Wednesday, December 13, 2006

Per chi siede quel che succede dopo aver pubblicato un libro

L’ultimo post di Loser

(il verbo amare in polacco)

Ti insegnerò a correre. Correrai veloce, figlio della luce.

Furono queste le sue parole. Non furono le uniche parole che pronunciò, ma vi assicuro che sono le uniche parole che io ricordo vivamente. Me le ricordo con le intonazione dell’ epoca, con quel accento così marcato e ghettizzante, me le ricordo pronunciate nello stesso tempo di allora e attenzione, perché il tempo in questa storia è importante. Me le ricordo. A volte girano ancora vorticosamente nella mia mente impaurita, mentre altre volte riecheggiano come presenza nelle mie orecchie e altre volte ancora danno legna al cammino domo del mio cuore nei momenti di difficoltà.

E se fosse un mattino grigio e piovoso sotto un cielo a cadere giù o in una di quei pomeriggi ascendenti sotto un sole giallo, questo non ve lo so dire.

Vi so dire però che da allora corsi, corsi sempre nei momenti giusti.

Non era una corsa disperata contro il tempo.

Il segreto mi insegnò non è correre contro il tempo. A correre sempre non ci si sente parte del ciclo.

Il trucco è scegliere i momenti, i luoghi e le persone con cui correre o con cui correre contro.

Il tempo, quello inteso come Crono deve essere tuo compagno, tuo amico , tuo confidente, qualcosa che tu conosci bene che sai cosa può darti e che sai cosa puoi chiedergli.

Non lo batterai mai, ma non devi batterlo , devi solo lasciarlo scorrere.

Questo è tutto quello che mi insegnò, e se anche a voi sempre poco, se sembrano solo poche parole, mi dispiace per voi.

Io non vi farò cambiare idea, non sta a me farlo. Però tenetevi forte, perché da adesso in poi correremo insieme.

Dialogo immaginario da Jesse Owens a me

in my late twenties and early thirties,I went through a period of several years when everything I touched turned to failure.My marriage ended in divorce, my work as a writer foundered, and i was overhelmed by money problems...

becoming a writer is not a career decision like becoming a doctor or a policeman. yuo don't choose it so much as u get chosen, and once you accept the fact that you are not fit for anything else you have to been prepared to walk a long, hard road for the rest of your days...

Paul Auster " Hand to mouth"

Mi laureo. Il sei luglio mi laureo. Una laurea inutile in lingue e letterature straniere. Prospettive di lavoro nulle. Cosa far da grande? Quando Da Grande ormai incomincia a esserti cucito sulle spalle...già da un pò di tempo.

Me la sono presa con calma? Forse, non devo giustificarmi con nessuno. Sono stati in posti fantastici e ho incontrato gente incredibile. Ho letto cose bellissime e ho avuto una vita fin qui ...prendo a prestito il titolo della biografia di Hans Christian Andersen, la Favola della mia vita. Sì, comincio a credere che la mia vita sia una favola.

Ricordo quando cominciai l'università, la presentazione dei corsi, tutto sembrava così strano e poi venne quel tipo ritardatario a sedersi accanto a me...c'era gente che parlava e non li avevo mai capiti che quasi pensavo di essere io...ma lui lo capì da subito...e poi vennero Scialpi e Christian due macchine più dietro, buffi i ricordi, no? Lui quel giorno non ci sarà, mi deve una Coca Cola Light però

Poi ricordo anche i viaggi in treno con un altro tipo e li ricorda anche lui, una volta gli scrissi una mail dalla Finlandia dove gli dissi che quei viaggi mi mancavano, un pò è vero, mi mancano anche ora....Forse lui però ci sarà, se voglio, così ha detto lui....

Ricordo quel rapper ermetico che a salutarlo giovedì quasi mi commuovevo, un'era si sta per chiudere sotto ai miei occhi...

Ricordi ricordi ricordi, ricordo ancora le tre grazie, chissà che fine hanno fatto ora loro sparse per Genova? E chi non ama Genova scusate ma non ha capito un cazzo....

Ricordo l'Andresz, forse verrà anche lui....

L'altro giorno, il 29, data IMPORTANTE; ho chiuso un ciclo:

iniziai a girare col Perra per i vicoli all'inizio dell'università, le uscite in via Prè, a fare capolino... impauriti, noi ultimi del mondo , provinciali chiusi e spersi che quando gli togli una collina davanti, beh gli hai tolto tutto.

