Sunday, December 17, 2006

Nuovo racconto

Su il Foglio Magazine n2 trovate questo mio racconto e un altro ancora, andatevelo a scaricare e a commentare

Accompagnavano la nazione gli europei di calcio. Una nazionale che stentava a decollare, opprimeva a terra lo spirito degli obiettori tutti.Le soddisfazioni si andavano a cercare nei pub, su due gambe snelle e coi capelli lunghi, i vantaggi del caldo aumentavano, se non fosse che quello schifo di nazionale teneva lontano le ragazze dai pub. Rino, l’amico Rino, giovane nell’anima, lontano quanto basta dal mondo della bassa manovalanza del volontario oppressore, amava le cose semplici ed era il perno delle uscite notturne.Non si arrendeva mai, in cerca di continue scene felliniane, non si arrendeva mai al viale del tramonto delle loro serate da pub e cortesia. Dietro due occhiali bianchi cercava la soluzione migliore per lui, la scena più trasognante che potesse esserci e prometteva sempre di essere fuori per la prossima estate dalla realtà. Un amico come Rino doveva per forza esserci nelle vite di tutti. Con Malerio in una sera di giugno, nel primo mese del suo vivere poco sopra il limite economico della schiavitù, senza sigarette con due bionde tinte da guardare sotto la luce compressa del solito pub…
Erano senza sigarette e potevano vendere i loro ricordi al museo degli orrori.
La nazionale di calcio, orgoglio qualunquista di una nazione comunque non qualunque, allungava i ricordi da vendere…mezza Europa poteva bearsi delle loro prestazioni contro gli azzurri. Malerio, sincopato come sempre pensava all’orgoglio di quegli italiani all’estero macchiato come sempre da questi ragazzi troppo ricchi per essere obiettori. Parlò con Rino rievocando le scene di un vecchio film con Manfredi dove, in Svizzera, si soffriva per una nazionale azzurra persa negli angoli remoti del calcio.
Le due bionde se n’andarono oltre i loro discorsi con due tipi dal capello misurato a pubblicità di gel e alla virilità espressa in capacità d’acquisto mastercard. Rino, semplicemente Rino, ordinò un'altra birra.Erano liberi ora e anche se per poco Rino poteva rimarcarlo, tranquillamente Rino, liberi da ogni abuso di comunicazione, liberi di cercare la luna nel pozzo o uno sceicco bianco per strada.Poi la pazzia di Rino prese il sopravvento in una richiesta folle e disperata…Malerio scrivine!
Rino, liberamente Rino, nella sua libertà assassina chiedeva a Malerio di scrivere, di raccontare ciò che succedeva aggiungendo, Rino padrone dell’ovvio, che ovviamente nessuno n’aveva e non n’avrebbe mai parlato o almeno nessuno non n’avrebbe mai parlato come lui, con la verità scocciata, senza enfasi. E se nessuna casa editrice l’avrebbe mai pubblicato sarebbe senz’altro stato un libro vero su una pagina di storia italiana che faranno in fretta ad incementare in un progetto sul ponte di Messina. Ma il ponte era anche di Reggio quindi un numero maggiore di pagine scomode sarebbero state usate come fondamenta in un paese offeso perché nessuno vuole la verità che sia essa di Malerio o di altri.
Ci avrebbe pensato pensava, ma mentiva perché sapeva che quell’altro da fare, quello che c’era da fare era scriverne. La notte portò via il resto e lasciò le pagine bianche della vita a confrontarsi col passato.
Rino, il notturno Rino, se ne andò invece col mattino.
Prigioni su prigioni, gabbie su gabbie, uomini dentro, uomini dentro uomini, apparati di rabbia, salvia e sabbia.(Sms spedito l’ultimo giorno del primo mese a tutti gli uomini di buona libertà). Pensava di appartenere alla tribù dei musi lunghi, di quelli che hanno sempre da ridire poi si ricordò le due del pomeriggio e i servizi assurdi ad esse legati.Si ricordò il sole, il caldo e le richieste che non ammettevano negazioni di risposta.Si documentò.La madre delle reti, internet fornì elenco di pubblicazioni su pubblicazioni.Servire la patria, una scelta coraggiosa, il collettivo di Forlimpopoli, la casalinga di Voghera e i pompieri di Viggiù…Un delirio d’obiettori poco obiettivi. Trovò un forum, una casa tra le case e vide che le cose stavano sempre sospese tra verità e menzogna, ma almeno più verità che menzogna ne riempivano le pagine.Obiettori per forza, sempre meglio che fare il militare, pensavano i ragazzi.Ti sfrutto e ti spremo perché non ti faccio fare il militare era il motto degli enti.
