Tuesday, January 24, 2006

è la settimana della memoria

è la settimana della memoria, per molti un giorno...la data in cui Auschwitz aprì i suoi orrori al mondo...l'olocausto, la Shoah

è stato detto tanto, tutto

io volevo solo , nel mio infinitamente piccolo di fronte a tutto ciò,ricordare...In Eco a Perdere, si ricorda attraverso le parole di Karmasnky ,l'altro poeta



Ricorda Karmansky quando c’erano quelli come lui, ricorda la luce solare, quel manto di pulviscolo giallo che abbracciava i suoi ricordi spenti al limite del loro cordone ombelicale con la vita, quella stessa luce che falcidiava i campi dei miei pensieri inerti.

Di Karmansky, una volta, la gente chiedeva di continuo, di quel tipo strano che non dava fastidio a nessuno, perennemente rinchiuso nel suo pastrano, che fossero esse accese o spente le stufe di Chelm.
Karmansky, quelle volte, era solito aspettare, osservare la vita della cittadina defluire sotto i suoi occhi spenti di dinamismo.
Così come la cittadina rovesciava su di lui le sue attenzioni avendolo eletto, nella sua mitologia provinciale, a personaggio di curiosità speciale, a fianco di nomi come Piotr il basettone, Pawel l’argentino, Stagione Fallimentare, Terremoto e molti altri ancora.
Karmansky stesso aveva steso un bestiario su quelle leggende contemporanee.
Dalla sua opera sono prese in prestito le seguenti righe, illustranti la civiltà mitologica sua contemporanea.

Piotr il basettone, persona generosa nella sua stupidità contenuta in una testa tanto grossa da poter contenere due persone stupide attaccate alle basette, qui, edere mitologiche attaccate alla stupidità.

Pawel l’argentino, di natali sudamericani e di pasque di pazzie. Pawel risulta strano nella sua lingua, nel suo vestire, nel suo sguardo sempre perso e lontano a guardare altri oceani persi come il suo.Non ha compagni di giochi e di scuola, tiene in particolare modo ai saluti, essendoseli guadagnati con il sudore sul campo di battaglia delle conoscenze ieratiche, conquiste sue gratificanti le strette di mano e i gesti al vento. Solito girare su di una bicicletta, in maniera confusa e vivace, a dir poco sudamericana, perso in un tango triste e solitario contro tutte le restrizioni stradali. Riverente e ricco d’omaggi anche alla guida del suo trabiccolo, non osserva la strada ma cerca il saluto, anche voltando la testa in direzione opposta al suo moto. Provoca il riso della gente ma forse in lui quel guardare altrove è rivolto ai suoi oceani lontani.

Stagione Fallimentare. SF le sue iniziali, come sfigato perché il calcio è così consolidato nell’animo locale che in lui è ormai mania. Impulsivo, sconclusionato sul campo come assennato e ponderato fuori. Bramoso di vittorie è sinistro mietitore di drammi agonistici che raccoglie a giugno a piene mani.

Terremoto, epicentro del caos sociale. Rumoroso ad ogni suo spostamento, voleva creare della sua vita leggenda. Leggendario è divenuta la sua figura nelle sagre confinanti a terremoto prima del suo arrivo.

Appunto sparso di Karmansky: l’amore di Piotr per le ciambelle appena sfornata, quando estasiato guardava quella montagna uscita dal forno pronta per essere scalata da quell’amore inebriato dal profumo caldo e solare, rassicurante delle ciambelle sfornate da Maria, l’amore traslato da Maria alle ciambelle da Piotr alle ciambelle e da Piotr a Maria, ogni morso alla pasta era un bacio mandato a Maria e il mattino radioso con l’oro che splendeva profumato di pasta calda e zucchero al seno di Maria che era tutta inondata da amorevoli chiazze d’impasto e di zucchero, coi capelli legati e un grembiule in uniforme d’amore.
Qualche parola scritta su Karmansky giaceva nel bestiario.
Da lì continuiamo a citare ciò che vi era depositato.