Io ho sempre pensato che le colline siano un ottimo posto per la poesia, il pensiero rimbomba e torna una volta lanciato, così si fa una poesia...

ma dicevo che il 29 sono tornato a Sottoripa col Perra, si chiama destino, non lo so, ma è stato come chiudere un cerchio...e che cerchio...

Ricordo la Fulvia e le mattinate al Polo, lei non verrà perchè è a Siviglia, Wonz e Franz e il Papa....e tutto, non ricordo tutto, la mia memoria ha poi sostituito cose importanti con meno....

Non ci sarà invece Asia alla mia laurea, a lei promisi quel giorno che guardava dalla mia finestra e come cambiano i panorami ragazzi miei,,, che senza di lei non mi sarei mai laureato…e invece eccomi a tradire in un'altra lingua un altra promessa

Non ci sarà Nicole e non ci sarà Stefania, questione di scelte della vita, questione di destino,,,e io ultimamente ho cominciato a ricredere nel destino, a vedere quei fili cosmici intessuti che ordinano il moto tutto e le volontà degli uomini....

Ho cominciato a credere in un tappo di sughero con sopra inciso 5 1 4 S G F stappato a Roma il giorno del compleanno di mia madre

e poi ho cominciato a credere che andare a prendere una ragazza alla Stazione di Genova se ti chiami Fabio e quando vedi che il treno che arriva è 514, beh è un bel destino davvero....

Non è tempo di lacrime ora, si è aperta per la prima volta, davvero, per la prima volta la pagina più importante della mia vita...

e quella ragazza ci sarà, sarà con me il giorno della mia laurea, me lo ha detto ancora poco fa...

E poi il resto è una laurea...nessuno che ti chieda in cosa ti laurei o su cosa hai fatto la tesi, ma solo gente che pretende un pranzo da te, come se non potessero mangiare da loro e venissero a scroccare da me ultimo pavone squattrinato di questo mondo che a noi scrittori non ci lascia niente in sospeso ma chiede subito i conti perchè sa che non possiamo pagare, non in questa realtà...

e mio padre che si incazza perchè io non voglio fare niente ma lui ai parenti ci tiene e allora pensi che una volta lo vuoi fare contento, non lo rende fiero la tua laurea o il tuo libro, lo rende fiero solo offrire un pranzo a quegli scrocconi di parenti che appena gli dici che ti laurei beh ti dicono : mica mi farai morire di fame a Genova e manco sanno in cosa ti laurei

Ma lo fai per tuo padre, per quelle poche soddisfazioni che pensi di potergli dare, quando ti senti in debito, quando vorresti chiedergli scusa per non essere mai stato come lui avrebbe voluto, sai che non potevi essere come lui avrebbe voluto e sai che non è giusto ma da figlio sai anche che questo è dare un dispiacere...

e poi si incazza di nuovo se i parenti che hai invitato per lui dicono no e tu prenoti per pochi e poi questi cambiano idea per la teoria di un pranzo a scrocco che non si rifiuta mai....e la colpa è la tua che li hai invitati e allora ti riprometti niente più compromessi con te stesso mai più

e poi abbracci tuo padre, lo abbracci finisci con l'abbracciarlo quando lui nel suo mondo piccolo e antico vuole dividere le cose con quella che in parvenza è una famiglia anche se te sai che la famiglia è altrove...

e dovrò dare un saluto a Genova, è ora...non so dove andrò o cosa farò dopo, curriculum in giro a gente che non interessi e non ti vuole....

questa è la vita e i sacrifici passati non contano, non conta aver investito su amicizie, interessi, non conta scrivere un libro bellissimo che nessuno legge e pochi capiscono....e chi l'ha capito ti entra nel cuore e ti lascia disarmato e allora sei uno scrittore che nessuno ti legge e per qualche attimo non te ne importa nulla, sai che UNA persona ti ha trovato....

e guardi al domani che quello più immediato è alla stazione di Alessandria alle ore 23 di mercoledì, il resto è una laurea che non interessa a nessuno, una festa che non interessa a te, un mondo che vuoi tenere lontano e non ammettere il fatto che prima o poi devi tornare in gioco...uno scrittore non può non sapere e non può non piangere sulle panchine verdi vuote e abbandonate della domenica pomeriggio di Acqui Terme

Il mio mondo è quello che ho appena steso in tre pagine, a tre giorni dalla mia laurea. Il tre è un numero magico dicono e io di magia sicuramente non ne capisco nulla.