Risuonava la voce di Rino, Rino il ridondante… …scrivine…risplendeva la luna e tanto le due bionde se ne erano andate. Si poteva sempre scriverne di meglio. Cominciò a scrivere, ricordo da ricordo…E’ Giovedì, ultimo giorno del tuono di maggio, mancano appigli e progetti, l’astratto prevarica il concreto nel malcelato ottimismo delle sue illusioni.

Poteva passare dal pensiero all’azione. Poteva, ma non voleva.Il frastuono del lavoro circostante ricopriva le sue speranze.Queste erano giornate di disoccupazione totale.
Fronti economici e sociali si spanavano in ogni confronto. Malerio Maddio trascorreva così i suoi giorni a quota meno quattro dalla realtà tangibile del suo servizio civile.Frequentava ancora i vecchi luoghi nei vecchi giorni ma con fare senza tempo.
Si sentiva un chiodo, piantato a forza da un martello tonante profumato di rose, ma pur sempre invadente, schiacciante invasore sulla sua testa.Non era nato a Riccione e non scriveva stronzate e non era nato a Torino e non poteva campare su un libro solo.
Non apparteneva a nessun Rothary Club, élite, gotha o associazione seppur a delinquere.

Era nato in un accantonato porto di poesia, vivo nella dimenticanza fino a quando, sennonché, il suo stato maggiore si rifece vivo per riscuotere dieci mesi a credito e scuotere a debito il periodo che da maggio divenne meno quattro. Un precetto e poi Sissignore si prende servizio presso un ente convenzionato.
Prima però una passeggiata a mo’ di eutanasia del giorno sotto il sole. Tutto era opinabile, si poteva discutere su tutto nel fantastico mondo occidentale, indiretto discendente della grande culla del pensiero ellenico ma se poi ti arriva una cartolina, le opinioni occidentali diventano ordini, sissignore!
Ulisse si sarebbe perso nelle dissennate indicazioni odierne.
Tutta la ragionevolezza diventa rigore e disciplina.Dieci mesi diventano burocrazia allo stato puro nei legami della chimica di palazzo, tempo libero e vita privata vanno contorcersi laoconticamente tra permessi e licenze. E la Grecia vinceva gli Europei di calcio e l’agente si turava il naso manco fossero dei Montanelli qualunque prestati al calcio solenne. In mezzo a tutto questo splendore del mondo libero l’unico ottuso rimaneva Malerio Maddio.“ Tanto lo devi fare” era la risposta che i moderni post- socratici si vantavano di poter dare dopo aver rielaborato ogni pensiero dalla scuola filosofica di Atene a quella militar-carceraria di Gaeta. Tutto questo a quota meno quattro in una vita che si faceva sempre meno personale e sempre più civile.Mentre il mondo continuava ad abbagliare gli sguardi anomali con gli astri artefatti prodotti similmente dalle menti più sapientemente affabili e costruttrici di vie alternativa della nostra città del sole, lo sguardo di Malerio, sguardo caduto,consapevolmente caduco, stagnava nelle nebbie dell’insipienza disincantata di fine giorno del giudizio perennemente ritardato sulla ruota del destino d ogni spirito disagiato. Aveva sempre di meglio da fare.Mentre stava facendo qualcosa sapeva già che c’era qualcos’altro di meglio di fare.In quel periodo aveva di meglio da fare che stare dietro alle disposizioni di una lettrice col mestruo perenne. Aveva di meglio di fare che girare per supermercati.Aveva di meglio da fare che ascoltare martellate in un’ aula studio dedicata al gioco delle carte e ai decibel molesti. Aveva da iniziare il servizio civile.Aveva da cercare libri per esami e no. Aveva da inseguire un numero al lotto.Aveva da leggere Pavese.Aveva da qualche parte un bicchiere di acqua e menta che l’aspettava.Aveva una persona che gli mancava. Insomma, aveva di meglio da fare che gli obblighi moderni.Aveva perfino da scrivere il suo capolavoro o perlomeno, se non il suo capolavoro, aveva da scrivere qualcosa sempre di più interessante di questo mercoledì.Faceva pausa, leggeva, aveva di meglio da fare che far pausa.Ha smesso di leggere quando Pavese scriveva che si contentava.Pavese si contentava di una ventata di tiglio la sera.Ma Pavese non aveva di meglio da fare con la Silvia o l’Irene?Malerio non aveva di meglio da fare che la luna e i falò.
Alla deriva, aveva capito che il pensiero stava andando inesorabilmente alla deriva, staccato dai continenti del pensiero fondamentale da movimenti sussultori e ondulatori degli adulatori contemporanei. Avendo di meglio da fare poteva pensare a queste cose, mentre se si fosse alfine comportato da bravo soldato ed eseguito ordine su ordine e commende su commende, beh, avrebbe pensato all’Irene e alla Silvia del paese...a queste belle storie di emancipazione piemontese a lui negate perché c’è chi tace i fatti suoi perfino con chi ha parte di dio nel cognome, fosse anche una perplessità tutta attaccata.