Karmansky, l’altro poeta. Dal vestiario misero e dalle mani grosse ma non rozze. Ai limiti della notte la sua poesia è messa in ombra da OMISSIS, i suoi versi timidi si vergognano ad uscire dalla crisalide.
Karmansky, l’altro poeta. L’altro Poeta. Non era l’unico poeta, quanti segreti ancora tutt’oggi, la vita modesta di Karmansky che non se ne volle andare a cercare fortuna altrove.

Le strade contengono ancora la presenza di Karmansky, in quell’occhio d’oro di luoghi e d’idee, si era spesa l’arcadia del suo passato.

Karmansky vive.
Il suo sguardo da terza persona impersonale è vita.
Non è così per tutto quello che ha lasciato.
Lui vive perché altri sono morti, ma morti davvero.
Lui è l’altro poeta, poeta di una lingua sepolta.
Oggi Karmansky si è risvegliato con uno sguardo sul mondo.
E’ un mondo nuovo e non vi sono più gli odori, i colori e i sapori dello Shtetl.
Ed è un'altra la legge che vi domina.
L’occhio d’oro nel cuore della notte si è spento.
Ora l’oro è dappertutto.
Il potere, lo sfarzo economico, tutto è già oltre l’oro.
Karmansky, discendente di vita, ricorda quando con l’oro potevi comprarti una vita, ma era altri tempi quelli, tempi di disperazione, dove si affogava solo per non venir risucchiati dalla storia.
Lui, il poeta, era affogato sepolto in un cunicolo, nel ventre di madre terra, dentro una vagina di cloaca.
Da quel pertugio aveva visto il mondo impazzire.
Incendi che illuminavano la notte, voci che chiedevano perdono, lingue che andavano al loro funerale e l’oro del mondo corrotto dall’uomo.
Ora Karmansky ha da molto lasciato questo alla sue spalle.
Se mai è possibile dimenticare, Karmansky non l’ha fatto.
Ha continuato la sua esistenza di naufrago umano, per aiutare il naufragio di altri.
Non ha mai provato a capire, non c’era nulla da capire se non il rumore del vento e il pianto delle stelle.
Era un poeta ma non era più riuscito toccare l’amore.
Aveva visto amare così tante cose Karmansky che il significato dell’amore non lo aveva più toccato

Il significato dell’amore espresso in una lingua sepolta.

Friday, January 20, 2006

una critica negativa
(mio padre dice che non si può piacere a tutti,e lui si che ne sa.ps è applicabile universalmente)

FABIO IZZO “ECO A PERDERE” (Edizioni Il Foglio)
L’aspetto migliore di questo breve libro di 75 pagine è la copertina di Oscar Celestini con un omettino impegnato a leggere e poi a buttare nel cestino “Come si fa una tesi di laurea”, del noiosissimo Umberto Eco, per il resto “Eco a perdere”, a metà strada fra un pamphlet sull’attuale stato dell’editoria e più in generale della cultura, e uno sfogo torrenziale dove rovesciare sogni, micro racconti, suggestioni, amori, dolori, non mi ha convinto poi molto. Innanzitutto per la lingua, fin troppo involuta nel suo tono colloquiale che ricorda sotto molti aspetti la sciatteria di Paolo Nori, col solo risultato di far scadere molto in basso l’io narrante. Lo scrivo da lettore sempre entusiasta dell’io torrenziale, verboso, accusatorio, dilaniante, che scava nei rivoli delle piccole emozioni quotidiane e ricordo per esempio in Italia il magma scaturito da Vitaliano Trevisan nel suo I quindicimila passi, che smuoveva ombre e carne, raccontava, analizzava paesaggi, ricordi, dolore. Tutti aspetti che Eco a perdere tocca solo di sfuggita preferendo restare in superficie, aggraziato nella sua malinconia da poeta perduto in un bicchiere. In secondo luogo stupisce la superbia di questo libro con la sua mitizzazione dello “scrittore, artista maledetto”, i continui riferimenti a un “paradiso culturale perduto”, le critiche modeste a un panorama culturale sconfortante, (come lui anche io provo disprezzo per il semiologo scrittore indorato Umberto Eco), ma così facendo si erge, non so quanto volontariamente, a fustigatore morale senza averne le carte in regola, da scrittore mediocre che si scaglia contro la mediocrità. Il suo sforzo creativo si ferma ad un inutile aggrovigliarsi su se stesso, a un qualunquismo strisciante, a una critica sterile che non propone nulla di così diverso da quanto criticato. Si resta a bocca asciutta una volta chiuso il libro, con la sensazione di avere perduto tempo perché non c’è sogna, non c’è frase che valga la pena ricordare, o riflessione che metta alla berlina. Sì, è vero, l’editoria moderna ha perso molto della sua magia, del suo valore, sugli scaffali compaiono troppi libri, troppi “geni” ventenni vengono osannati ogni anno e forse uno dei primi gesti significati da fare sarebbe quello di lasciare il foglio bianco se non si ha davvero qualcosa da dire, perché molto spesso c’è più dignità nel fare un passo indietro che uno avanti. a proposito di critiche a scrittori così Celine scrisse di Sartre: “Perdere un quarto d’un ottavo di pensiero dietro Sartre! Da ridere! Mettiglieli tu, i puntini sulle i! Tutta sta stampa che abbaia ai delatori, agli spioni etc, etc. gliene faccio vedere uno carino, io! in provetta! Con tanto di prove che è spione! nero su bianco! Vedrai che non si eccitano, là sopra! Loro e la loro Virtù! la loro Purezza! perché Puri lo sono proprio! dopo un’Epurazione simile! Ma che mi lascino in pace, me! Glielo faccio vedere io un bell’esemplare, un perfetto spione in provetta! Colpa dell’Esistenzialismo: tutti sulle nuvole! Ipocriti! Eccovelo uno spione molto ma molto ESISTENTE! Vedrai che la fanno finita!”. È il coraggio che manca a questo libro, il coraggio di essere libro.Andrea Consonni