So solo che è dura stare in bilico, perennemente in bilico tra magia è realtà.

La realtà pretende sempre più spazio, cerca di schiacciare in tutti i modi il regno libero della magia.

La dittatura della realtà oscura la luna sopra Mare Chiaro per sostituirla con qualche brutto reality televisivo.

Le mie due visioni sono vasi comunicanti incomunicabili, tra di loro non riescono a comunicare e la mia vita è bloccata in due, non spaccata,ma bloccata.

Bloccato il regno della magia, scrivere è magia, i segni magici che si inseguono dietro formule capaci di arrivare direttamente al cervello e all’intelletto dell’uomo.

Bloccato il regno della realtà, dove un regno solo di pretese, dove essere accettati e accettare è qualcosa di sbagliato, Per questo come città faro cerco Napoli, l’unica città dove l’errore è perdonato a livello sub atomico.

Io ho un blog, chi scrive ha un blog di norma, un magazzino virtuale dove mettere le proprie poesie, storie o altro.

Io ci scrivo da tanto che non ricordo e a trovarmi viene sempre la stessa gente. Ogni tanto mi rispondono pure. Quelli che vengono, mentre so benissimo che alcune persone non passeranno mai e pi mai di lì e così scrivo anche a questi fantasmi, usando le mie formule magiche da apprendista incapace.

Su questo Blog sono Misiu, Loser Misiu è il nome completo. Sciocco gioco di ricordi e assonanze tra James Bond il mio nome è bond, James Bond e Roger Moore che ha portato a questo risultato.

Loser in inglese significa perdente, c’è anche una canzone dei Beatles intitolata I’m a loser, non è la mia preferita, io preferisco Across the universe ma questi sono dettagli del mio mondo di magia.

Misiu è uno dei pochi soprannomi che in vita mia mi è stato mai dato, davvero, di soprannomi non me ne hanno mai dati mai molti, così appena me ne hanno dato uno mi ci sono affezionato. Non potevo di certo affezionarmi a Terrone, Stronzo o altre cose…così mi sono affezionato a Misiu che in polacco significa Orso, il vezzeggiativo è Misiek cioè orsetto, ma a me suona bene Misiu…in polacco? Si, tra le mie improbabili conoscenze pseudo linguistiche annovero anche il polacco, roba da futuro anni 80. Ho speso un ventottesimo della mia vita in Polonia, così qualcosa mi rimarrà per sempre dentro.

Quelle gelate bianche pianure accompagnate a cadenze di mazurca da alberi spettrali e tetri con il cielo a fare da sottofondo invernale e l’aria fredda e frizzante che ti ricorda che sei vivo e che devi mantenere vivo il tuo cuore, beh è qualcosa che sinceramente in Italia non ho mai trovato. Per questo ai mondiali tifo anche per la Polonia, squadra scapestrata e male in arnese.

Tornando al blog che è il mio regno incondizionato dalla realtà, mondo di magia completo soggetto ai miei stati d’animo, oggi ho trovato questa risposta da parte del tipo ritardatario:

Comunque, se ti ricordi, quel giorno in ritardo arrivasti tu.. Forse l'unico fino ad ora.
Nothing is gonna change your world.

Io sono sempre puntuale, insomma abbastanza e forse per questo nella mia memoria considero la mia puntualità un dogma rispettato ma forse ha ragione lui e questo suo aver ragione lui, lui è Stefano ( ragazzi Stefano, Stefano ragazzi, presentazioni finite).

Per chi avesse già letto qualcosa di mio lui è lo Ste di Eco a perdere. Ma dicevo che nella versione reale se fossi stato io in ritardo, beh allora lì sono sicuro vi è stata una preponderante irruzione della magia( quando hai 20 anni la magia è potente, grazie magia , ti ringrazio ancora oggi).

La magia che in quel giorno lontano ha voluto aprire una spaccatura nella realtà perché l’amicizia è magia e se altri scrittori proveranno a dirvi altro o altri venditori di magie ciarlane vi offriranno altre formule voi aprite questa pagina, questa pagina e fermatevi a pensare: l’amicizia è magia, ve lo dice il Re dei disadattati.

