Friday, January 20, 2006

una critica negativa
(mio padre dice che non si può piacere a tutti,e lui si che ne sa.ps è applicabile universalmente)

FABIO IZZO “ECO A PERDERE” (Edizioni Il Foglio)
L’aspetto migliore di questo breve libro di 75 pagine è la copertina di Oscar Celestini con un omettino impegnato a leggere e poi a buttare nel cestino “Come si fa una tesi di laurea”, del noiosissimo Umberto Eco, per il resto “Eco a perdere”, a metà strada fra un pamphlet sull’attuale stato dell’editoria e più in generale della cultura, e uno sfogo torrenziale dove rovesciare sogni, micro racconti, suggestioni, amori, dolori, non mi ha convinto poi molto. Innanzitutto per la lingua, fin troppo involuta nel suo tono colloquiale che ricorda sotto molti aspetti la sciatteria di Paolo Nori, col solo risultato di far scadere molto in basso l’io narrante. Lo scrivo da lettore sempre entusiasta dell’io torrenziale, verboso, accusatorio, dilaniante, che scava nei rivoli delle piccole emozioni quotidiane e ricordo per esempio in Italia il magma scaturito da Vitaliano Trevisan nel suo I quindicimila passi, che smuoveva ombre e carne, raccontava, analizzava paesaggi, ricordi, dolore. Tutti aspetti che Eco a perdere tocca solo di sfuggita preferendo restare in superficie, aggraziato nella sua malinconia da poeta perduto in un bicchiere. In secondo luogo stupisce la superbia di questo libro con la sua mitizzazione dello “scrittore, artista maledetto”, i continui riferimenti a un “paradiso culturale perduto”, le critiche modeste a un panorama culturale sconfortante, (come lui anche io provo disprezzo per il semiologo scrittore indorato Umberto Eco), ma così facendo si erge, non so quanto volontariamente, a fustigatore morale senza averne le carte in regola, da scrittore mediocre che si scaglia contro la mediocrità. Il suo sforzo creativo si ferma ad un inutile aggrovigliarsi su se stesso, a un qualunquismo strisciante, a una critica sterile che non propone nulla di così diverso da quanto criticato. Si resta a bocca asciutta una volta chiuso il libro, con la sensazione di avere perduto tempo perché non c’è sogna, non c’è frase che valga la pena ricordare, o riflessione che metta alla berlina. Sì, è vero, l’editoria moderna ha perso molto della sua magia, del suo valore, sugli scaffali compaiono troppi libri, troppi “geni” ventenni vengono osannati ogni anno e forse uno dei primi gesti significati da fare sarebbe quello di lasciare il foglio bianco se non si ha davvero qualcosa da dire, perché molto spesso c’è più dignità nel fare un passo indietro che uno avanti. a proposito di critiche a scrittori così Celine scrisse di Sartre: “Perdere un quarto d’un ottavo di pensiero dietro Sartre! Da ridere! Mettiglieli tu, i puntini sulle i! Tutta sta stampa che abbaia ai delatori, agli spioni etc, etc. gliene faccio vedere uno carino, io! in provetta! Con tanto di prove che è spione! nero su bianco! Vedrai che non si eccitano, là sopra! Loro e la loro Virtù! la loro Purezza! perché Puri lo sono proprio! dopo un’Epurazione simile! Ma che mi lascino in pace, me! Glielo faccio vedere io un bell’esemplare, un perfetto spione in provetta! Colpa dell’Esistenzialismo: tutti sulle nuvole! Ipocriti! Eccovelo uno spione molto ma molto ESISTENTE! Vedrai che la fanno finita!”. È il coraggio che manca a questo libro, il coraggio di essere libro.Andrea Consonni

2 comments:

andrea said...

critica negativa...sto scambiando pareri con gordiano sul tuo libro e sulla mia recensione...comunque sappi che hai margini grossi...e te lo dice uno che ha scritto due libri schifosi e si è perso...

Anonymous said...

Come dice il mio amico Baraghini un libro che non scatena discussioni è un libro in utile e noi non vogliamo fare libri inutili, ma libri pericolosi...
Ben venga il dibattito!

Gordiano