Tuesday, January 17, 2006

recensione da "Il giornale di Potenza"
Eco a perdere di Fabio Izzo, Edizioni Il Foglio (Piombino 2005), pag. 77, euro 6,00.
I dodici capitoli di questo libro di Izzo non hanno né capo, né coda. Certo, Volontariamente.
Che qua l’uso del che come termine che permette di spezzettare senza rendere i che un non so che di che cosa voglio dire è tattica. Studiata. O immaginata prima. Che è facile fare all’amore mettendosi sopra un che. E mettersi a giocare con le parole che contengono sfilze di che e che sono tutto un che di continuato che. Il che, si diceva, è facile. Ma fatelo! Provateci voi. Riuscite a rendere allo stesso modo di questo Izzo apparso accarezzando un tale Umberto ECO da Alessandria e il suo ECO, quasi quasi giustamente Ego?
La bravura di quest’autore sta nel farti dimenticare quel fatto sintomatico di questa tipologia di scrittura, ovvero quel famosissimo concetto “guardarsi l’ombellico”. All’inizio, ammetto, lo si pensa. Tanto. Dopo alcune pagine la sensazione si ripete. E si ripetono gli elementi buttati in pasta, per fartela proprio avvertire fortemente ‘sta sensazione. Il bello arriva, invece, quando ne sei consapevole e cominci a dimenticartene, a dimenticarti anche di storcere il naso. Allora, vedi giunta l’occasione giustissima per non snobbare nemmeno questo tipo di scrittura. Ti metti dentro al flusso continuo di Fabio Izzo, e vai. Vai avanti.
Con tutta onestà, è necessario pure ammettere una certezza. Eco a perdere, questa creatura nata sentendo Harold Smithd e magari un poco odiandolo rispettosamente, non si legge proprio facilmente. Bisogna starci dietro parola per parola che per che giù per su, se vuoi capire dove vuole andare a parare il suo autore: cioè lontano e, quindi, da nessuna parte. E questo può essere un altro degli aspetti positivi di certe pagine. L’incipit è incoraggiante, pensi di farcela senza il mino sforzo. Poi capisci il dovere del sacrificio. Ben “retribuito” da Fabio Izzo. Questo scrittore capace d’offrire passaggi assai intensi, con dimestichezza di linguaggio del quotidiano o più o meno quotidiano, e con leggerezza. Caratteristica fondamentale di chi ha talento.
E questo Izzo ha talento, tanto ne ha. Magari, se non avesse miti a cui guardare, non i Nori e simili (magari loro hanno da dire a F.I), sarebbe persino meglio. Potrebbe perfino annullare quella piccola dose di non originalità contenuta in alcuni momenti della narrazione.
L’eco, invenzione letteraria coraggiosa, forse, è una risposta alla logica del dire e non dire. L’eco, quella seconda voce sentinella fiammella sorella d’Izzo, costringe a parlare l’autore. Che si taglia un ruolo primario, nonostante la maniera da comprimario di partecipare allo scambio d’Idee con essa, anzi con lei. Con la voce.
E’ bello, lasciarsi andare. E’ bello sfiorare questi Che ripetuti e intesi come aspetto caratterizzante di ‘sto libretto del terzo millennio. Perché non è semplice dire se quest’è romanzo oppure no. Allora diciamo che è romanzo, che la vuole l’autore stesso questa definizione che ci sta a pennello guardando altre esperienze e altri esperimenti che non dispiace definire l’Eco col termine romanzo. E neppure definirlo del terzo millennio. Visto soprattutto una cosa: nel terzo millennio ci stiamo.