E quel giorno in quell’aula tristemente illuminata da professoroni venditori di corsi di laurea, io avrei voluto fare Storia dell’India…in preda a qualche crisi mistico indiana, quel giorno lontano lontano che a tornarci ci vorrebbero chilometri con una De Lorean Einstein e Doc (vedi come mi ricordo? Un 1985 alternativo per me per te e per Einstein!) e i chilometri ritornano con le feste a Masone, lo sbarco a Helsinli, l’Hotel Finni e a noi che ci rubano in realtà a te rubarono la valigia , io ero più accorto perché prima di partire avevo visto Uno Scugnizzo a New York eh eh

E i corsi di lingua improbabile, sapete che so un po’ di polacco ora potete aggiungerci il finlandese, From Start To Finish era il titolo del libro che usavo, mi fa ridere ancora trovarmi a pensare quanti Yksi Kaksi e Kolme nelle serate ai pub abbiamo rovesciato sulle nostre lingue, quando la nostalgia si faceva casa , rifugio dove ripiegare tra canzoni, spaghetti e nutella.

E cosa è rimasto di tutto ciò?

Immigrati italiani sbeffeggiati, a casa come fuori, Pirandello, io che mi trovo a spiegare Ciaula a una finlandese dagli occhi scuri e dai capelli scuri…oggi invece a distanza di tempo ve lo spiego così:

Il bianco della carne di un anno trascorso in fabbrica, era un elogio della povertà.

Gianni, da tempo, non aveva tempo per il sole.

Ciaula scoprì la luna e Gianni aveva dimenticato il sole.

Poi un giorno nemmeno tanto all’improvviso , capitali esteri , magnati esterofili e chissà che altro del complicato mondo supersonico dell’ingordigia occidentale, aveva deciso di dare del lavoro a qualche Gianni slovacco.

L’unione europea allargata a venticinque mise di buon umore ogni Gianni in Slovacchia.

Il Gianni, l’amico di Ciaula, quello che comprendeva parole come indotto e retrocessione, ricevette la cassa integrazione.

Chiedete, provate a chiedere a Gianni se vuol fare cambio con Briatore o Raoul Bova?

Credete forse che lui sia un po’ confuso?

Geloso della sua cassa integrazione?

Gianni, che usava la parola europeo, una volta ogni quattro anni avrebbe fatto cambio di corsa, o avrebbe fatto un corso per fare cambio con Briatore o Bova

E poi c’è da tornare su molte cose, davvero su molte persone, perché vorrei che voi leggendo comprendiate, comprendiate quel che avete fatto voi nel vostro passato e allora forse qualcosa di buono l’avremmo fatto noi e voi e io.

E allora l’ultimo post, l’ultimo post di Loser, l’ultimo post di Loser Misiu sarà servito a qualcosa

Words are flying out like/ endless rain into a paper cup / They slither while they pass /They slip away across the universe/ Pools of sorrow waves of joy/ are drifting thorough my open mind/ Possessing and caressing me

Jai guru deva om/ Nothing's gonna change my world/ Nothing's gonna change my world/ Nothing's gonna/ change my world/ Nothing's gonna change my world

Images of broken light which/ dance before me like a million eyes/ That call me on and on across the universe
Thoughts meander like a/ restless wind inside a letter box/ they tumble blindly as/ they make their way across the universe

Jai guru deva om/ Nothing's gonna change my world/ Nothing's gonna change my world/ Nothing's gonna change my world/Nothing's gonna change my world

Sounds of laughter shades of life/ are ringing through my open ears/ exciting and inviting me
Limitless undying love which/ shines around me like a million suns/ It calls me on and on across the universe

Jai guru deva om/ Nothing's gonna change my world/ Nothing's gonna change my world/ Nothing's gonna change my world/Nothing's gonna change my world/ Jai guru deva Jai guru deva

Ora avete capito anche da dove esce fuori il commento del tipo ritardatario o almeno la seconda parte. E’ la canzone dei Beatles che vi dicevo prima Across the universe, che è una canzone stupenda altro la roba che passano alla radio al giorno d’oggi ma mettere su i Beatles costa fatica, costa fatica prendere un vinile, spolverarlo, metterlo sulla piastra, posizionare con cura la puntina e attendere che il suono sporco del tempo esca fuori non immediatamente ma con calore…

Questa canzone ha una storia particolare che mi lega a tre persone, a Ste, a Scricciolo Orientale, al Piccolo Elfo di Babbo Natale.

