Thursday, December 13, 2007

BEATINONBATTUTI PARTECIPA AL CONCORSO DE

IL SOLE24ORE

www.beatinonbattuti.splinder.com

Un anno al suo meglio

Perché il suo meglio siete voi. Perché non parteicpare essendo stati selezionati a discrezione
de ILSOLE24ore ad un progetto del genere dove si sa che in partenza vincerà Grillo /a proposito
non si accettano scommese su G), presentandoci come scommessa?
In fondo i giovani, i signor nessuno hanno voglia di fare anche lontano dai riflettori
Perché no, un po’ per ringraziare i lettori affezionati- fidelizzazione mi pare la chiamino alcuni,
termine moderno per ruffianeria. Ma anche per trovare altri nuovi lettori. E trovare la forza da voi


Adottate un pensatore escapista

Sarà natale per tutti, fate che sia Natale anche per un pensatore escapista.
Beatinonbattuti non è il mio sito, è il vostro sito di voi tutti che venite qui sapendo di trovare
qualcosa che da altre parti non c'è. Ma beatinonbattuti non è solo quello, è certamente il
riferimento principale che trascina dietro i suoi fratelli:
Ecoaperdere
Marvelzombieagain
Oblogg
Vecchiestorie

Il mio scopo è quello di fornire grazie anche a collaborazioni con altri partner, come Freaknet,
Europaoggi e ilFattonline per dirne alcuni, di un informazione libera, sotteranea, una controcultura
come quella che ebbe origine in america al tempo dei Beat (Beatinonbattuti è Beat i non battuti ma è anche Beati non battuti)
Parlare di cose serie e di cose interessanti a modo mio, come interessano a voi.
In fondo di qua sono passate vedi.. contatore persone... (ah se avessi avuto un centesimo per ogni
click). Qui potete scambiare e ricevere informazioni con altre genti e altre persone. Con artisti, scrittori, musicisti famosi e non. Avete letto qui i pensieri e le parole di:

Marv Wolfman,
Terry Moore,
Simon Reynolds,
Tania Dervaux, (piccolo merito per essere stati gli unici in Italia ad affronta il caso politico in sè)
Leo Ortolani,
Cristina Donà,


E non avete letto molti altri per le limitate possibilità di un pensatore escapista.
Ora voi potete rendere meno limitate le possibilità di questo progetto.
Con un semplice click. Votando Beatinonbattuti su PREMIO SOLE 24ORE

categoria Blog

Qui avete sempre trovato un punto di riferimento sballato di un mondo troppo giusto
Recentemente avete potuto trovare informazioni e delucidazioni, approfondimenti chiarimenti
e punti di vista inediti su argomenti come:

John Titor
11/9
South Park
selezionatori risorse umane
il becchino salvavita
Roma Napoli
Una poetica fuga di cervelli

e inoltre...

il ritorno di capitan america su marvelzombieagain
dieci sorpassi e... su Eco a perdere

Vi sembra poco?
Beh allora tornate all'informazione ufficiali e alle gran casse di partito

E ora anime perse sulla strada prendete come consigliava Robert Frost


LA STRADA NON PRESA..
Io presi la meno battuta,
E di qui tutta la differenza è venuta.



per votare occorre registrasi al sito de il sole24
i voti vanno da uno a cinque
pià cinque stelline si prendono meglio è

Monday, November 19, 2007





















il Secolo XIX oggi parla di me

Thursday, November 08, 2007

Dieci sorpassi e un terremoto

Il calcio è emozioni e sorprese.Lo sapeva bene Pasolini che della sua passione per la pedata non ne ha mai fatto segreto, così come Soriano ha contribuito a rendere romantico il calcio. Una partita di pallone è una metafora sulla vita.Anche Enzo Biagi, appassionato del Bologna commentava:

“ Da giovane mi dovetti trasferire da Bologna a Milano, e quando il Bologna batteva il Milan e l’Inter, vedevo tutto ciò come una piccola rivincita sulla vita”.

Calcio e sentimento, calcio e passione, ma anche calcio e thriller. E’ quello che ci presenta Andrea Bacci con il suo “Dieci sorpassi e un terremoto”, viaggio intorno a storie, personaggi e segreti di undici scudetti con brivido finale (1967-2006)
In copertina Gassman, ne il Sorpasso di Risi e dentro gli ultimi decenni di un calcio che fu di provincia, come quello di Verona, rivoluzionario come quello di Sacchi, poetico e corrotto come quello di Maradona.
Ogni campionato è stato rivisitato con piglio e scrupolo in chiave giallo-letterario da Andrea Bacci che onestamente ha scritto un buon libro sul calcio.

Edizioni Bradipo libri www.bradipolibri.it

Thursday, October 11, 2007

nuova recensione e intervista per Eco a perdere

questo invece è apparso sul blog di Volso
www.volso.splinder.com

martedì, ottobre 09, 2007


Eco a perdere, di Fabio Izzo (Ed. Il foglio, 2005)

Recensione ed intervista



Questo libro è una provocazione bella e buona. Su questo non c’è alcun dubbio.
Ma non pensate male, non scappate solo al sentire la parola “provocazione”. Non parliamo di provocazioni sessuali, a cui l’editoria ci ha tanto largamente abituato che potremmo chiamarle ripetizioni e non provocazioni. Non parliamo di provocazioni da best seller, di idee strampalate come la prole di Gesù Cristo e della Maddalena, e non parliamo neanche di proclami politici, di cui siamo già largamente vittime ogni giorno.
E’ un libro e seppur piccolo parte da quello che dovrebbe essere un libro, per l’appunto.
Parte dalla letteratura. Cos’è la letteratura? Fabio Izzo lancia i suoi segnali, in uno stile personalissimo, in prima persona. A volte è un delirio, a volte una pentola che brontola.
A volte ricercato, a volte sembra un garzone di bottega.
Questo piccolo romanzo “del nuovo millennio”, così si autodefinisce, è lanciato come un vascello vecchia maniera, che non si fida di tecnologie avanzate per trovare la strada, ma preferisce le stelle luminose.
Milosz, Schultz, Singer, Ginsberg, Kerouac, Corso, De Filippo, per dirne alcuni. Senza dimenticare Maradona. Senza dimenticare le città che tocca, in un viaggio individuale alla ricerca del perché. Da Acqui a Napoli, a Marsiglia.
Perché scrivere dopotutto? Perché sforzarsi a mettere nero su bianco qualcosa quando il mondo è invaso da pagine e pagine montate ad arte solo per intrattenere?
Si incrociano nella calma e sonnolenta provincia piemontese musiche legate ad esperienze lontane dal nostro vivere italiano, ma non di chi ha volato sulla propria immaginazione. Parliamo dei Beatles e dei Nirvana.
Ma non mancano anche i nostrani, Rino Gaetano, De Andrè, con cui si apre il libro. Dopotutto è stata la stessa Pivano a “sdoganare” il cantante genovese come poeta degno della tradizione medievale. La stessa Pivano che ha portato in Italia Kerouac, Ginsberg, Corso, la generazione beat. E sembra tutto ricollegarsi, come una magica “sbornia cosmica”, il tutto in una notte memorabile.
Si lascia andare Izzo, in questo viaggio e ci conduce per vie tortuose nei suoi ricordi, nei suoi pensieri.
Si, questo libro è una provocazione. Forse è solo per sognatori, per chi crede nella letteratura, non nei grandi nomi. Per chi non si stanca di cercare a pag 221 un autore fino a quel momento sconosciuto. Per chi ha fame di leggere, ma senza piegarsi alla moda del momento. Che quelle vanno e vengono. I sogni no, se sono buoni rimangono, per sempre. Come la letteratura.



Intervista:

-Sei uno scrittore. Su questo non c’è dubbio. Uno scrittore emergente e possiamo solo immaginare quanto sia difficile non demordere. Puoi dirci quanto è stato faticoso per te, che di certo non sei Umberto Eco, trovare un editore disposto a rischiare qualcosa per te?

In verità non è stato difficilissimo,all’epoca ho trovato un editore coraggioso che si è lanciato senza troppe remore in un progetto “working progress” com’era Eco a perdere. Il problema per me è ora. Perché dopo un romanzo sperimentale che non ha venduto migliaia di copie è difficile pubblicare altro.


-Quando hai cominciato a scrivere Eco a Perdere, come hai organizzato il tuo lavoro? Cosa avevi in mente?

Una domanda a cui rispondo volentieri:quando scrivevo Eco a perdere avevo in testa una play list dei nirvana

- Dall’autodistruttiva esperienza di Cobain alla creatività inesauribile di Ginsberg. Com’è navigare tra questi due estremi?

