruolo per il midollo come lo squartatore nella macelleria, con le ascelle gocciolanti di sangue e viscide di grasso! Invece delle bande musicali dovreste spingere davanti a voi una schiera di persone urlanti, persone rese pazze da quel che hanno visto sui campi del macello; invece di bandiere dovreste portare dei sudari, e sui carriaggi trasportare casse da morto!”

L’attacco forte e decisamente schierato dalla parte opinabile della verità (perché la verità è opinabile è ognuno conserva gelosamente la sua verità decidendola di mostrarla solo in rari casi) è di un certo August Strindberg.

Scrittore misconosciuto ai più oppure blandamente accantonato e trascurato nei grandi salotti letterari italiani.

Due parole su August Strindberg ( Stoccolma 1849-1912).

Scrittore e drammaturgo svedese, figura di primo piano nel panorama mondiale della letteratura.

Ebbe una vita tormentata, viaggiò moltissimo...uno che ebbe il coraggio di intitolare la sua autobiografia con parole dure e forti quali:“Il figlio della serva”[1]

Insomma uno che se lo leggete poi potrete “tirarvela” più dei frequentatori dei salotti letterari, questo se lo avrete solamente letto, se lo capirete invece la storia sarà ben diversa:

entrerete nel riflesso di un’esistenza profondamente tormentata, percorsa elettricamente da tensioni miste a doverose scelte divergenti, sempre problematiche, sospese su un filo tirato ai due capi che vanno da una verità realistica e assoluta a una visione onirica decifrabile.

I quattro racconti di “Utopie nella realtà[2]”, scritti tra il 1884 e il 1885, manifestano, nelle intenzioni dell’autore, la volontà di illustrare le prospettive possibili del suo personalissimo socialismo anarcoide, ispirato da Rousseau e dai nichilisti russi, in una sintesi dell’ampio dibattito ottocentesco (e tutt’ora attuale) sul rapporto uomo-natura- società industriale, con esiti di sicuro impatto sul pensiero dominante.

Il brano a monte selezionato è estratto da “Rimorsi”- uno dei quattro suddetti racconti- esempio eccellente di prosa descrittiva e penetrante squarcio di analisi psicologica per questo racconto di propaganda pacifista.

Strindberg è di fatto convinto che il socialismo possa in generale essere caratterizzato come un comunismo anarchico[3].

L’autore svedese, in Utopie, credeva fermamente che:

“le città debbano perire, ma prima debbano adempiere alla loro funzione: civilizzare il mondo. La falsa cultura deve finire, ma quella autentica vivere! Ora ho compreso il processo circolare della cultura!”

Questo libro è un attacco all’eccesso di cultura ossia alla degenerazione.

Un vero e proprio attacco al sistema teso a minare la stabilità sociale.

Era l’insieme di queste idee ottimistiche a dare l’impulso creativo alla genesi di Utopie, ultima versione di quelle che precedentemente erano denominate Novelle svizzere (Schweizer-noveller) perché ambientate nel terreno più neutrale alle utopie.

L’opera stessa nella sua introduzione espone l’idea di una evoluzione che non sempre significa progresso verso il meglio e vede la corruzione come infiltrazione ereditaria.

i seguaci dell’evoluzionismo hanno riconosciuto nell’evoluzione attraverso la selezione naturale e l’ereditarietà delle caratteristiche utili alla sopravvivenza soltanto un progresso verso il meglio. Ma evoluzione non significa sempre progresso verso il meglio. Una malattia, infatti evolve verso la crisi e la morte...”

Per domandarsi poi in pieno ottocento sul significato attuale di società:

E che cos’è la società se non sfruttamento?

Rispondendosi solertemente: Lavora per il tuo prossimo.

Dove il verbo si è fatto carne, cioè il principio di tutto è l’uomo, la classe inferiore si è fino a oggi rovinata nello sforzo vano di ascendere a classe superiore.

Strindberg è un utopista inclassificabile, non bollatelo come autore di sinistra, lui ambiva all’anarchia e nelle sue opere non recita nessun ruolo ma impone con fredda maestria, avulsa qualità a molti altri scrittori ben più enumerati, la sua visione delle cose.

Visione che ancora oggi è un ottimo spunto di riflessione sulla nostra realtà tutt’altro che utopica.