Era il periodo in cui Scricciolo Orientale era rimasta incinta ovviamente non di me, non si resta gravide di scrittori romantici che declamano, si resta gravidi di studenti di medicina molto più pratici che non sanno assolutamente come si dice Ti Amo in polacco[1] e non gliene fotte sapere di nulla se non che di fottere.

E allora se sei una ragazza in attesa poi a chi ti rivolgi se non che a uno scrittore che non aveva mai pubblicato nulla prima di allora?

E se ti rivolgi a me rivolti il mio di mondo, lo rivolti come un calzino perché io poi non ci capisco più nulla, cosa fare, cosa non fare che poi io a fare non sono buono per nulla…..e così era uno di quei periodi neri ma neri davvero quando il mondo ti sembra troppo pesante e al tuo fianco non ritrovi nessuno…se non che una canzone e un amico lontano…risuona quella chitarra fredda e scordata, scordata nelle corde e nella memoria di un appartamento sotto un cielo del nord dove si è più a contatto con l’universo e due voci stonate che intonano un canto che sarebbe dovuto appartenere ai loro genitori ma così per loro non fu perché nell’immediato si perdono troppe cose, si guardano solo quelle leggere e veloci che ti scorrono sotto il naso e invece resta resta sempre quello che pesa nel corso del tempo.

Così quella notte ritorna torna in un ritornello e sai che Jay guru Deva Om è un mantra laico di forza. E mandi un Sms e ti senti rispondere Nothing change my world e sai che non c’è altro bisogno di parole.

E sta per arrivare il tuo compleanno, uno dei più brutti della tua storia recente, ma brutti davvero…e tua madre ti compra un cd, uno strano cd, I’m sam la colonna sonora del film, le canzone dei beatles reinterpretate da altri artisti, nomi che per o più alla tua mente alla menta provinciale non dicono nulla.

Ed esci di casa, infili il lettore cd portatile nei tasconi immensi e invernali dei giacconi alla piemontese, schiacci tre volte il tasto play perché vorresti correre dritto e infilarti attraverso tutto l’universo mentre passi sotto l’eterno ponte della ferrovia che non ti porta da nessuna parte e mentre sbuchi lì dove c’è un po’ di luce di quella invernale sciolta e sospesa, partono i primi accordi di una chitarra che tu hai prestato ad altri e le corde rimuovono il tempo, la polvere pesante dell’aria ed un fiocco di neve si posa su quel tuo naso sempre troppo grande e uno e due e tre e cacci fuori la mano dalle bardature invernali la apri e offri il palmo al cielo e così un fiocco di neve, una delle cose più magiche della realtà si posa sulla tua mano e allora sai sai e sai senza dire altro guardi in su e sorridi che se anche non c’è qualcuno lassù che ti ama, c’è qualcosa che non ti fa dimenticare mai che la magia anche se poca a volte vince sulla realtà.

Per darmi coraggio per mostrare il mio stupido punto di vista da scrittore che nessuno legge, cosa prova uno scrittore tre giorni prima della laurea, io che di mio come assioma ho preso il libro di Paul Auster, Hand to mouth, non l’ho mai letto in italiano non ne conosco il titolo, ho quella versione inglese consumata dal tempo, graffiata dalle mie unghie sul cartoncino non rigido che lo hanno aggredito quando nelle mie serate estive leggevo e rileggevo le cronache fallimentari di un grande scrittore…che lui come me aveva già fallito…

A volte penso che per arrivare dove si vuole arrivare , si debba fallire un miliardo di volte, altrimenti è inutile arrivare senza sapere cosa sia il fallimento, io modestamente lo conosco abbastanza bene, basti guardare il mio nick o i titoli dei miei libri impubblicabili

Ma non mi sono mai rassegnato, se il fallimento nella realtà era onnipresente, nella magia ero un campione assoluto, ho reso memorabili luoghi e persone e ho dipinto favole dove non c’era nulla…sono meriti da poco, meritevoli di fallimento per la realtà lavorativa a cui il mondo occidentale si è assoggettato.