Sono i due estremi della creatività, entrambi alla ricerca di una stessa cosa:la beatitudine.
Allen l’ha trovata in ogni cosa, Kurt solamente in parte.
Penso che tutti no ici troviamo a navigare sotto lo stesso cielo in mari differenti tra questi due estremi.
Personalmente posso dire di non sapere come si fa…ci sto provando nel modo migliore a me consono.

-I beat, i calcio, la musica. Sembrano la triade che guidano il tuo romanzo. Quando hai cominciato a pensare a queste cose? Come ti si sono presentate?

I beat sono le radici della mia letteratura. Ho pensato di cominciare a fare letteratura quando ho scoperto i beat e la loro eredità.
Il calcio è qualcosa che qui da noi si respira e la musica è quello che ci accompagna.
Sono gli elementi di una vita comune di tutti i giorni usati per re-interpretare la realtà in chiave poetica.

- Cosa ti ha portato tra le braccia dei beat? Ci sei arrivato casualmente, attraverso persone, incontri, oppure attraverso percorsi “accademici”?

Una panchina. Un estathè. E quelle caldi estati che sembrano non portare da nessuna parte.
Questo mi ha portato ai Beat. Ricordo di come spulciavo i libri di Ginsberg, Corso, Kerouac e di come mi mettevo alla ricerca di altri libri di loro o di altri. Sono semplicemente capitati nella mia vita.


- Anche se dopotutto possiamo coglierlo dal libro, puoi raccontarci dell’eredità beat che hai raccolto?

L’eredità più diretta è che tutti possono migliorare le cose proponendo un sistema alternativo.
I beat erano propositivi, li classificano e li deridono spesso e volentieri con 4 righe,
Ma erano propositivi, in base alle loro convinzioni erano arrivati a proporre una struttura parallela alla società civile. Una società dove la letteratura, la poesia, la musica, erano tutte considerate come necessità.


-Il libro è contaminato dalla poesia, poesia in versi (possiamo considerare dopotutto anche la prosa poesia in un certo senso). Fino a quanto credi sia possibili, stilisticamente, riuscire a conciliare le cose?

E’ difficile molto difficile combinar le due cose perché i versi cambiano respiro alla narrazione, io ci ho provato e non so se ci sono riuscito fino in fondo.Ho cercato di intercalare, di integrare i versi nel momento giusto e al posto giusto creando un legame forte, cercando di riuscire respirare con il lettore.

-Oltretutto è uscita anche una tua raccolta di poesie, in inglese. Com’è il tuo rapporto con le altre lingue quando scrivi?

Dipende. Io pasticcio in qualche lingua, anche in italiano.
Capita che a volte il verso la frase, esca da sé direttamente in un altro idioma.
Altre volte ricorro alla traduzione di me stesso.

-Dopo l’uscita in libreria stai cercando nuovi sbocchi. A parte le difficoltà editoriali, sappiamo comunque che continui sulla tua strada (per fortuna). Due uscite, disponibili su http://stores.lulu.com/fabioizzo
Puoi spiegarci come mai questa scelta on line?

I due prodotti su lulu, sono cose che io stesso ho definito molto poco commerciali.
Un editore non avrebbe mai investito in una serie di racconti di neo privitismo o in poesie riguardanti la Finlandia.
Così mi sono giocato la carta dell’autoproduzione a rischio ridotto.
Se qualcuno è interessato può liberamente prendersi il libro o l’ebook senza tanti problemi.
Il problema è far conoscere il libro.
Con mia sorpresa l’Università di Tampere mi è venuta in soccorso…


Domanda di rito con cui di solito si chiude (ma potremmo andare avanti) stai lavorando su altro?

Purtroppo sì.
Ho finito l’Hildebrando e Con un amore che sono in cerca di editore
Poi dovrebbe partire un mio personalissimo progetto teatrale con Carlo Beltrami.
Sto rivedendo il re dei disadattati, in parte presente su internet e sto scrivendo un romanzo che per ora si intitola Sferragliando verso Sud.
E poesie, poesie che nessuno legge.

Thursday, October 04, 2007

Fabio Izzo: Nel tuo ultimo libro Là non è qua la tua anima
letteraria si è divisa in due. Hai scomposto il tuo modo di
scrivere adattandolo alla sezione cosiddetta “americana”
e alla sezione russa. In seguito a ciò quale anima senti
maggiormente tua?


Yuri Druzhnikov: Le riconosco entrambe come mie anche
se in modo diverso. Ho trascorso la prima metà della mia
vita in Unione Sovietica e la seconda qui in America.
Ho avuto modo di poter sviluppare materiale per la mia
scrittura scrivere da tutti i “miei” paesi. Nel mio recente
libro, pubblicato da Barbera Editore, mi sono reso conto
che le persone da me incontrate, sia in Russia che negli
Usa, erano così divertenti o così strane che ognuna di
loro, ognuna di quelle eccentriche personalità, erano
l’ideale per una storia speciale ma di breve durata.
Le storie lì raccontate sono vere con un umorismo
particolare e selezionatoe dalla vita come può esserlo per
voi italiani amanti del caffè, una preziosa miscela di caffè.


F.I.: Dalla prima parte del tuo libro (la cosiddetta “qua”)
fuoriescono tutte le manie e le paure tipiche della popolazione
occidentale, sviscerate nel tuo personalissimo stile fresco
quanto geniale che può essere paragonato in campo
cinematografico alle gags dei Monthy Pyton.
Tornando invece in letteratura, pensi che il futuro occidentale
sia strettamente legato alle pillole di Murtibing predette da Witkiewicz?

Y.D.: Secondo quanto indicato dal grande scettico polacco Milosz,
premio nobel per la letteratura e mio collega all’Università della
California, la predizione di Witkiewicz riguarda strettamente la società occidentale ma secondo me non solo quella, le pillole riguardavano anche la società comunista.

Se per pillole intendiamo le mie storie brevi penso che sarebbe esagerato paragonarle ad un romanzo importante come quello di Mitkiewicz.

Come pillole, le mie storie satiriche, danno un sano scetticismo e aiutano a capire meglio il mondo che ci gira intorno.

F.I.: Nella seconda parte, quella russa (la cosiddetta “là”), è quasi impossibile non notare la tua abilità nel rappresentare un mondo nettamente diviso per concetti e idee.

Quale sarà, secondo il tuo pensiero, il futuro dell’emisfero orientale?

Y.D.: Non voglio trascurare il mio essere testimone di tutto quello che fu l’Unione Sovietica, uno sguardo all’utopia di Thomas More e a 1984 di George Orwell, lì abbiamo ritratti verosimili di quello che è stato.

Parlando del futuro, vorrei vedere i paesi dell’Est ricchi come l’America, liberi come l’Europa e pacifici come l’Islanda, ma per ora sono consapevole dell’improbabilità della mia previsione

In realtà l’Eest è povero, soggetto a un mezzo totalitarismo e aggressivo al pari dei nazisti.

La guerra in Iraq è un errore perché Hussein sapeva bene come manipolare il fanatismo e ora il mondo occidentale deve essere forte nel mondo arabo, molto più pericoloso del Patto di Varsavia.

Penso inoltre che un miglioramento per l’ Europa e per gli Usa sarebbe quello di impiegare meno soldati, carri armati e servizi segreti in quella parte di mondo.

Inoltre sarà un bene la cattura di Osama bin Laden.

Credo in un lento processo del emisfero orientale.

Se guardiamo alla Cina e all’India è lecito chiederci se un giorno questi due paesi ci aiuteranno a combattere il terrorismo.

F.I.: Sei un intellettuale russo che lavora negli Usa.

Questo fatto come influenza il tuo scrivere?

Y.D.: Qui in America ho trovato la mia indipendenza; nessuno mi controlla in California su quello che dico o scrivo.

Questo però non li salva dall’essere bersagli della mia penna.

La percentuale di sciocchi è uguale sia qua che .

Non dispongo ora di dati ufficiali riguardanti il fenomeno dell’alcolismo ma quasi sicuramente la situazione è problematica sia negli Usa che in Russia, così come per i senzatetto e altri problemi sociali.

Sono vent’anni che vivo ormai negli States e questo mi ha dato la possibilità di osservare due differenti realtà, la mia madrepatria e il mio paese adottivo.

La Russia è uno stato di polizia, dove il partito del Kgb ha manipolato il paese.

Penso che per la stabilità e la democrazia in Russia siano necessari altri 50 anni se non addirittura 100 anni.