Con l’espressione nella realtà, l’autore voleva far capire che i progetti che ancora sono discussi e presentati nel suo libro, già erano attuati da qualche parte, e tranquillizzare il lettore sul fatto che c’è terreno solido sotto i suoi piedi.[4]

I quattro racconti sono:

La colonia, Ricadute, Oltre le nubi e Rimorsi.

La colonia ( Nybyggnad), qualitativamente il meno rilevante dei quattro è anche l’ultimo dei 4 racconti in ordine cronologico,queste le parole dell’autore su questa novella nella lettera spedita all’editore:

“Questa sciocchezza, frutto di due mesi di atroce sofferenza, viene spedita di fatto solo come prova che ho voluto adempiere al mio dovere e completare il nostro libro”

Ricadute (aterfall) illustra la stridente lotta fra le nuove idee e le persistenze degli antichi retaggi, più analisi che racconto, una storia senza apparente intreccio, concentrandosi sulla delineazione di un “nuovo matrimonio”

Oltre le nubi (Over molnen) è un “monologo” a due voci di taglio teatrale, un dialogo serrato tra avversari letterari in apparenza ma concretamente il racconto è un autoesame strindbergiano.

Rimorsi( Samvetskal) si stacca dalla parentesi saggistica per fare ritorno sulla rotta della letteratura.

Lo stesso Strindberg lo definì “bello da far vergogna”

Ora se volete potrete leggere Strindberg e cominciare a tirarvela con gli amici, o ancora meglio, se volete leggerlo e capirlo troverete qualche solco nel brillante cammino dell’umanità verso il presente, altro che futuro!

A chiudere è stato estrapolato un altro pezzo dal brano rimorsi, dove la mano dura e salda dell’autore sferza idee radicate da sempre nei nostri occhi:

“C’è una piccola traditrice con una fiaccola in mano, un angelo che s’aggira con un cesto di rose e le sparge su mucchi di rifiuti nella vita; è un angelo della menzogna, e si chiama:bellezza! I pagani l’hanno adorata in Grecia, i principi l’hanno protetta, perché aveva confuso la vista del popolo che non riusciva più a vedere le cose cos’ com’erano. Per tutta la vita compare, e falsifica, falsifica!”


Per approfondire:

M. Gabrieli, Le letterature della Scandinavia, Sansoni- Accademia, Firenze- Milano,1969

Il padre, Creditori, La signorina Julie, Mursia, Milano, 1966

Tempo di fermenti, SugarCo, Milano, 1967


Ps la grafia delle parole svedesi è in alcuni casi errata, potete facilmente trovare la grafia corretta usando qualsiasi motore di ricerca della rete.


Due parole sull’autore di questo articolo:

Fabio Izzo, neo laureato in attesa di reddito, ha pubblicato il suo romanzo “Eco a perdere” con Il foglio letterario editore.

Ha nel suo curriculum diverse pubblicazione di articoli, racconti, poesie.

Potete leggere su www.freaknet.it altri suoi articoli sotto il nick Fabio

E su www.beatinonbattuti.splinder.com potete invece trovare il suo lato più artistico con il nick misiu


[1] Titolo originale dell’opera: Tjanstekvinnans.

[2] Titolo originale dell’opera: Utopier i verkligheten

[3] S.G.Edqvist, Samhallets fiende. En Strindbergsstudie, Tiden, Stockholm 1961,p.229

[4] Brev, a cura di T.Eklund-B.Meidal, Bonniers, Stockholm, 1948. Brev in svedese significa lettera.

Ungheria 56 e angheria 50

50 anni passati, situazioni che si evolvono, cambiano e ricordi che si fanno lontani nel tempo.

Io non c’ero e nel 56 non ero nemmeno in programma.

Erano altri tempi si dice, o con questo o con quello.

Dove questo o quello erano o i russi o gli americani, fate voi.

Due modi di vivere contrapposti, due ideologie agli antipodi e in mezzo tutto il mondo.

Agli americani l’occidente ai russi l’ oriente. Tant’è che la Corea del Nord è un rimasuglio di quell’epoca insieme ad un pout porri di ideologie miste e mal digerite da un dittatore deriso da tutto il mondo occidentale per i suo vezzi, capricci e difetti, quando il mondo occidentale è così cieco da non vedere nelle sue ispirate democrazie le dittature trasparenti che governano con la sola differenza di cercare simpatie altrove.

Ma torniamo all’Ungheria...

Paese particolare, finito in mezzo al marasma sovietico.