NUNZIO FESTA

Sunday, January 15, 2006

eco a perdere di fabio izzo recensione di francesca mazzucato
Sorprendente. Questo romanzo di Fabio Izzo edito dalle edizioni Il Foglio, romanzo di cui avevo già segnalato l'uscita, è senza dubbio sorprendente:" La notte che restava a me, di notte a rimescolare frasi e pensieri in una vita troppo piccola se non piccola quanto la notte stessa e le sue domande..Di notte perché tutto nella vita accade di notte, anche la morte. Una notte tendente al grigio e lentamente in grado di segnarmi le strade che portano alla mia confessione letteraria del genio della strada. Una di quelle notti in cui il genio della strada si appresta a svilupparsi lungo tutto il suo attorcigliato tragitto letterario. Tutto ciò di cui si ha bisogno in una notte tendente al geniale è un amico insonne.." Questo STREAM carico di elementi -feticcio del contemporaneo, di riferimenti che spaziano dall'alto al basso, dal pop al colto con naturalezza e virtuosismo e con ritmo che fluisce a volte circolare, a volte martellante, a volte ossessivo, a volte leggero come ali di libellule nelle famose notti dove tutto accade, si propone di essere un esempio di romanzo "del terzo millennio" e di certo traccia una strada, offre delle linee guida che non vogliono guidare, delle indicazioni non indicanti, di certo si distacca e riattacca a tutto ciò che è stato scritto prima e prova, si lascia andare a ipotesi e considerazioni e pensieri, fra paratassi e prosa poetica , su quello che può essere scritto dopo:" Semplice veloce sensato amaro che è questo romanzo che magari le cose scritte rimangono ma poi si fa presto a dimenticarle da sé. Hai inizi su inzi sempre senza voler mai andare da qualche parte o voler prendere una decisione narrativa ferma ma io l'ho già detto che voi dovete adeguarvi che questa è la via che rende la letteratura unica che nemmeno il cinema o il teatro io la televisiono forse un poco la musica perché chi fermerà la musica?" Un gioco di smontaggio del linguaggio convenzionale che di certo a me è profondamente congeniale(http://www.ewriters.it/leggi.asp?Racconto=F19044.txt e scusate l'autocitazione ma dimostra quanto ci si possa immedesimare e si possa gustare un romanzo come questo "Eco a perdere" di impronta assolutamente sperimentale che un tempo voleva dire ostica ma ora non più), un gioco di virtuosismi, cosivi, di dialoghi con un alter ego che domanda cose criptiche, che passa e che permette che l'autore si specchi, che chi legge si trovi, o si perda per poi ritrovarsi quattro righe più avanti o mai più, un alter ego perfetto chiamato "il tipo delle domande" e di cui si paventa e si aspetta l'arrivo. Il gioco con Eco che viene ripreso dal titolo( e che non vi svelo) è simpatico ma è la parte meno interssante. Interessante è il linguaggio, è come viene piegato, lavorato sulla fiamma rovente. NON ancora perfetti i risultati in OGNI pagina, ma senza dubbio stupefacenti, affascinanti, sulla strada giusta per fare quello che pare essere nelle intenzioni dell'autore, che non conosco, di cui non conosco nulla se non che cita il suo omonimo meraviglioso romanziere francese Jean Claude con l'ammirazione dovuta e che tesse una tela di rimandi precisa e fitta, capace di far girare la testa, un effetto sconcerto, un effetto tutti giù per terra(talora si immagina l'autore-chiunque sia dietro la copertina a ridere e a prendersi e prenderci un po' in giro) Ottima e coraggiosa la scelta di pubblicarlo da parte delle edizioni Il foglio, www.ilfoglioletterario.it , contattabili a questo indirizzo mail ilfoglio@infol.it , deliziosa come sempre la copertina di Oscar Celestini(oscar.celestini@katamail.com )
è uscita la prima recensione, checchè se ne dica, c'è qualcuno che lo ha letto, qualcuno che lo ha apprezzato,qualcuno che ha espresso la sua opinione in merito, non st a ame dire chi è quel qualcuno, il link di sotto ve lo dice tutto, avete internet in mano, cercate cercate, muovete il mondo...