F.I.: Nel mio libro (Eco a perdere) affermo tra le altre cose che lo scorso secolo può essere definito come “secolo russo” a causa dei grandi eventi che ne hanno sconvolto lo svolgimento (basti vedere le date 1917 e 1991).

Ora come il potere, trasferitosi in America, anche la letteratura ha seguito lo stesso percorso.

Si trova d’accordo?

Y.D.: In linea di massima sì ma vorrei aggiungere qualcosa. Ancora non sappiamo di preciso quanti morti ci sono stati in Russia nel periodo 1917-1991 (ufficialmente figurano 60 milioni ma secondo una mia stima si tratterebbe di 90 milioni)

Il potere si è trasferito in America ma l’arte e la letteratura stanno ancora fiorendo in Europa.

In Italia ho avuto modo di constatarlo al Festival Letteratura di Mantova.

L’America è la terra della cultura pop.

F.I: Su quale progetto sta lavorando ora?

Y.D.: Ho appena portato a termine una detective story basata su una storia vera.

Qui la documentazione e la ricerca dei testimoni mi ha portato via molto tempo.

Ora in Italia è in fase di traduzione e sarà presto pubblicato dal mio editore

F.I: Se la sente di darci qualche consiglio:a cosa dovremmo stare attenti per il nostro futuro?

Y.D.: Innanzitutto alla salute!

La longevità e la qualità della vita. So, ad esempio, che l’Italia è impegnata in prima linea nella ricerca sul cancro.

Questo impegno, assieme a quello di altri potrebbe, significare che nel futuro la gente sarà liberata da questo male.

A pensarci, avremmo potuto sentire cantare Pavarotti ancora per molto.

F.I: Qual’è il tuo consiglio per vivere meglio nel mostro mondo?

Y.D.: Salvare le nostre culture e tradizioni. Conservare i valori: famiglia, amore e amicizia.

Rappresentano un’ alternativa al rumore della tv commerciale che ci sovrasta e ci spaventa.

L’individuo necessita di una sua nicchia dove poter amare il prossimo, leggere, scrivere, fare foto e collezionare francobolli.

F.I.: Nel 2001 ha ricevuto la candidatura per il premio Nobel ma non l’hai vinto (e mi dispiace). Ora, ironicamente, le do la possibilità di convincere la giuria a darle il Nobel.

Y.D.: Ma quale soldato non vuole diventare generale!

Solzhenitsyn ha scritto nei suoi diari: “il premio è stato dato, e ancora una volta non a me!” successivamente poi gli fu conferito.

Per scherzo potrei prova a convincere i giurati del Nobel leggendogli le mie pillole da “Là non è qua”. Se riesco a farli ridere magari cambiano idea.

Tuesday, September 25, 2007

La storia di questo libro è particolare.
Lo trovai al ma mare, abbandonato e sepolto sotto migliaia di differenti altri pagine.
Lo acquistai ad un prezzo irrisorio, e fin qui tutto ciò può sembrare una storia di Lovercraft, ma il Necronomicon non c’entra.
Lo lessi tutto quest’estate, in pochi giorni di mare.
E tornato mi ripromisi di scriverne, di dargli spazio, quello spazio che a mio modesto avviso merita.
Ho cercato notizie su Katharine Burdekin ma la rete versione italiana non sembra darle il dovuto spazio.

Katharine Burdekin, scrittrice anticonformista degli anni 30, frequentava gli stessi circoli letterari londinesi di Gorge Orwell, ma fedele alla sua linea politica si dedicò a umili lavori per conoscere l’altro lato del mondo.
Nel 1937 pubblicò questo romanzo la Notte della Svastica, un dissacratorio e disilludente testo contro il nazismo e contro tutte le tirannie.
Già dalle prime pagine la scrittrice rompe tutti i canoni classici e sconvolge i dogmi, proiettando l’Europa futura in mano alla Germania nazista trascesa da Hitler e fedele ad una nuova religione degenerata dai credo nazional-socialisti.
In questo scenario fanta-politico, il nazismo dopo aver sterminato comunisti ed ebrei continua ad infierire sulle minoranze, colpendo la metà femminile dell’umanità.
Ora tocca alle donne, degradate e umiliate, relegate in una condizione di poco superiore a quello animale.
Chiuse in ghetti senza possibilità di scelta con l’unico scopo di procreare figli.
Il vincolo del matrimonio non è cancellato e tra gli uomini l’amore omosessuale è liberamente diffuso.
Se non che è la selezione naturale a impedire la nascita di nuove donne.
Nascono sempre più uomini e le donne sembrano non venire al mondo.
La società è retta dai Cavalieri di Hitler e dai nazisti in generale.
Il resto del mondo è soggiogato a parte piccole comunità di cristiani misteriosamente intoccabili.
La scrittura è cosa proibita, salvo manuali tecnici e bibbia di Hitler.
Ma un Cavaliere, pariah tra i suoi simili, conserva un diario e una foto, e poco prima di morire lo consegna ad Alfred, meccanico inglese anticonformista.
Un passaggio di testimone che sposta gli equilibri del mondo.

Se avete letto la Svastica sul sole (conosciuto anche come l’uomo nell’alto castello) amerete anche questo libro.
Un piccolo gioiello da riscoprire

presente nel catalogo degli editori riuniti

Saturday, September 08, 2007

Wednesday, September 05, 2007

Vita di Chopin attraverso le lettere


“Quando questa terra mi soffocherà vi scongiuro di fare aprire il mio corpo per io non sotterrato vivo”

Prima del 17 ottobre 1849, con questa sintassi sconnessa scrivendo in francese, Chopin si accomiata dal mondo.
Pubblicata in Italia, la raccolta epistolare di uno dei massimi geni musicali espressi dal romanticismo.
Il titolo per volontà o combinazione, ricorda più un agiografia che altro.
Ma tant’è , scorrendo le lettere scritte da un umanissimo Frederic a parenti e amici, più che un santo troviamo un uomo profondamente malinconico quanto ironico e pessimista.
Travolto e coinvolto dalle vicende della vita, amareggiato per dover dare lezioni di musica per mantenersi, schivo e disinteressato nei confronti dei suoi primi concerti, amante della vita semplice, negatagli in seguito dalla malattia, è questo l’uomo che ne emerge.
Chopin uomo dunque, con le sua paure, le sue passioni e i suoi amori.
La vita di un genio esplicata nella maniera più semplice: nel discorrere con i suoi cari.
Chopin nato il 22 febbraio 1810 a Zelazowa Wola e morto a Parigi nel 1849, ora è sepolto al cimitero del Pere Lachaise.
Il suo cuore per rispetto della sua ultima volontà, espressa nella lettera che chiude il volume ( e con cui è aperto l’articolo), è murato nella cattedrala di Varsavia

Vita di Chopin –attraverso le lettere
Edizioni Lindau
pp.296

euro 23

Tuesday, September 04, 2007

Là non è qua-Jurij Druznikov


L’architettura di un libro è cosa fondamentale che il più delle volte viene oggigiorno dimenticata se non addirittura ignorata.
Qui, in questo libro di Druznikov,presentato in Italia dalla Barbera editore per la collana Radio Londra, la forza sgorga dirompente nella sua semplice quanto geniale struttura.
Jurij Druznikov, intellettuale russo esule dal 1987 negli Stati Uniti, candidato nel 2001 al premio Nobel per il suo Angeli sulla punta di uno spillo, questa volta ci offre una sua personalissima mostra antologica letteraria.
Un esposizione del suo mondo che grazie alla sua prosa polivalente arriva a coincidere con il nostro mondo.
L’autore separa, divide, mescola e gioca con le sue due anime letterarie: quella americana e quella russa.
Due grandi letterature messe a confronto, sbeffeggiate, osannate e celebrate contemporaneamente nei testi qui racconti.
Si comincia con Là, gli Stati Uniti, la prosa è semplice, diretta, tematiche contemporanea di un mondo globalizzato per manie e fobie, per poi trasferirsi Qua, la Russia, quel passato non molto lontano ricco di grandi autori.
E fin qui il gioco sarebbe semplice, ma Druznikov ci dimostra nell’ultima parte del suo trittico, intitolata Qua è là, tutta la sua bravura e aprendoci le porte del suo universo letterario