Impero, quello dei soviet, che nella sua famelica ingordigia oltre a paesi slavi non si curò di mischiare pericolosamente etnie, latine( Romania), magiare( l’Ungheria per l’appunto), baltiche (Estonia, Lituania e Lettonia ), solo per rimanere in questo impero aureo europeo che stanno tentando di venderci dietro a ogni altra ideologia.

Da Carlo Magno in poi l’Europa si vuole unire dietro ai sogni di qualcuno, prima era violenta bramosia di potere, ora non meno pericolosi viscidi giochi politici.

Dove i campi di battaglia han fallito ci è riuscito il debito pubblico.

Un Europa che sta insieme sopra ai suoi separati debiti pubblici.

Ma una volta c’era un altro impero e un'altra Europa. Alcuni di voi non l’hanno mai vissuta, mai vista, io avevo dodici anni quando cadeva il muro di Berlino e stavo diventando vecchio per la formula 012 Benetton che è il prefisso per qualcosa e potete per una volta dire voi per cosa?

In quel periodo c’era la guerra fredda e io ci ho fatto pure una tesi su un evento della guerra fredda e giusto in questo mio periodo romano la sto rivedendo per poi vedere di mandarla a qualche editore.

Ma io non ho un nome di mercato e così punto sulla qualità che non conta.

Altra storia.

50 anni di Angheria in Ungheria per i poveri magiari che non si sono più ripresi, per quella scuola calcistica di alto livello tecnico che fu travolta dalla velocizzazione del calcio.Puskas!!!!!!

Detari?!

Si parla di Ungheria in Italia per rispolverare antichi spettri negli armadi di casa. Per rinfacciare questo o quello a qualcuno.

Non si parla di Ungheria come si dovrebbe, non fu un errore storico del Pci italiano che non c’entrava nulla e che non poteva fare nulla, certo poteva esprimere un opinione ma a che pro?

Con tutte le notizie manipolate a piacimento da una parte o dall’altra?

Pensate che perfino Montanelli ne rimase impresso è scrisse la sceneggiatura per un brutto film che io vidi qualche tempo fa (guardo i film anche se non sono a colori, sì ho questo difetto)

L’Ungheria fu il grido di un popolo che si ritrovò solo, senza aiuti perché poco importante.

L’Ungheria del Danubio era troppo immersa in Europa per iniziare una guerra vera scoppiata poi in Corea.

In Ungheria la politica è passata sopra alle persone, passata sopra anche coi carri armati!

L’Ungheria in quei giorni si ritrovò sotto la statua del loro poeta nazionale dove leggenda vuole, quel poeta con una poesia cambiò il mondo.

Vedremo se gli Ungheresi quelli del 56 avran avuto ragione, almeno tra altri 50 anni, ora e troppo presto e troppi rancori sono ancora vivi perché vivi gli uomini.

Last Days- la passione di Kurt Cobain

Gus Van sant, il regista della provincia, quello di Da Morire e di Elephant, si cimenta con un omaggio ad un eroe della provincia, lo scomparso leader dei Nirvana: Kurt Cobain. Raccontandoci i suoi ultimi giorni in una versione grunge della passione.

Last days. Gli ultimi giorni di un anno 1994 destinato a finire col mese di aprile nei libri di storia della musica.L'anno in cui finì l'adolescenza di molti e il mondo sembrò a tutti un posto più schifoso di quel che già non fosse. Era il 5 aprile, data destinata a diventare famosa, un pesce d'aprile rimandato di quattro giorni quando il mondo si scoprì privato di Cobain. Il re del grunge se n'era andato e aveva lasciato molti interrogatori alle spalle. Sul suo viso invece aveva lasciato la pazzia delle armi da fuoco.

Il film Last Days si ispira a quei giorni, a quegli ultimi giorni. Gli ultimi giorni di vita di una peronalità tormentata, di una rock star destinata a diventare maledetta. Sesso, droga e rock n roll era il clichè che poteva andare prima dell'avvento dei Nirvana. Dopo di loro, il mondo (in generale) non era più così semplice.

E' vero che la droga in questa storia non è certo mancata, ma compare in maniera differente rispetto al passato, non c'è attimo di allegria o di euforia, qui è tutto legato all'incomunicabilità, alla disperazione, a quel cercare di mettere a tacere la verità in qualsiasi modo.

E' questo lo scopo del film, film che risulta destabilizzante e incompleto anche se non privo di meriti.