recensione

Thursday, January 12, 2006

Quattro modi per rendere un libro leggendario o mitologico



Genova -Feltrinelli

La Feltrinelli a Genova sta in via Venti, in salita o in discesa a seconda di come affrontate la vita, se uscite fuori dai vicoli o se arrivate da via San Vincenzo. Sono due anime di Genova differenti che a volte si incrociano e a volte no, ma entrambe con quell'acento duro raschiante che graffia che rende pesante la voce,scudo dell'anima.
Marco è un mio amico, studente di farmacia , esiste realmente,proprio stamattina mi ha mandato un sms. Vi riporto testualmente il testo:
Chi cazzo è Allen Ginsberg?
mah vabbè, tant'è...vediamo la sua avventura alla ricerca del mio libro

Marco: che c' avete mica Eco a Perdere di Fabio Izzo?
Operatore Feltrinelli: Aspetti che guardo...
........
........
........
No, nulla, non è nemmeno nel nostro database.

Firenze-Feltrinelli

Non so dove sia la Feltrinelli a Firenze, forse ci sono stato, di sicurto è in centro. A firenze la parlata è aspirata, la gente se guarda in altro vede ancora il cielo, libera da grandi palazzi, si avvicina alla musicalità e si rispecchia nella sua isola bagnata dall'Arno.

Valentina è una mia amica, studente lavoratrice, fan dei Sonic Youth, ora sta studiando anche per la patente
Valentina:mi scusi, non trovo un libro, mi puiò dare una mano?
Operatore toscano Feltrinelli: Mi dica pure, titolo e casa editrice
Valentina: Eco a perdere, il foglio letterarrario
Operatore Toscano: un attimo che guardo.....non non c'è, arriverà forse, provi pure a ripassare che tanto di roba da leggere da noi le trova, se non prende quello prende altro

Roma.feltrinelli
Idem, come per Firenze le mie supposizioni sulla Feltrinelli di Roma, non so doce sia, forse ci sono stato. Roma è un gigantesco portacenere, dove tutto è spento da secoli.
Marco è uno ex studente d'ingegneria, passato a lingue e letterature straniere.Appassionato lettore di Comma 22 di Joseph Heller

Marco: Vorrei Eco a perdere, Fabio Izzo, edizioni il foglio letterario
Operatore romano feltrinelliano: aspè che ci do un'occhiata...e ticchete e tacchette...voilaà, nulla e nun se pò ordinare

Napoli: feltrinelli
A Napoli ricordo bene dov'è la Feltrinelli, praticamente lontano da tutto. ho camminato ore per arrivarci e poi eccola là, cattedrale di sale seccata dal sole e non bagnata dal mare.Napoli è un concetto di vita.
Martina è una mia amica, adora le lumache, studia cinese e vuole andare in Cina

Martina: Volevo Eco a Perdere di Fabbio Izzo
Operatore Feltrinesco Napoletano: E che roba è? mai sentio? casa editrice?
Martina: il foglio letterario
Operatore Feltrinesco Napoletano: Non posso manco ordinarlo, queste case editrici, non ci mandamo mai nulla, sai com'è...