Barbera editore
collana radio londra
pp.221
euro 16,50

Thursday, May 10, 2007

Libri a confronto: La linea della vita e una casa a Brooklyn Heights

Parliamo ora di due libri che danzano tra di loro.
Non mi capita spesso di raffrontare due libri, e ancora più raramente si possono elogiare due libri così vicini e così lontani.
Lontani per tematiche, stile e cultura ma accomunati da un qualcosa che si ritrova solo nella letteratura. In quel genere letterario maestro che affascina, guida, addormenta e risveglia i sogni della mente.
I due autori sono:Hanna Krall e Truman Capote
Lontani per formazione e per vita, così come sono lontane la Polonia e l’America.
Accomunati e allontanati, questi due scrittori, dalle magnifiche pagine loro due libri:
La linea della vita e Una casa a Brooklyn Heights.
Raccontano entrambi di luoghi, di luoghi della memoria, di paesaggi dell’anima ma di due anime differenti dai diversi passaggi. Mi è capitato così per caso di leggerli quasi in contemporanea, strano scherzo del destino, e vedevo come entrambi gli autori fossero capaci, partendo da una descrizione mnemonica, di intrappolare la vita altrui nelle loro pagine.
La linea della vita, per l’appunto è il libro di Hanna Krall, ambientato in uno storico palazzo di Lublino, dove la vita scorre, dentro e fuori da questo palazzo dove nascono bambini senza unghie e dove le bambine parlano a Dio dandogli del tu.
Una casa a Brooklyn Heights, potrebbe benissimo essere il palazzo di Lublino, solo che è capote e una Storia meno tragica a scorrervi attorno. Non qui la tragica Polonia ma l’America borghese coi suoi personaggi eccentrici, dalla spia russa in incognito, a Knapp l’antiquario, fino al finale tra tuoni e cobra.
Questi due libri vanno di pari passo, in direzioni opposte ma seguono la stessa linea.

La linea della vita
Hanan Krall
Edizioni la giuntina
euro 13

Una casa a Brooklyn Heights
EdizionI Archinto
euro 10 e 50

Tuesday, May 01, 2007

Storia di Zoto-Jan Potocki aiuta a riscoprire il sud

Il recupero da parte della Colonnese editore, casa editrice partenopea, di questo racconto, è qualcosa di prezioso.

Un’opera condotta artigianalmente in maniera artistica.

Un volumetto prezioso, dove le parole di Potocki sono arricchite da un competente saggio di Gianandrea de Antonellis.

Storia di Zoto, fa parte del capolavoro di Jan Potocki, ovvero il Manoscritto trovato a Saragazza.

Il manoscritto trovato a Saragozza è il libro europeo ed europeista per definizione. Ma di questo ne parleremo in separata sede.

Gli eredi Colonnese, hanno concentrato i loro sforzi, su questo racconto, piccolo gioiello di narrativa, inspiegabilmente sottovalutato.

Tant’ è vero che nel suo sviluppo, si vedono tracce e forme riprese nel cinema che va da Sergio Leone e arriva all’Indiana Jones di Lucas.

Il racconto è ambientato a Benevento e parla dei briganti che al sud sono consideranti come eroi.

Un recupero letterario che valorizza sicuramente il territorio sannita, ed è buffo pensare che la riscoperta del sud passi anche attraverso un leggendario conte polacco.

Link alla casa editrice

http://www.colonnese.it/editore.php?y=c2NoZWRh&id=92

Sunday, April 22, 2007

Gustaw Herling- il Pellegrino della libertà

Saggi e racconti, qui raccolti, di un pellegrino per la libertà.
Gustaw Herling, scrittore polacco di adozione napoletana, ha fatto sua, nella vita, l’idea di libertà.
Lui che per la libertà ha combattuto, PER LA NOSTRA E LA VOSTRA LIBERTA' come si diceva una volta in Polonia, lui che ha provato sulla sua pella le privazione della libertà e ha provato sulla sua pelle la libertà intesa alla Sovietica, la barbaria dei gulag per i prigionieri politici.
Tutto nella sua scrittura e nella sua vita si è legato alla libertà.
Anche la sua opera maggiore, “Inny Swiat” ( in Italia tradotto con il titolo Un Mondo a Parte), dove raccontava la sua odissea in cattività dentro il grande ventre dispotico dell’apparato sovietico, è un resoconto sulla libertà negata agli uomini. Herling, scrittore, qui in questa edizione curata dalla figlia, Marta Herling, incontra l’Herling uomo che ha attraversato l’Europa, come soldato del corpo d’armata polacco agli ordini di Anders o come l’intellettuale ospite di Benedetto Croce, fermandosi fisicamente nella corona della costa campana ma restando artisticamente e mentalmente in cammino sempre, restando legato al solo pensiero della libertà. All’altro capo della corona, dove le nude rocce di Posillipo si inerpicano nell’azzurra criniera di onde marine…chiudete gli occhi, pensate alla libertà e leggete
Gustaw Herlin Grudzinski è sepolto a Napoli e io avrei voluto scrivere la mia tesi di laurea sul suo rapporto con l'Italia
Gustaw Herling Kielce 1919 Napoli 2000 Altri titoli: Requiem per il campanaro, L’isola e La notte bianca dell’amore -edizioni l’ancora del mediterraneo

Thursday, April 12, 2007

quel fossile di Saviano-corti di carta- il contrario della morte

Affidandosi ad Ambra per una campagna marketing e puntando sullo spessore del libro, la scelta del Corriere della Sera sembra da insuccesso, ma saranno i numeri a farla da padrone.
Intanto esce Roberto Saviano con il primo corto di carta.
Il contrario della Morte è il titolo del suo raccontone, preso da una canzone di Sergio Bruni, sembra che la nuova corrente campana di narratori si ispiri alle canzoni, vedi Astaco e cielo della Parrella.
Reduce dal successo editoriale di Gommora, Saviano si cimenta nel racconto, genere poco considerato in Italia.
Qui la letteratura italiana, ne “Il contrario della morte” sembra compiere attraverso la sua opera un passo indietro di quarant’anni, Saviano lascia alle spalle la Campania Felix e ci mostra in una lingua impastata, masticata e fossile la Campania fossile.
Un libro che piace agli americani, che vedono l’Italia come un quadro pittoresco, un libro che può piacere ai lettori che amano ritrovarsi e riconoscere piuttosto che rinnovarsi e conoscere. Un libro che andava bene 40 anni fa ma che ormai è fossile, ma in un mondo alimentato dal carbon fossile aspettatevi un grande successo…

Alè Calais- ad un passo dalla favola

Alè Calais
Di Osvaldo Guerrieri
Flaccovio Editore
Euro 10

Di Fabio Izzo

Nel 200 la finale di coppa di Francia vide fronteggiarsi il Nantes e il Calais, una riedizioni calcistica dei romani contro il villaggio di Asterix.
Guerrieri ci ripropone questo avvenimento, rinchiudendo tutto il mondo a Calais, nella settimana prima della partita.
Calais è un ventoso angolo di mondo, una periferia dell’impero, che questa volta ha l’occasione di rivendicare la sua esistenza, lottando contro il calcio miliardario dei grandi club.
Dalla sua parte la squadra ha tutta la città, un piccolo mondo antico che si è visto emarginato e sconfitto ma che non ha mai smesso di lottare.
Così quando i suoi figli, operai, commessi e impiegati comunali, offrono l’occasione della rivincita tutta Calais si risveglia dal suo torpore e scende a vivere l’avventura assieme ai suoi undici calciatori.
Dal sindaco al proprietario del supermercato, dalla pasticceria fino al bar, i colori dell’oro e del sangue saranno esposti ovunque con una rinnovata dignità.
Guerrieri imbastisce con sentimento il racconto di questa avventura, avvicinandolo all’epica, trasportando i piccoli grandi uomini, protagonisti di una cavalcata eroica, vicino al mito ad un passo dal trionfo nell’eco pieno della memoria orale degli sconfitti

Saturday, March 10, 2007

news dal folgio letterario

IL FOGLIO LETTERARIO & EDIZIONI IL FOGLIO
Editoria di qualità dal 1999

Sabato 10 marzo - ore 17,00
Sala della Provincia di Pescara - La Figlia di Iorio

Presentazione del romanzo

Una vita negata

di Franca Maria Bagnoli

A cura di Edvige Ricci - Associazione Donna Mila Ambiente

Saranno presenti l'autrice e l'editore, Gordiano Lupi

dell' Associazione Culturale Il Foglio.

Sarà allestito un piccolo buffet
con i prodotti del Commercio Equo e Solidale.


DISTRIBUZIONE NAZIONALE PER I LIBRI DEL FOGLIO LETTERARIO!