L'argomento è scabroso, la linea da seguire è difficile, non bisogna scontentare i fan e nè tantomeno cadere in una serie di loghi comuni e stereotipati del mondo del rock.

Così il film prende una strada sua, tortuosa e fantasiosa, si lega al mondo lunare di Cobain, ci mostra le sue paure, manie e crisi, in maniera fantasiosa, nessun testimone se non per l'appunto la fantasia. Non è morboso, non cerca di ricostruire fedelmente quei giorni, li ricrea in maniera artistica e sensibile.

Due scene su tutte: il dialogo di Blake/ Curt con l'uomo delle pagine gialle per l'annuncio pubblicitario di un'officina meccanica, che ci mostra l'assurdità del mondo e i nostri sterili tentativi di comunicare qualcosa d'importante in un qualche modo improvvisato, e alla fine si crolla.

La seconda scena che vogliamo citare è quella in cui il protagonista si rinchiude in uno spazio suo per suonare. L'inquadratura è solamente da fuori, si vede la casa con i suoi muri di pietra, si vedono gli alberi secolari destinati a sopravvivere. Una finestra, da cui non ci è dato vedere nulla se non la nostra insicurezza e la nostra incerta curiosità. Da dentro esce la musica, un brano grunge cupo e ipnotico suonato come sfogo. E Kurt, là dentro da solo con la sua musica, in quel mondo che solo lui davvero, sapeva e poteva aprire.

Peccato che per questioni legali ed economiche, semplicemente per non venire sbranato da Courtney Love, Van Sant non abbia potuto usare i nomi Nirvana, Kurt e Cobain nel film. Cambiando così il nome del prostagonista in un oscuro Blake.

Un efebico Michael Pitt si cala molto bene nella parte stralunata del personaggio. Personaggio grottesco questo musicista ispirato a Kurt Cobain, Van Sant lo rende simile a un Looney Toones in carne ed ossa che sembra perennemente alla caccia di Bugs Bunny...circondato da personaggi inutili, non funzionali alla storia ma forse per questo scelti dal regista, deciso a mostrarci in questo modo la solitudine contemporanea.

Non un film facile, non un film classificabile, è un' opera che andrebbe vista e che forse sarebbe piaciuta allo stesso Kurt Cobain, unico giudizio: Nevermind.

Hurricane- Bob Dylan

Rubin Carter era un pugile e divenne un caso. Era imbattibile tanto che per come combatteva sul ring venne chiamato Hurricane. Lui gli avversari li travolgeva tutti come solo un uragano sa fare, non avevano nemmeno il tempo di pensare che già lui li aveva mandati al tappeto, tutti, bianchi o nero che fossero. Rubin Carter però era nero in un'America che ancora si vergognava dei differenti colori della sua pelle. Un nero non poteva essere un vincente a quell'epoca, e Rubin lo era nel post sbagliato al momento sbagliato.

Ci penseranno le autorità, i tribunali, le giurie bianche, le famiglie benpensanti a mettere al tappeto Hurricane. Lo incastreranno per qualcosa che non aveva mai commesso, smonteranno alibi, arriveranno a giurare il falso e gli daranno il più sonoro Knock Out che la storia del pugliato abbia mia visto.

Ma l'America era davvero solo questa? C'era anche la controcultura, si contro cultura,ovvero conto la cultura dominante, che giusto perchè domina non è mica detto che debba essere nella ragione. Esponente di questa controcultura è tutt'ora Bob Dylan, il menestrello che prese a cuore la cause di Carter. Partecipò alle marce di protesta con la Baez e Mohamed Alì e se questo non fosse bastato beh, allora scrisse una canzone. La intitolò Hurricane e comincia così:

Pistol shots ring out in the barroom night
Enter patty valentine from the upper hall.
She sees the bartender in a pool of blood,
Cries out, my god, they killed them all!
Here comes the story of the hurricane,
The man the authorities came to blame
For somethin that he never done.
Put in a prison cell, but one time he could-a been
The champion of the world.

Rubin Carter fu sbattuto così in faccia a milioni di persone incuranti e incoscienti. Le strade d'America bruciavano, i ghetti erano polveriere, i bianchi intimoriti dietro i loro giardini recintati.