Solo lavoro lavoro lavoro, non sarò mai quel che farò, sarò sempre quello che sono.

E questa è una cosa che da fastidio a molti, a tutti quelli risucchiati nel vortice della vita media, incapaci di sentire la magia fallimentare e ripiegati nella realtà disumana.

E fa un certo effetto strano risentire i Clash in questi giorni….davvero strano…praticamente ho tre giorni per svuotare il mio fiume.

Per regalarlo a voi, o almeno a chi interessa, nessuno è obbligato, ne i gran saccenti e ne tantomeno i tuttologi.

E la canzone più romantica di sempre, io lo ripeto e lo ripeterò tutta la vita da piccolo Nick Hornby che non sono, la canzone più romantica di tutti è I FOUGHT THE LAW dei Clash e non c’è nulla di più romantico che combattere….se si crede in qualcosa che è magico…

A meno due giorni è tutto un conto alla rovescia binario

01010101010

Oppure 1010101010

Dipende da cosa scegliere tra positivo e negativo.

Io non scelgo, quasi mai, so che scegliere comporta rinunce.

Io non rinuncio mai, sono sempre sospeso tra cielo e terra, tra realtà e magia, tra trionfo e fallimento, tra cervello e cuore, tra me e me.

A meno due i ricordi sono quindi binari dicevamo, uno bello è uno brutto.

Uno bianco e uno nero, uno privo di senso e uno con un senso radicato dentro come non mai.

Ho una tesi da studiare, una tesi sulla pace, sono uno di quei pochi che anche nella propria tesi ha messo una sua convinzione convinta.

Io sembra che le cose le faccia a caso lì per lì sul momento poi a guardarmi indietro seguo il filo, raggomitolo tutto e trovo il senso febbricitante del mio cammino.

Ho fatto l’obiettore come raccontato in Malerio Maddio, con risultati abbastanza assurdi ma se l’ho fatto è perché a me l’esercito non interessa, secondo me a questo mondo senza militari si starebbe meglio…non ho nulla contro i militari persone, loro sono persone che ci credono o che hanno trovato un lavoro, non mi piace il concetto a monte, una gerarchia basata sull’aggressività, un senso di fratellanza discriminante verso quello che c’è appena fuori….ma sono discorsi da fare non da leggere perché se la gente li legge dei discorsi così si indigna e basta, ma i discorsi discordanti devono essere confronti e non a chi strilla di più che è la piega tutta che questo paese sta prendendo. Ma tornando alle mille parti di me dicevo a me stesso della pace, del mia scelta di pace forzata alla mia scelta di pace conclusiva, ho voluto parlare di pace il giorno che lascerò l’università.

Una pace che è sempre in stato di affanno….anche dentro me.

E la pace è un tema che torna, torna sempre, dove la ricordate voi la pace?

A guardarmi indietro la pace è nei libri, nelle canzone, u trattato sulla pace.

Io avevo un nick che ammetteva per principio una sconfitta ma la mia era sconfitta totale, preventiva, se volete la vittoria prendetevela, io voglio pace.

E la andavo a cercare dove non c’era nessuno, vivendo isolato non solo per colpa mia.

Se io cercavo pace la cercavo nei sentieri tortuosi della vita dove sai che non c’è nessuno. Non su quelle autostrade a 3 velocità, anche per questo i mie luoghi più cari sono diventati fortezze della solitudine, bastioni ultimi e torrioni difensivi dall’aggressività della consuetudine.

Sartre diceva che la santità è una successione di consuetudini e io cercavo la mia, sia scrivendo Beat Unbeaten, sia che non scrivendone.

La Polonia, la Finlandia, Genova, Avellino, Acqui Terme, sono tutte onde concentriche del stesso epicentro di pace che avevo deciso di sostenere.

Così come la struttura sociale dei miei rapporti umani.

Io conosco le stesse persone da una quindicina di anni, frequento quelle stesse persone, sono poche le persone nuove entrare nella mia vita. Fanno fatica a entrarci e molta più fatica impiegano per uscirne. Perché io non chiedo nulla, le mie pretese suonano strane e assurde sul principio dell’amicizia fondato anni fa e lontano da qui.

Ecco sì, ora sono uno scrittore noioso che non parla di sé ma mostra una via, un’altra uscita senza alcune pretese di messianesimo.