LE EDIZIONI IL FOGLIO DA MARZO 2007 HANNO UN DISTRIBUTORE NAZIONALE AL QUALE POSSONO ESSERE RICHIESTI TUTTI I NOSTRI LIBRI: BOOKS SHOP CONNECTION - Direzione Commerciale: Via degli Abeti n° 346 - 61100 Pesaro (PU) - Italia - Tel. 0721 25508 - Fax 0721 25508 - E-mail: bscitalia@interfree.it - Sito: www.bscitalia.net


La recensione di Giovanna Stanganello:

Le pagine di "Una vita negata" ci trasportano in uno spazio che è l'Atene del V secolo, eppure non lo è: è un oggi inquieto, uno sguardo sul presente misurato dalla distanza di un altro tempo. Il collocamento nella Grecia classica non va inteso sul piano filologico; se pure antiche istituzioni, nomi, figure storiche attraversano le pagine dell' autrice, tali elementi divengono occasione per svelare altro: il tessuto costruito sul silenzio di coloro che alimentano la vita materiale di una città e che da essa sono esclusi, da sempre: le donne, gli schiavi, i meteci. Che l'intento realistico non sia centrale lo dichiara l'autrice stessa quando nelle note finali dice che ha spostato geograficamente il porto di Atene, approssimandolo alla città per le esigenze della narrazione. E' proprio lì, in quello spazio modificato, in quelle figure alterate, attraverso gli spunti marginali legate alle biografie dei personaggi che Franca rovescia la storia e le storie. La caratteristica più rilevante del testo sta proprio nello straniamento e nel decentramento visivo, nel senso di spaesamento costruito guardando i fatti da un'angolazione minore, difforme rispetto alle modalità consuete di considerare eventi e relazioni tra i personaggi. L'autrice prova a calarsi nella vita quotidiana di una giovane ateniese affascinata dal pensiero e dalla personalità straordinaria di Socrate, dal suo insegnamento, dalla capacità dialettica con cui smonta ironicamente le fallaci argomentazioni dei potenti e dei falsi sapienti, di tutto ciò Santippe si alimenta coltivando il sogno di una vita diversa: costruire una nuova storia, che passi attraverso la modificazione dei rapporti ravvicinati e sfoci nell'edificazione di una nuova città, più giusta. Tuttavia questa aspirazione si scontra inaspettatamente con la sordità da parte di Socrate, e del suo cenacolo, ad attribuire riconoscimento intellettuale ad una donna. Il fitto ingarbugliarsi delle incomprensioni allontanano sempre di più l'utopia: ed è lo spazio dell'esclusione a riproporsi, invalicabile, quello che condanna all'assenza. Allora dilagano i cattivi sogni deformandosi in incubi e Santippe si rifugia nella distanza, emotiva prima, intellettuale poi. Ma il distacco da sé non è definitivo e il personaggio sa ancora rovesciare la cifra negativa per cercare il contatto umano attraversando la sua città in un tragitto obliquo, i suoi occhi scrutano il mare e le cose che la circondano e vedono un altro mare, un altro porto, un mercato delle genti diverse dove ad incontrarsi sono le donne, le schiave che rubano le parole dalle case dei padrone, dai ginecei e ne ricostruiscono a loro modo il filo, un'intellegibilità da un universo chiuso e incomprensibile. Anche l'arte maieutica di Socrate appare deformata e in effetti il personaggio viene colpito in modo ingeneroso, la sua psicologia ne risulta appiattita, un po' grottesca; ma è, appunto, un'operazione dissacrante di smontaggio, perché Santippe è pietra dello scandalo e rimprovera una miopia di visione: tanto spazio per la mente dei giovani ateniesi, per i circoli intellettuali dove l'esercizio dell'intelligenza si lega a quello della democrazia, ma cosa vale se non è per tutti? L'esclusione dalla dialettica o, più radicalmente, dal sapere, dalla possibilità di alfabetizzarsi e di lasciare traccia che marginalizza le donne è un'ombra lunga su quel laboratorio di democrazia che pure fu l'Atene del V secolo. Lo sguardo storico impone di storicizzare, lo sguardo narrativo ci spinge a non dimenticare, mai, ciò di cui non c'è traccia: la voce degli esclusi, le ragioni non dette, perché scritte solo dagli uomini e da chi un potere era legittimato ad averlo. Questo Franca non l'ammette per i tempi andati, come ammetterlo per il presente contraddittorio e involuto politicamente in cui ci è dato di vivere? Nelle smagliature di una fragile democrazia sta il personaggio straniato di Santippe che, nella sua sconcertante modernità si ritaglia pezzetti di cielo; lei, se non può essere nella sua città, sarà altrove, in un tempo futuro, oltre le contingenze della povera casa, delle sue mura, delle mura cittadine, oltre i riti degli dei che nulla modificano dell'ingiustizia degli umani. Il desiderio di un altrove è la dimensione e il respiro di Santippe, lo scandalo della sua contraddizione si incarna tra una dolcezza impossibile e l'asprezza bisbetica e indomabile con cui critica la sua città e rivendica, inascoltata, un potere da cui è estromessa. Se la politica la facessero di più le donne, esperte delle tessiture più impensate, un nuovo ordito potrebbe sconfiggere le vecchie trame di un potere maschile e autoreferenziale.


COLLANA SCRITTURE AL FEMMINILE

diretta da Rossella Anelli

Una vita negata di Francamaria Bagnoli - euro 10,00 - pag. 135

ISBN 978 - 88 - 7606 - 144 – 4

Socrate e Santippe. La storia e la filosofia ci raccontano di un filosofo saggio e virtuoso e di una moglie insopportabile e bisbetica. Una vedova poco inconsolabile che alla morte del marito si dedica ad un’attività commerciale di bottega. Una donna acida e indomabile come un cavallo selvatico. Questa la versione ufficiale, lo studio del passato fatto da uomini. Da maschi. Francamaria Bagnoli ci presenta un’altra realtà, un altro punto di vista. Un’altra vita. Una vita di una donna fragile e coraggiosa. Una donna che lotta fino alla fine con la sua società, con la sua città, con la sua famiglia perché le venga riconosciuto il diritto sacrosanto di ogni essere umano: essere uguale agli altri. Uguale agli uomini, uguale alle donne, uguale ai signori o agli schiavi, poco importa.

Temeraria, audace, sfrontata, stravagante, dolce Santippe. Donna del suo tempo, donna del nostro tempo. Donna condannata a vivere dietro le sbarre, perché :

“Chi, come me, ha scoperto che lo spazio ritenuto libero in realtà è circondato da sbarre, non riesce più ad essere felice e la sua infelicità cresce per l’impossibilità di convincere il padre, il marito, gli uomini della città che le sbarre esistono e fanno male. Loro, gli uomini non le vedono, Considerano le donne inferiori a loro e si attribuiscono il merito di proteggere la nostra debolezza, ignorando quanta forza ci occorra per vivere e quanto ci offenda la subalternità a cui ci condannano”.

Sullo sfondo l’Atene del 450 a.c. con i suoi rituali, le sue guerre, la sua politica, le sue superstizioni e la sua brutalità. Una Atene al culmine del suo potere politico, affascinante nella descrizione dei suoi mercati, delle sue spiagge, eppure una città iniqua, spietata, ingiusta. Una città di signori e schiavi, di filosofi e politici, di tribunali e giudizi sommari, di famiglie estremamente povere e famiglie insopportabilmente ricche. Una città piena di contraddizioni che si propagano, si dilatano, accrescono nel rapporto di Santippe e Socrate. Anche l’amore, l’affetto, il sesso sono vissuti in maniera scissa. Schizofrenica, si direbbe oggi. L’affetto per le mogli, il sesso e l’amore per le etere. Le puttane.

Un libro forte e commovente, che si legge tutto d’un fiato ma che rimane appiccicato addosso per giorni, per mesi. Un libro che ho divorato in un giorno e che quando non potevo leggere (tipo in ufficio o in auto) mi mancava. Un libro che HO DOVUTO terminare quella stessa sera, perché altrimenti non avrei dormito. In nessun modo avrei potuto farlo.

Rossella Anelli





Amore e disamore

"Amore e disamore" è un romanzo in venti puntate, venti istanti, venti fotografie. Venti attimi e innumerevoli amori: amori sbagliati, amori brevissimi, amori intensi, amori soltanto sognati, amori mai accaduti. Venti frammenti di vita in cui il giovane protagonista, Francesco, attraverso i suoi amori, le sue donne, la sua potente solitudine e il suo disperato bisogno d'amore, cerca e si cerca, fantastica e sogna, si perde e si ritrova. Venti episodi in cui le storie d'amore di Francesco nascono, finiscono, si perdono, s'intrecciano e si rincorrono. Francesco è un ragazzo come tanti, come tutti. E come tutti annaspa, si dibatte, passa notti insonni cercando e cercando, annega, risorge, in un percorso di cadute e risalite, corse e rincorse, amori e disamori. Ce ne parla l’autore Riccardo Lestini.