Si marciava e si cantava anche per Rubin Carter ma non solo. Un uragano aveva investito tutto. La stampa doveva occuparsene e le coscienze dovevano schierarsi. Il risultato? Beh si potrebbe pensare che non servì a molto Carter si fece ingiustamente anni e anni di prigione. Continuò la sua lotta e un giorno un giudice bianco gli dette ragione, ingiustizie erano state commesse e presentate contro di lui. Un upper cut alla civile società americana, Rubin Carte, prese così la cintura di campione del mondo, e non la prese sul ring, la sua vittoria più assordante la ottene quel giorno in tribunale.

Attualmente Hurricane è libero e non è solo una canzone

Sulla sua vicenda è stato girato un buon film con Denzel Washington, che potete facilmente vedere.

I fratelli Grimm e l'incantevole strega- Gilliam e le favole

L'ultimo film, in senso cronologico, di un regista che ci ha abituato alle sue manipolazioni temporali: Terry Gilliam.Il visionario regista di Brazil, Twelve Monkeys, le avventure del barone di Munchausen e di Paura e deliro a Las Vegas( tanto per citarne alcuni), questa volta si misura con i fratelli Grimm(1). Gilliam stavolta ci porta nella Germania del 1800, quella appena occupata da Napoleone. Un modo per opporre la ragione con la fantasia, i lumi francesi contro il gotico teutonico, scelta ironica alimentata nel corso del ffilm da continue dispute franco tedesche(ad esempio citiamo la battuta riservata alla lingua tedesca : Goden nacht...come fate a parlare questa lingua, ogni parola sembra un esecuzione).

Il film nel suo arco narrativo, baroccamente si arzicogola sulle fiabe note e meno note dei fratelli (io segnalo la scena dell'omino di marzapane, un must), in una riiuscita e intelligente miscela di avventura e metafore, molte chiavi di lettura come è tipico di Gilliam. Un film non solo da vedere, ma da apprezzare, per aver riproposto (anche se in maniera un pò confusa) l'immenso patrimonio culturale delle fiabe dei fratelli Grimm(va menzionato il fatto di non aver ceduto all'edulcorato stile Disney). Conclusione finale: beh è un film dove un bacio di amore puro risolve tutto, e se vi sembra ingenuo, beh, riconsiderate il valore che voi attribuite ad un bacio e subito dopo riguardatevi il film, lanciandovi in questa intensa gallopata

1)Jacob Ludwig Karl Grimm (e Wilhelm Karl Grimm, meglio noti come i fratelli Grimm, furono scrittori tedeschi, ricordati soprattutto per aver raccolto e rielaborato le fiabe della tradizione popolare tedesca nelle opere Fiabe (Kinder und Hausmärchen,) e Saghe germaniche (Deutsche Sagen). Fra le fiabe più celebri da loro pubblicate vi sono classici del genere come Hansel e Gretel, Cenerentola, Cappuccetto Rosso, Biancaneve e moolte altre