Arrivò il giorno del giudizio, il giorno in cui lo avrebbero giudicato obiettante e il giorno in cui avrebbe messo su giudizio. L’impatto, Malerio lo sentì maleodorante.
Via dalla guerra, dai soldati, dagli ordini, dalle gavette, dalle latrine, avrebbe pensato di sottoporsi libero al cospetto del mondo evoluto. L’evoluzione comportava un prezzo da pagare.Il primo giorno arrivato in cui si obiettava, il signor Maddio si rese conto che lo passò a pulire cessi.Arrivato a casa si stese sul letto.
Le cose di meglio da fare erano sempre molte, ma per due minuti e trentanove Malerio Maddio si sentiva d’accordo con una canzone che gli fischiava tutto il giorno nella testa.
Acceso lo stereo combatté anche lui la legge, la legge vinse anche quella volta non avendo lei niente di meglio da fare.
Il cd lucido come il canto dei Clash zittì il primo giorno, i cessi e le richieste del giorno.
L’indomani arriva sempre troppo presto. Malerio lo imparò in fretta, lento invece era il risveglio.
La stagione stava arrivando al caldo, le prime temperature elevate dell’anno eccitavano i termometri e allungavano le notti, così che il mattino, l’ora forzata del risveglio imposta dalla maggioranza a cicli lavorativi, si fece sentire in tutto il suo splendore.
La strada ormai, Malerio la conosceva bene, ripetere sempre forzatamente quel percorso alla stessa ora stava diventando anch’essa un alienazione tra le alienazioni.
Non aveva ancora preso confidenza con quella realtà forzata che i primi tempi nel rispondere al Chi è,Chi va là? del citofono, inconsciamente annullava la sua identità e impiegava una semplice risposta : Obiettore.Era un modo di obiettare anche questo, no? Pensava in cuor suo.Pensava in cuor suo che suo fratello è figlio unico perché non ha mai fatto il servizio civile.Sapeva di avere un arma in più. Dignità a parte.
Sapeva che la letteratura era dalla sua parte.Che solo quella madre pazza chiamata letteratura avrebbe colto nel suo grembo questa causa.Personaggi in giro in grado di cambiare qualcosa non ce n’erano, e Rino spariva sempre col mattino. E quella madre avrebbe aperto le sue gambe accoglienti, avrebbe raccolto il seme, il sangue e la saliva privata del lattice accolta nella cellulosa dei nove mesi a venire che avrebbe dato al mondo un figlio. Einaudi, Bompiani, Mondadori,Rizzoli, Mursia , tutti avrebbero richiesto l’adozione. Mancano nove mesi e questo era il primo giorno.Il sole caldo del mattino l’aveva inondato tutto, il sudore lo aveva reclamato a sé. E la grande causa del volontariato l’aveva mandato a fare la spesa.La prima paga ricevuta e quella promessa da mantenere che bisognava chiederlo alla polvere.Con una manciata di euro, una cifra di poco superiore alla condizione pertinente alla schiavitù, lo stato beone cercava di comprarsi almeno una giornata di buonumore.Dimenticandosi delle pene e delle penne. Vittorio Alfieri e Silvio Pellico…i benpensanti penseranno che si esagera ma ognuno e figlio del suo tempo e se i tempi lo permetterebbero ancora cosa pensate che avrebbero fatto agli obiettori?
I pensieri non si inventano… vengono a galla da sé e chiudendo gli occhi, un mare di tempo morto era in secca nella sua fantasia.Un oceano in bonaccia di ore segnate e di firme affrettate giacevano ai piedi delle scogliere rocciose della sua fantasia frantumata.
Eserciti di doveri e di obblighi, imposti con la forza da eserciti legittimati dalla precarietà del lavoro, invadevano le colonne d’Ercole della fantasia. Questi pensieri invece non avevano di meglio da fare e ogni notte si riproponevano con fragore nella battaglia.
Malerio voleva scrivere, voleva scrivere allo stato, arricchendo le poste, altro ente statale in odore di malfunzionamento
Caro stato, non funzioni. Scrisse Malerio.Mi rubi dieci mesi della mia vita a me che invece di darmi un lavoro e una possibilità di stare in piedi da solo,mi vuoi insegnare a dover dire sempre di sì, ad abbassare la schiena e ad accettare soprusi e ingiurie sulla mia pelle.
Come te ne pare Rino, stella del mattino, come inizio?
Mi usi , caro stato, come tuo mandante, ieri dal medico. Malerio scriveva in prima persona con l’inchiostro caldo delle iniquità uscente a getti dalla sua memoria.