Delirio.NET : Ci parli di Amore e disamore e di com'è nato?
R.L.: "Amore e disamore" è prima di tutto una storia semplice, che parla di un ragazzo, Francesco, come tanti, comune e speciale al tempo stesso, semplicemente complicato, tanto per usare un'espressione a effetto. Un ragazzo che, come tanti e come tutti, cade e si rialza, vince e perde, cerca il suo posto nel mondo, si dibatte e non si lascia stare. E che, soprattutto, cerca di crescere. E la sua è una crescita che avviene attraverso le storie d'amore, attraverso le donne che incontra nella vita, le donne di cui s'innamora, le donne che cerca, che lo cercano, quelle in cui s'imbatte, quelle che perde e quelle che ritrova. Amori che spesso e volentieri sono illusioni, e per questo dall'amore si finisce sempre al disamore, alla solitudine, che è appunto la grande protagonista del romanzo. Illusioni comunque necessarie per crescere, scoprire e scoprirsi. È una storia che non ha un andamento narrativo classico, ma ha una struttura, per così dire, "epica". Cioè la narrazione non è logica e consequenziale, ma è frazionata in episodi, venti per l'esattezza, che corrispondono ad altrettanti frammenti fondamentali della vita del protagonista, venti storie d'amore e di disamore. Per questo il romanzo può essere letto anche come una raccolta di racconti indipendenti l'uno dall'altro.
L'ho scritto in un tempo relativamente breve, in tre mesi, nel tempo di un'estate. Originariamente era, appunto, solo un racconto, che è poi il primo dei venti episodi, quello che dà il titolo al romanzo. Poi è successo che mi sono letteralmente innamorato di Francesco, del personaggio che avevo creato. Così gli ho scritto un'altra storia, poi un'altra, poi un'altra ancora…e tutte parlavano d'amore e di disamore. Più o meno al quarto racconto è nato il progetto organico del romanzo, che è nato così, allargandosi a macchia d'olio, senza una meditazione realmente cosciente. Francesco mi si è imposto senza che io potessi oppormi. È stata un'urgenza, un bisogno istantaneo. E credo che lo stile di scrittura del romanzo confermi questa immediatezza, questa non meditazione…
Se devo riconoscere un pregio al mio lavoro, direi proprio questo: la sincerità e l'onestà, il non essere costruito a tavolino…
Delirio.NET : Scrivere è un privilegio smisurato". Raccontaci come vivi questo privilegio.

R.L.: È il privilegio più enorme che mi abbia concesso la vita, senza dubbio. Scrivere è una straordinaria forma di comunicazione dove, paradossalmente, attraverso storie inventate, riesci a far arrivare la tua visione del mondo in una maniera assolutamente più autentica, più vera, più viscerale. Quella frase che hai citato, "scrivere è un privilegio smisurato", credo sia in assoluto la più sentita dell'intero romanzo.
Ho sempre scritto, prima di tutto, per me stesso. Nel senso che, scrivendo, non ho mai pensato a chi potesse leggermi…cioè, non ho mai cercato di costruire storie furbe, studiate, seguendo la moda o i gusti di chissà chi. Ho sempre scritto seguendo il mio stomaco, la mia rabbia, i miei sogni e i miei amori. A chi possa leggermi ci penso adesso, a romanzo pubblicato. Ma durante la scrittura no, non l'ho mai pensato. Questo è il privilegio. Spero di conservarlo in eterno. È un'autenticità intellettuale e artistica senza cui la mia vita sarebbe arida.

Delirio.NET : Il tuo rapporto con l'editoria e il mondo degli scrittori esordienti: ce ne parli?

R.L.: Come per quasi tutti gli scrittori esordienti, anche il mio rapporto con l'editoria è stato difficile, tortuoso, molto spesso frustrante. Sicuramente è stato un incontro scioccante. Stamattina sulla prima pagina di "Repubblica" c'era un annuncio molto accattivante: un premio letterario per opere inedite di narrativa e poesia, consistente nella pubblicazione dell'opera vincitrice, una targa ed un congruo anticipo sui diritti d'autore. Si tratta in realtà di una truffa costruita ad arte, fatta apposta per speculare sui sogni e sulle smanie degli aspiranti scrittori. Spedisci il tuo sudato manoscritto e poco dopo ti rispondono proponendoti una pubblicazione a pagamento…e che pagamento! Tremila euro come minimo…Ecco, il mio rapporto con l'editoria è cominciato così. Alcuni anni fa trovai, sempre su "Repubblica", lo stesso annuncio. Spedii allora la mia opera, e tempo venti giorni ottenni risposta: un contratto editoriale già firmato dall'editore in cui mi si chiedeva di "partecipare" alla stampa del libro con un contributo di quattro milioni delle vecchie lire. Mi veniva fatto presente che anche Montale e Moravia avevano pagato per pubblicare la loro opera prima, quindi… Nella mia ingenuità di ventenne pensai che le cose andassero effettivamente così. Per fortuna non avevo una lira in tasca, i miei ne avevano ancor meno e quindi non se ne fece nulla. Ecco, io devo davvero ringraziare la mia perenne precarietà economica: è solo grazie a lei che non sono mai caduto nelle trappole dell'editoria a pagamento! A parte gli scherzi, pian piano ho capito tutto il marcio che stava dietro queste "sedicenti" case editrici e me ne sono tenuto alla larga il più possibile. Il problema è che l'esordiente, nella situazione attuale, si trova stretto in una morsa: da una parte editori/truffa che gli chiedono soldi, dall'altra i grandi editori che nemmeno rispondono, o se rispondono lo fanno con fredde lettere prestampate. Di isole felici ne esistono pochissime, ed è difficilissimo trovarle. Il Foglio Letterario di Gordiano Lupi è una di queste, una delle poche realtà editoriali che ancora leggono i manoscritti con attenzione, che si innamorano delle opere, che seguono gli autori, che fanno di tutti per promuoverle in un mercato così difficile come quello librario. Gordiano è capitato sulla mia strada proprio quando stavo iniziando a pensare che non ci fosse posto per me nel mondo dell'editoria… gliene sarò grato in eterno: ha ridato fiducia al mio lavoro.
Per quanto riguarda invece il mondo degli scrittori esordienti, bè… vorrei che ci fossero più possibilità di contatto e di incontro. Per quanto mi riguarda seguo con attenzione, e per quanto possibile, le nuove uscite. Però ho l'impressione che ognuno prosegua per la sua strada, in una chiusura abbastanza preoccupante. Una buona parte è certamente colpa dell'egocentrismo degli stessi scrittori, ma nel mondo in cui viviamo c'è anche un sinistro e oggettivo restringimento degli spazi di discussione, di scambio di idee. Per la scrittura tutto questo ha effetti devastanti… del resto, la storia della letteratura parla abbastanza chiaro: i grandi autori si inseriscono quasi sempre in grandi contesti, grandi movimenti, grandi fermenti culturali che oggi, purtroppo, non ci sono più.

Titolo: Amore e disamore
Autore: Riccardo Lestini
Anno: 2007
Editore: Il Foglio
Collana: Autori contemporanei
Prezzo: 12 euro


Benvenuti in casa Simpson

Gialli, eccessivi, irriverenti, sconclusionati, corrotti ed oziosi. Stupidamente affascinati da tutto ciò che è kitsch, dal trash, dal consumismo sfrenato, dalla pubblicità volgare, dai beceri luoghi comuni. Probabilmente i più ordinari ¬ senza mai esserlo sul serio ¬ e meno politically correct protagonisti animati di una sit-com celebre a livello mondiale. Questo sono I Simpson: Francesca Barbolini conduce fra vizi, virtù e meschinità di una famiglia americana sui generis, valutandone il fenomeno mediatico attraverso l'analisi critica del cartoon, del linguaggio visivo e verbale, delle tematiche sociali affrontate, dello smisurato merchandising derivante. Un saggio competente, che sorprende soprattutto per l'amorevole, sincero tributo ai geniali personaggi creati da Matt Groening. Con la prefazione di Antonio Genna, cultore di serial televisivi statunitensi, articolista per "Tv Sorrisi e Canzoni" e "Telefilm Magazine", nonché ideatore del sito web Simpsoniana.

Delirio.NET : Come ti sei appassionata alla saga dei Simpson?