Danubio di Claudio Magris

l colpevole è Claudio Magris. Il colpevole si comporta come germanista e critico. Il colpevole è nato a Trieste nel 1939. Da colpevole si è successivamente laureato all’ Università di Torino ed è ora colpevolmente membro del corpo (senza testa) docente presso la Facoltà di Lettere e Filosofia della Università di Trieste. Verso la metà degli anni ’80 compie in maniera colpevole un pellegrinaggio,un pellegrinaggio travestito colpevolmente da viaggio lungo il letto del Danubio.
Un viaggio dove ogni città si è prestata ad essere tessera vivace di quel mosaico che è la storia dell’ Europa centrale.
Un viaggio dove il protagonista assoluto è l'incolpevole Danubio con il suo scorrere nello spazio e nel tempo.
Il fiume battezza l' opera. E l’opera si camuffa in letteratura.
La letteratura in questo libro accompagna il corso doloroso della Storia che incontra la geografia e la politica: Germania, Austria ,Slovacchia (all’epoca del viaggio del Magris ancora unita con la trendy repubblica Ceca ), Ungheria, Serbia, Bulgaria e infine Romania dove sfocia nel Mar Nero .
Dalla Fonte Brigach a Sulina il filo del Danubio infila città come perle, unendole e rendendole tutte uniche e preziose agli occhi rei del lettore.
L’ inizio è un paradosso germanico: dove nasce il Danubio? Può questi nascere da una grondaia? La Risposta, caro lettore, Magris l'ha celata nel libro.
Nella letteratura come ne "La Canzone dei Nibelunghi" il Danubio la fa da protagonista nel duello con il Reno, dove i due fiumi, simbolicamente, si fronteggiano e si sfidano.
Il Reno impersona Sigfrido e il suo eroismo cavalleresco unito all’ amore per il fato che solo la cupa anima tedesca conserva, mentre il Danubio segna il regno di Attila, la Pannonia, la marea orientale che travolge il valore germanico; quando i burgundi attraverseranno il Danubio per recarsi all’ infida corte unna dove il loro destino sarà un destino tragicamente tedesco, un destino segnato. s il Danubio lì, proprio lì, scorrerà veloce.
Ruolo di testimone nel tempo,un testimone che scandisce lentamente con il suo scorrere lento all’ingresso in Austria quei 186, cento-ottanta-sei lenti scalini di Mathausen . Per poi mostrare come l’Austria, ormai riposata, sembri felice di essere uscita dalla storia, dalla sua storia per entrare in letargo fluviale a suon di valzer.
Splash, un sasso nel Danubio austriaco :"L’Assedio di Vienna".Era il 1683 quando Vienna venne posta sotto assedio dai turchi. La statua di Sobieski, il re polacco che contribuì in maniera determinante alla capitolazione turca in piazza Carlo e la testa del visir musulmano Karà Mustafà, conservata presso il museo storico di Vienna, sono lì a testimoniare uno scontro tra oriente e occidente svoltosi sulle rive del Danubio
Splash, l’acqua che si muove in Slovacchia: Bratislava coi suoi musei di orologi e coi suoi cimiteri giacenti ai lati delle strade, quella Bratislava conciliatasi più facilmente con la restaurazione sovietica del ’68, rispetto ai penalizzati cugini cechi della Primavera di Praga.
E le onde ungheresi: marea orientale ed asiatica che travolge. Le sue acque blu, tristemente magiare ci portano a Budapest, vera signora del Danubio, messa in scena di signorilità e imponenza di chi nella storia è stato troppo spesso protagonista. Quella Budapest unita a Vienna nel destino, quella Budapest austro - ungarica con un animo a metà tra l’ asiatico e l’ europeo capace di uscire dal patto di Varsavia che porta al 1956 quando la repressione di una rivoluzione si affacciò lungo il Danubio.
Si proiettano poi sull’Ungheria le ombre derivanti dalla cortina di ferro (il viaggio dell’ autore si svolge prima del 1989, anno della caduta del muro di Berlino).
La cortina di ferro divideva in due l’Europa , contrapponendo a ovest il sistema capitalistico e a est l’ Unione Sovietica e l’economia socialista.
L’Ungheria era un paese satellite dell’ Unione Sovietica. Tutto questo fino alla sopra citata Caduta del Muro
Tornando allo scorrere del fiume protagonista si tocca poi l’Atene Serba, culla culturale e politica; Novi Sad, dove le lingue serbo, ungherese , slovacco , romeno e ruteno seguendo le acque matriarcali del fiume si riuniscono sotto la supremazia serba e della sua ala militaristica .
Milosevic e il disfacimento dell’ex Jugoslavia sono cose a noi fin troppo note e Claudio Magris sembra solo poter intuire le tragedie future.
Il progenitore fluviale accompagna dunque l’ incerta geografia bulgara. Approssimative erano le cartine geografiche della Bulgaria di due secoli fa. E poi secondo Kitanka ,chiunque viva in Bulgaria è bulgaro e non esiste il problema mussulmano.
Bucarest: ultima capitale toccata dal Danubio e dalla Storia.
Ceacescu era il padrone assoluto ma poi il Danubio se lo è portato via.
Viaggio ed avventura interiore, raccolta di tipo enciclopedico e digressione immaginifica. Raccolta di luoghi, libri e storie di vita capaci di valicare il limite della Storia ma bonariamente intrappolati nella barriera danubiana.
Una nuova odissea senza barriere se non quelle delle acque blu perché il Danubio è più di un fiume, è un legame che in epoche differenti ha dato l’idea di una federazione danubiana o che semplicemente ha tenuto unito l’area mitteleuropea e non solo, un legame nella letteratura, nelle anime e nei pensieri di chi lo ha visto.