L’avevano mandato alle due del pomeriggio in un giugno infuocato nella parte più assolata della città a piedi a prendere un ragazzetto petulante e lamentoso.Al suo riprendere servizio non trovò nessuno in sede. Aspettò notizie e comunicazione.Ma il volontariato è generoso solo con se stesso, troppo vanaglorioso per essere generoso con altri. Malerio dallo scarso reddito ci rimise una telefonata solo per sapere che in sede non c’era nessuno e che sarebbero rientrati tra mezz’ora.Si fece un giro, sottraendo tempo alle incapacità dello stato.
In giro si sentì per un po’ libero, senza oppressori e pensieri di invasione avvenuta nella sua mente. Tornò quando l’orologio segnava per tutti la mezz’ora trascorsa.Solo un membro del personale era presente ma anche un solo membro presente per la legge di Murphy sul volontariato significa che c’è un ordine pronto per il sottoposto.
Rino Rino Rino che ne dici tu, addormentato nel tempo?
E Malerio seppe quel giorno che in biblioteca al posto suo ci finì un trattorista e non smise di ridere dal piangere che gli era venuto.Di dieci mesi buttati alle spalle che non tornano più e rientrò in casa a dimenticare le stelle.Sapeva che gli era stato fornito un biglietto di terza classe su una corsa sola andata e questo in fondo non poteva andare bene a nessuno.
Malerio e la spesa, divertente capitolo di intrattenimento per le commesse varie.
Si doveva far spesa per nove persone con liste della spesa che avrebbero garantito una sopravvivenza minima per un periodo di sei settimana ad almeno una dozzina di famiglie.
Malerio, compra questo, Malerio compra quello, Malerio passa a ritirare al bancomat.
Ma Malerio lo sai usare un bancomat? Sei già andato a prelevare?Già, difficile, pensava Malerio tra sé e sé, uno fa l’obiettore e finisce per essere considerato un cretino.
E giù a ingoiare, tanto la sua vita non era quella , però per dieci mesi, la sua di vita, gliela avevano rubata tutta. E Malerio vai in posta a pagarmi l’abbonamento a Sky.
Che questo non rientrasse nelle sue mansioni di servitore della patria non armato ne era assolutamente sicuro il buon Maddio. Malerio che con tre euro e diciotto centesimi al giorno Sky se lo sognava sotto la parabola di un cielo stellato, ma l’hai fatta?hai trovato gente?tornavano a comandare e due, e ridammi del cretino!, ingoiava Malerio.Che uno quando compila la domanda da obiettore, firma un contratto per diventare cretino dieci mesi? Pare così difficile fare una coda chilometrica per poi pagare un abbonamento a qualcuno che alla faccia tua si guarda le partite di calcio di serie A, B, C, campionato inglese, spagnolo e forse pure di San Marino e Belgio mentre te ne stai a lucidare piastrelle e cessi consunti da battagli intestinali di almeno 24 ore prima?Ma torna alla spesa, dice il pensiero accammallato di ogni cosa inutile che possa passare nella testa di una donna quando può mandare qualcun altro a fare la spesa, donne: amiche sadiche. E carica tutto in quella macchina resa simile a una di quelle vetture familiari estive che uno s’immagina verso Fregene e che invece se le ritrova tra la nebbia, dannata macchina verde che non tiene il minimo e che di Ginsberg non ne sa proprio nulla. E parcheggia, scarica, porta su, ovviamente su per scale senza ascensore, metti tutto in dispensa….ma un momento…e quella vocina?quelle domande di prima?Non esce nessuno a chiedere: Malerio hai trovato gente e Malerio ce la fai?Nessuno, allora viene davvero da pensare, assurge a dogma che sotto la domanda di obiezione si firmi come un cretino.
E fu così che rinacque il sole, quello naturale e lontano dall’uomo che tutto che su ogni cosa splende e confonde. Così passarono le unità di tempo odiate da Rino, tra nottate pochi e sogni e tanti obblighi. E così Malerio spese dieci mesi dieci rendendosene conto in ogni momento che la sua storia non sarebbe mai stata pubblicata, che i suoi sogni erano stati calpestati, che la civiltà aveva perso e perdeva di continuo, che il libero pensiero non viene apprezzato, che il libero arbitrio e una condanna, che prevedere è inutile quando non si può curare e che tutto era stato sprecato.
Restava solo Rino e Rino restava perché se ne era andato in un incidente d’auto
Partire è un po’ morire, morire è un po’ restare. E da un po’ che Malerio restava,restava lontano dalla Grecia campione d’Europa, dalle bionde tinte, dai pianisti di piano bar, dalle piscine assolate e dagli idiomi tutti, perché restar lontano dagli idioti più si è civilizzati e più e impossibile.E di notte, Maddio dimenticato da tutti gli dei, non dormiva, poca musica nella testa e lo sguardo lontano nel buio.

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