F.B.: È stato amore a prima vista. Nel 1989, facendo zapping davanti alla TV, mi sono imbattuta in quegli sgraziati ometti gialli dal parlare poco raffinato. Sono rimasta letteralmente folgorata. Il format innovativo, i colori decisamente pop, l’ironia dei dialoghi e i comportamenti eccessivi dei 5 protagonisti mi hanno subito conquistata. Da allora li ho seguiti in tutti i loro spostamenti di orario e di rete collezionando tutto ciò che li riguarda. Da oltre 15 anni l’appuntamento quotidiano con i Simpson è un momento irrinunciabile della giornata.

Delirio.NET : Una vera e propria “vivisezione” della famiglia più divertente d’America: come hai proceduto al lavoro per questo saggio così attento e minuzioso?

F.B.: Tutto questo amore e questa passione per i Simpson doveva portare a qualcosa di concreto. Così, quando ho dovuto scegliere l’argomento della mia tesi di laurea in Lingue e Culture Europee all’università di Modena e Reggio Emilia, non ho avuto dubbi: i Simpson sarebbero stati l’oggetto del mio lavoro. Il linguaggio non propriamente televisivo, la critica alla società contemporanea, la grafica e i colori in controtendenza e le tematiche affrontate dalla serie (religione, ruolo della famiglia, corruzione, solo per citarne alcune…) mi fornivano gli elementi giusti per una tesi fuori dal comune, capace di incuriosire e stimolare.
La ricerca, che ho circoscritto alla prima serie dei Simpson, è stata lunga, faticosa e dispendiosa. Un anno di duro lavoro per reperire articoli, oggetti, commenti, critiche e tutto ciò che poteva essermi utile per consacrare i Simpson a qualcosa di più che un semplice cartoon.
L’obiettivo è stato raggiunto. La curiosità ha superato i confini del mondo accademico. La mia fatica letteraria “Benvenuti in casa Simpson –fenomenologia di una famiglia media americana” è approdata tra le mani dell’editore Gordiano Lupi (Edizioni il Foglio di Piombino), che dopo averla letta ha deciso di pubblicarla.

Delirio.NET : Qual è a tuo avviso il segreto del successo di questa serie?

F.B.: Uno dei segreti del successo della serie è senza dubbio la stratificazione dello spettatore. Il fatto di essere un cartoon, rende i Simpson un prodotto che può sembrare solo per bambini, riprende però il tema e la struttura della sit-com e questo fa sì che sia fruibile da un pubblico di adolescenti e di giovani. Se però prendiamo in esame le tematiche trattate e la critica che attraverso queste si fa alla società contemporanea, il target della serie può diventare un telespettatore adulto.
Lo stesso accade se prendiamo in esame il bagaglio culturale di ogni singolo spettatore. Chi possiede conoscenze che vanno al di là di quelle scolastiche, ha un’infarinatura di cultura generale e nozioni di storia e cultura americana, è in grado di apprezzare la maggior parte delle battute ironiche e del sarcasmo che permea in tutta la serie. Percepisce le critiche più o meno velate rivolte alle istituzioni in ogni episodio, e riesce a rivedere portati all’esasperazione e al paradosso gli stessi atteggiamenti che si ritrovano nel quotidiano e a ridere di questi proprio perché cosciente del fatto che le cose non sono proprio così come si vede nei Simpson, ma non sono nemmeno tanto diverse. Un bambino invece, guardando la serie, non andrà al di là delle gag dei vari personaggi; sarà divertito dalle gesta di Bart o dall’espressione di Homer che, dandosi una violenta pacca sulla fronte, esclama: “D’oh!”, e nulla di più. Così come i bambini, anche chi non possiede le nozioni necessarie per fare un’analisi approfondita, coglierà comunque il lato comico ed umoristico della serie, riderà delle disavventure del capofamiglia e degli scherzi vivaci di Bart.
Ognuno insomma, guardandoli percepisce diversi livelli, dà diverse interpretazioni e coglie sfaccettature diverse.
Il motivo di un riscontro così duraturo si deve però soprattutto all’attualizzazione della serie. I Simpson sono collocabili come tempo in una realtà contemporanea sempre in evoluzione. Nonostante per i protagonisti il tempo non passi, noi percepiamo comunque lo scorrere del tempo. Il fatto di trovare Clinton, Liz Taylor, Fidel Castro, Bill Gates o gli U2 far parte, per un episodio, del cast dei Simpson, data la serie e la porta ai giorni nostri.

Titolo: Benvenuti in casa Simpson. Fenomenologia di una famiglia media americana
Autore: Francesca Barbolini
Anno: 2006
Editore: Il Foglio
Collana: Fumetto
Prezzo: 12 euro




Domenica 11 marzo , ore 17 nella rassegna "Fogli di tè" , i piaceri
del
gusto, il piacere della letteratura, organizzata dal comune di
Cavriglia ,
provincia di Arezzo, a Villa Barberino- Meleto valdarno, il classico
appuntamento del tè letterari della domenica pomeriggio:
Presentazione del libro : "La Leggenda del Pino Gobbo" di Sauro Testi

La leggenda del pino gobbo di Sauro Testi

euro 12 - pag. 140

ISBN 88 - 7606 - 134 - 7

"Le generazioni sono come le stagioni, ne finisce una perché ne possa
cominciare un'altra."

Non è facile rispettare i propri personaggi. Troppo più facile
utilizzarli
per dire qualcosa, renderli maschere dietro le quali ci si agita. Testi
questo l'ha capito, e nel suo nuovo romanzo racconta, come antidoto
all'oblio
delle cose, delle commedie e delle tragedie che sente e che vede
avvenire
intorno a lui, in una Toscana silvana piena di odori e sapori antichi.
Non è
un romanzo a tema La leggenda del pino gobbo. La sorte dei protagonisti
non
viene mai messa in discussione. Non c'è salvezza e nemmeno tragedia.
Perfino
la scoperta di una verità insostenibile e assurda non è che un tassello
capace di completare una storia dolente. Adatto a un pubblico giovane
ma di
età superiore ai dieci anni.





DISTRIBUZIONE NAZIONALE PER I LIBRI DEL FOGLIO LETTERARIO!



LE EDIZIONI IL FOGLIO DA MARZO 2007 HANNO UN DISTRIBUTORE NAZIONALE AL
QUALE
POSSONO ESSERE RICHIESTI TUTTI I NOSTRI LIBRI: BOOKS SHOP CONNECTION -
Direzione Commerciale: Via degli Abeti n° 346 - 61100 Pesaro (PU) -
Italia -
Tel. 0721 25508 - Fax 0721 25508 - E-mail: bscitalia@interfree.it -
Sito:
www.bscitalia.net





COME ORDINARE I NOSTRI LIBRI



1) Direttamente dal sito dell'editore: www.ilfoglioletterario.it - e a
mezzo
mail ilfoglio@infol.it - Spediamo contrassegno con soli due euro di
spese
postali, ma si può anche fare un bonifico anticipato o un versamento su
ccp
19232586.

2) Nelle librerie convenzionate www.ilfoglioletterario.it/acquista.asp

3) Via Ibs www.internetbookshop.it o www.365bookmark.it

4) Tramite il distributore nazionale BOOKS SHOP CONNECTION - Direzione
Commerciale: Via degli Abeti n° 346 - 61100 Pesaro (PU)
Italia - Tel. 0721 25508 - Fax 0721 25508 - E-mail:
bscitalia@interfree.it - Sito: www.bscitalia.net

5) In ogni libreria italiana di buona volontà (ovvero che non venda
solo
Faletti e Dan Brown e che sia disposta a comporre lo 0565 45098 opure
a
scrivere una mail a ilfoglio@infol.it e a ordinarli)

6) In tutte le fumetterie PANINI, STARSHOP e PEGASUS.

7) DA CASALINI LIBRI - FIRENZE - distributore per la TOSCANA - Casalini
Novità <acatella@casalini.it>

8) Presso ALESSANDRO DISTRIBUZIONI - Bologna -
http://www.fumetto-online.it - ad@alessandrodistribuzioni.it

9) Telefonando voi stessi allo 0565 45098, scrivendo una mail a
ilfoglio@infol.it o una lettera (se non siete telematici) in via
Boccioni
28 - 57025 Piombino (LI).



COMPRARE UN LIBRO DI UN PICCOLO EDITORE NON E' IMPOSSIBILE...

BASTA VOLERLO!

HO BRUCIATO LE TAPPE E MI SONO SCOTTATO ovvero Spirito del Tempo e Ironia dello Spazio

Pietro Campanile

HO BRUCIATO LE TAPPE E MI SONO SCOTTATO ovvero Spirito del Tempo e Ironia dello Spazio

Collana Le scommesse

Edizioni Progetto Cultura 2003 S.r.l.