Un quadro particolare di tutto ciò è Genova, luogo della mia caduta da Loser.

Sono diventato Loser a Genova, smetterò quella veste sempre a Genova.

Genova è stata fulcro luogo, spettro, madre e amante, tra i suoi vicoli e le sue ombre che si prestavano a nascondere e ad accogliere i miei pensieri mentre sotto porta dei vacca piovigginava quell’acqua che a gocce rende il mattino spettrale a pochi metri dal mare a chilometri da colline e ad un passo, un passo solo dalla caduta.

Genova è stata un luogo di amicizie di vita e di morte.

Ho incontrato un sacco di gente, tutta ribattezzata in quel gergo universitario che sa sancire le amicizie in un modo unico e inconcepibile al di fuori da quel luogo.

C’era Wonz, Franz, il Papa, Jesus, Sgalambro, l’Andresz, tutti personaggi che uscivano da lì per entrare nella leggenda…

Che poi a guardare indietro i mie luoghi a Genova sono diventati tre o quattro, da Marassi, a piazza della Vittoria, da via Balbi a Piazza Alimonda…sempre è successo qualcosa, sempre c’era qualcosa da dire.

attenzione , quello che segue è il post di un oplite malinconico

Le finestre mi sono sempre piaciute. Le finestre genovesi in particolar modo.

Ho sempre guardato fuori dalla finestra a Genova.

Genova è per me la città dietro alla finestra.

L'ho sempre scoperta così, arrivando dal treno, dietro ai finestrini, il grigio contro l'azzurro e il marrone a riscaldare.

E' tutto verde fino a Masone,Genova no, lei cambia colore.

All’improvviso dietro una curva, una collina, all’improvviso il mare e niente potrebbe descriverlo in modo migliore..

Oggi avevo una finestra nuova, vicino a porta dei vacca.

Sullo sfondo dormiva il porto antico citato a memoria e una via che viveva là sotto.

Oggi sono tornato a Genova. Dopo mesi. Dopo mesi che mi sembrano anni.

Quest'estate da un cellulare di Londra mi arrivò un sms da una ragazza polacca a cui avevo insegnato italiano anni or sono della mia vita universitaria:

Mi Manca Genova, c'era scritto. Con quelle lettere, in quel modo, con quelle maiuscole.

A qualcuno che è nato in Polonia, che vive a Londra, mancava Genova....com'era possibile?

Questo mi chiedevo fino a ieri... Oggi l'ho capito, il senso della magia...

Quella Genova che io ho vissuto con quella gente che non tornerà più.

Potrei citarli tutti ma così dimenticherei i loro visi nel ricordarne il nome.

A Genova, poi ...

quando ero triste, quando ero allegro,quando il Napoli perdeva, quando la Samp in B,quando si facevano le colazioni,quando toccava andare a lezione,quando pioveva,quando a via Balbi c'era l'auletta occupata, quando ero innamorato, quando c'era la Salernitana di Zeman e alla macchinetta del the al limone potevi trovare Carlo Giuliani, quando abbiamo pianto Faber,quando ci hanno fatto piangere al g8, quando si era a qualsiasi ora alla stazione Principe,quando dietro alle vetrine dei bar di via Balbi, quando c'erano esami da dare e si studiava per non andare militare.

Io feci l'obiettore, fu quello davvero a tenermi lontano da Genova.

Buffo come il concetto mio di pace, non quello della società mi tenne lontano da Genova e dalla poesia.

Oggi, e solo oggi, vi sono tornato.

Acqui, Visone, Prasco, Molare, Ovada, Rossiglione, Campo Ligure, Masone, Acquasanta, Granara, Costa di Sestri, Borzoli, Sampierdarena...sono una linea del mio cuore.

Oggi sono stato alla finestra a Genova e poi, finalmente l'ho riaperta e Genova, belin, è entrata.

Discografia

Sergio Caputo- ne approfitto per fare un po’ di musica

Beatles, l’opera completa

Bibliografia

Paul Auster Hand to Mouth

Fabio Izzo- Eco a perdere

Fabio Izzo- Il re dei disadattati Working progress…

Beattles, Mac Donald


[1] Kochac, verbo riflessivo Kocham Ciè si legge Coham sieu o qualcosa di molto simile

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