Garage Olimpo-

REGIA: Marco BECHIS
PRODUZIONE: Arg/Ita - 1999 - Dramm.
DURATA: 98'
INTERPRETI: Antonella Costa, Carlos Echeverrìa, Dominique Sanda, Chiara Caselli, Paola Bechis, Enrique Pineyro, Pablo Razuk

Per cominciare: un plauso alla scelta della colonna sonora perchè non si è voluto appesantire il tutto con marce pompose o funebri, c'è spazio e molto per la canzone leggera e addirittura una canzone italiana.
Il tema è pesante e il film non può essere leggero. Lo si capisce già dalla locandina dove una ragazza bendata sembra guardarvi dritto negli attraverso la benda.La trama è un canovaccio, un intreccio, un pretesto per tenere su e presentare a più pubblico possibile un avvenimento storico che pare a noi così lontano nel tempo e nello spazio. E invece accadde in Argentina poco più di un ventennio fa. L’esercito argentino salito al potere attraverso un colpo di stato passa a eliminare le persone non gradite.
Buones Aires è viva, vive come può vivere solo chi rimane indifferente alle tragedie. Tragedie che diventano incubi nelle viscere di questa città,
viscere che si materializzano in un anonimo garage, il suddetto Garage Olimpo, dove vengono deportati i prigionieri-
Il dvd si segnala per il coraggio nel proporre a distanza di tempo una vicenda sussurrata e per la ricchezza di informazioni mentre il film in sé sembra non ingranare mai( molto toccante è il materiale extra utilizzato,compreso le interviste ai familiari dei desaparecidos)[nota nella nota segnalo anche la canzone di daniele silvestri desparecidos riguardo a questa tema].
Ma c'è chi ha coraggio e c'è chi presenta la propria faccia e chi l'aveva già rimessa davantial tribunale della storia dove non solo Pereira può sostenere qualcosa.
Guradatelo

Big Fish- il gusto del novellare nel cinema americano

Titolo completo: Big Fish: Le storie di una vita incredibile
Regia: Tim Burton
Inizia il film: Tim Burton delude poche volte.
Big Fish: un anello un pesce un fiume i nibelunghi e il ciclo bretone (tutto senza virgola perché tutto sena interruzione), cinque minuti e la fantasia cavalca a briglia sciolta...
è la storia di un uomo che diventa mito, un building romance che Hollywood non potrà mai premiere con un oscar (non si premia chi elogia la fantasia quando devi e vuoi fare soldi).
E ci sono nani, giganti e cani ballerini ma con molto più stile di mediaset...
c'è un poeta che scrive ben tre righe per poi finire a rapinare banche e c'è un villaggio chiamato Spectre dove una strega con un occhio di vetro d può vedere la tua morte
e poi la storia comincia e il ritorno al fiume e il rito sacro il pesce l'anello e mille mitologie che si specchiano nell'Alabama (Sweet home Alabama)
è un film da vedere, da capire, da sognare...se avete tempo o semplicemente se volete impreziosire il vostro tempo.

clash pedia- Spanish bomb

Batteria e ritmo allegro,si comicnica... leggero e poi subito si attaca con frasi forti come gli spari del 39 e la morte di un poeta come Federico Garcìa Lorca che è appena andato,altre immagini, diapositive ferme sull'onda della storia: i buchi di proiettile sui muri dei cimiteri e le macchine nere della guardia civile. I Clash scelgono di proiettarci così nella guerra civile spagnola con questa descrizione mentre Londra nel loro album sta ancora chiamando, la Storia brucia pagine su pagine e gli uomini ne fano scempio... I combattenti per la libertà muiono sulle colline cantando la bandiera rossa e indossando quella nera, sempre anarchia che chiama la vita e porta morte.
Ma si può ancora sentire l'eco dei giorni del 39? Suonano e cantano Strummer e compagni, suonano e cantano una musica che ci arriva da altri tempi e forse una musica che non tornerà più...

La canzone letteralmente ha nel suo coro spagnolo la seguente frase: Ti amo ed è oltre, oh mio cuore, una dichiarazione d'amore o l'impegno del coraggio durante la guerra secondo la militanza politica dei Clash? Secondo me sempre di amore si tratta, amore in ogni sua forma...l'amore che rende fluido il sangue nel cuore...lo stesso amore che si prova ascoltando questa canzone...

è solo una canzone di 3 minuti e ventuno secondi, dimenticata dalle stazioni radio, ignorata dalla televisioni e dalla pubblicita impegnata in strategie di marketing dsevastanti come le bombe...già come le bombe, rischiaccio play e la batteria riparte con meno allegria ma più consapevolezza...