Metafisica dell’Ironia. Dichiarazione d’intenti. Schizzofrenia.

Una scommessa per l’appunto. Tutto è in gioco. L’autore si mette in gioco e vi mette in gioco.

In poche parole il testo si presenta come una raccolta di pensieri e di aforismi, alla Lec per intenderci (vedi Pensieri spettinati). Ma in realtà o secondo la mia umile realtà oggettiva è un Decamerone dedicato al Cut Up. L’opera del Boccaccio rivisitata da William Burroughs.

La realtà così com’è reinterpretata e spezzettata secondo la volontà unica dell’autore.

Questa è la realtà in cui siamo, ben in vista, ma scomposta e sconclusionata volontariamente da quest’autore che sicuramente è una scommessa, non so se vinta, ma sicuramente da giocare.

Questo fa Campanile, più arguto che ironico, ironico solo a tratti in questa sua opera.

Dal suo punto di vista privilegiato, la sua vita , i suoi amici, le sue conoscenze, tutto quello che assorbe viene poi espulso in maniera scritta:

-Le principesse sono quelle ragazze con una matri­gna stronza.

E poi le vacanze, la sessualità, la polemica contro al società e contro TrenItalia, dove invita a stare tutti all’erta con Ironia:

È iniziata una nuova settimana. Anche oggi il lunedì è giunto in anticipo e Trenitalia non riesce a capacitarsi, mentre si scusa per il venerdì che già tarda ad arrivare.

Purtroppo non tutto è a livello alto, forse per vendere bisogna abbassarsi e Campanile lo sa e infarcisce alcuni brillanti pensieri con trovate goliardiche e cadute di stile, forse volontarie o forse no, ma questa è la realtà. Così è se vi pare.

Da leggere se vi piacciono Pirandello, Stanislaw Lec, Woody Allen e i b movie anni 70

COL CULO SCOMODO – NON TUTTI I PIERCING RIESCONO COL BUCO di Antonella Lattanzi

COL CULO SCOMODO – NON TUTTI I PIERCING RIESCONO COL BUCO di Antonella Lattanzi

Raccolta di racconti pubblicata nel novembre 2004 per la collana I Lemming della Coniglio Editore

Parlare si sé stessi senza essere sé stessi.

E’ questa la bravura della Lattanzi.

C’è tutto in questa serie di racconti, tutto lo scindibile universo umano che va dall’amore alla disperazione: dall’amore saffico, alla tossicodipendenza, passando per la prostituzione, per viaggi interminabili in treno e per feste basche.

Vi si respira l’odore leggendo questa prosa e potete ragguardevolmente immaginare i luoghi degli episodi ( e vi assicuro che a me capita poche volte, e una di quelle è il pezzo di On the Road di Kerouac, la parte in Messico nda).

La Lattanzi ( che ha un cognome che il mio programma di scrittura modifica appena non guardo in Lattanti eh eh) ha una penna abile, scavatrice, gratta i solchi della realtà e ne estrapola materiale prezioso e poi da brava orafa della parola lo incastona in libri.

Un esordio, questo il suo, anche se sbaglio perché ora come minimo è arrivata a quota due libri( non ho letto il secondo non chiedetemene nulla), sicuramente valido.

L’autrice arricchisce il tutto con omaggi a De Andrè e acuti alla Rino Gaetano ( io ho apprezzato molto l’ultimo racconto al riguardo- anche se devo ammettere che avrei preferito veder l’autore Rino Metano sposato con l’armadio giallo e non che sposta l’armadio giallo)

Il racconto più intenso dove si scaldano umanamente le pagine è il terzo Riscaldavano grammi e grammi di serenità iniettabile su un cucchiaio annerito, storia di vite difficile mentre il primo Tiro fuori la lingua e le picchio piano il padiglione auricolare è un overtoure in cassa tonante, esplodenti di frasi sensazionali e di effetti speciali e vi tieni lì incollati ma poi, non so, qualcosa non va, il meccanismo rallenta e restate lì, come restate sempre nelle vostre vite.

Seguite questa autrice che nell’esordio vi lascia accompagnati da un coniglio in un libro pieno di meraviglie. Così come dovrebbero essere i libri

Sunday, February 25, 2007

La strada di Levi

La strada di Levi

L’idea è forte è buona...ripercorre il viaggio de La Tregua di Primo Levi, nell’Europa, nel mondo di oggi....

Dalla Polonia all’Italia, andando a Est....

Com’era allora nelle parole di Levi e come è oggi nelle immagine di Ferrario...

Auscwitz e poi Cracovia, Nowa Huta e Wajda che parla...qui il primo incidente di percorso, Wajda non c’entra nulla né tanto meno il suo Uomo di Marmo, ma sentirlo parlare è sempre un piacere, così il viaggio in Polonia diventa una galleria di immagini sugli enormi casermoni dimessi di una società industriale che non è mai stata competitiva....

Il passaggio è in Ucraina, quell’Ucraine che piange uno dei suoi cantori nazionali, ucciso perché cantante ucraino, poi la Bielorussia e il suo essere ancorata all’epoca dei Soviet, e la Peste, quella che era peste una volta ora è l’area di Chernobyl, la repubblica formale di Macedonia, spopolata dei suoi adulti immigrati altrove, l’Ungheria dei ricchi italiani che si scontrava con quella dei poveri, Ungheria ancora in conflitto...

Idea forse ispirata a Danubio di Claudio Magris (sempre qui è disponibile la recensione)....comunque ben realizzata, ricca di immagine, di spunti, di moti del cuore e di parole sagge unite da musiche andate e andanti.

black book

La resistenza olandese, la resistenza umana di un’ebrea.

Dove si può arrivare, o dove si poteva arrivare in tempi brutali e folli?

Verhoen apre il suo libro nero sulle tragedie e sugli orrori della Seconda Guerra Mondiale in Olanda e ci mostra eroi piccoli e dimenticati, vittime oltraggiate e schiacciata dai grandi ingranaggi dei complotti di sempre.

La resistenza umana di una ragazza ebrea è quello che porta avanti il film e dunque il mondo.

Rimasta senza famiglia, senza legami si dedica ad una causa eroica (la resistenza olandese) con una motivazione semplice (la sopravvivenza), il tutto unito da una vena di eroismo e dal sapore amore di chi ha già perso tutto.

Si è visto di tutto da Pasolini, a Visconto, a Brass, e si potrebbe dire già visto di questo spaccato folle e assurdo, ma Verhoen usa la sua mano e la immerge in Eros e Thanatos in maniera personale, e anche se molto sembra già visto, il pensiero non ha un attimo di tregua, non galleggia in spazi morti ma resta ancorato lì a quel mondo che va avanti

il nazista e il barbiere-hilsenrath

Edgar Hilsenrath

Il nazista e il barbiere

Edizioni Marcos y Marcos

Titolo originale Der nazi e der friseur

La Storia è quella nota e risaputa, ma a volte la Storia è piena di mille piccole altre storie.

Hilsenrath accompagna la Storia, o parte di essa, con mille altre storie.

Schulz e Filkenstein, cognomi che una volta incontravi assieme in Germania...

Schulz tedesco e Filkenstein ebreo, qui la Storia la sapete e immaginate dunque cosa succede...

Ma il mondo andò avanti e Schulz prese il posto di Filkenstein e forse anche il suo sogno.

Lui, lo sterminatore delle SS, per sopravvivere prende l’identità dell’amico da lui stesso ucciso e sogna finita la guerra di aprire un negozio di barbiere: l’uomo di Mondo! Negozio che deve essere d’angolo e all’angolo giusto!

Dal mercato nero, allo sbarco in Terra Santa, alle guerre con gli Arabi fino al trapianto di cuore, accade di tutto in 400 pagine consegnate ufficialmente alla Letteratura.

Mai banale, mai prevedibile, toccante per tematica e parole, ricco di descrizioni immaginifiche del mondo, dalla foresta polacca al bosco dei sei milioni, tutto è toccato con maestria e grazia.

L’inizio e scioccante, abusi sessuali e società malate, per poi passare al discorso di Hitler e la sua salita al Monte degli Ulivi.....c’è molto, moltissimo in questo libro, si potrebbe dire di tutto ma è un libro che va letto e conservato, dea prestare e da farsi ridare per rileggere un’altra storia e poi un’altra storia ancora, non è una mille e una notte attenzione, è il racconto di una lunga notte, dell’oscurità di un’anima che arriva all’alba...