Caro signor Feltrinelli, lei mi snobba, mi fa ostruzionismo,lei mette su raccolte punti, mercifica i libri, è questo che vuole?Solo soldi, solo grandi nomi? Tre metri sopra il cielo e MelissaP.?
Le va bene che il mio libro è già uscito se no, il capitolo tredicesimo l'avrei dedicato pure a voi Feltrinelliani raccoglitori di punti.
Loschi individui che nascondete il mio libro,fate parte di un piano più grande?
Di un complotto?

passa e non ti curar di loro disse Dante che magari alla Feltrinelli di Firenze all'epoca non vi avrebbero venduto nemmeno lui perchè poco commerciale,cavolo non si parla di sesso come vuoi che faccia a vendere?

Nei post precedenti, trovati i link per poter prendere il mio libro su internet, sempre che non vi siate messi a raccogliere punti per avere una trapunta in grado di scaldarvi il cervello nel freddo invernale..

Tuesday, January 10, 2006

Aggiornamenteo quotidiano
oggi è andata in onda la mia intervista radiofonica su RdF 102,7 per la trasmissione il grillo parlante di Ilaria Donati

domande e risposta, le domande sono la parte intelligente del discorso mentre le risposte, quelle le ho fornite io
erano le ore dieci e qualcuno mi avrà ascoltato

io riporto a memoria anche se qualcosa può sfuggirmi

D: Eco a perdere, come è nata questa idea?

R: è qualcosa che è confluito da sè in questa forma,nata dallavoglia di fare qualcosa di nuovo , di originale

D: e Umberto Eco è solamente la punta dell'iceberg, cosa c'è sotto?

R: Eco è un simbolo, non me l'abbia a male il buon Umberto, Eco a perdere è contro la letteratura vecchia, quella ottocentesca, novecentesca che si trascina fino ai giorni nostri, contro quegli scrittori che ancora si rifuggiano lì

D: Eco a perdere a chi è rivolto?A quale lettore pensa possa interessare il suo libro?

R: egoisticamente direi a tutti, ma Eco a perdere è rivolto a chi ha voglia di qualcosa di nuovo, di orginale, di chi ha voglia di spezzare con tutto quel vecchiume che circola

D: Cosa sta leggendo ora?

R: Leggo un pò di tutto, tanto italiano, ma attualmente sto leggendo la San Felice di Dumas

D: E come posso aiutarla queste sue letture?

R:Possono aiutarmi, permettendomi un confronto, mostrandomi, dandomi indicazioni se la via intrapresa è quella giusta

D: Ha altri libri altre storie da raccontare?

R: si, ho qualche progetto in fase di lavorazione..vedremo

D non più come domanda ma come Donati: Allora ti ringrazio e spero di risentirti per il prosssimo libro

a memoria l'intervista è andata pressapoco così, aggiungete qualche pausa e il suono della mia voce e tutto è pronto

Due righe di precisazione...Eco a Perdere non l'hanno ancora letto in molti, e preciso che nel romanzo c'è un leit motiv che è quello di Umberto Eco..
il mio passo preferito è il premio in Austria( all'epoca leggevo peter Handke, dopo quasi smisi)

Sì, sto leggendo la San Felice, precisiamo, io non ce l'ho con la letteratura ottocentesca , novecentesca o anteriore, per carità a poterla leggere tutta io lo farei...il mio atto di accusa è verso quegli scrittori che ancora vi rimangono incollati a stili, parametri, forme ,dettami , insomma che non aggiornano, che non danno Sangue Nuovo alla letteratura attuale..per questo io dico che Eco a Perdere è un romanzo dal sangue denso

spero di non aver offeso nessuno e di essere stato chiaro, per il resto NeverMind

Ps ho trovato una lettrice a Torre del Greco, un' altra mano da stringere

Monday, January 09, 2006

altri link, altri siti dove si parla di Eco a perdere

Books and other sorrow

la manica tagliata

ora potete trovarlo su www.ilfoglioletterario.it e anche

www.internetbookshop.it

www.365bookmark.it

ringraziamenti per i commenti ricevuti

a Gordiano che mi ha fatto notare che prima non si poteva commentare, beh adesso si può...

ad Alessandro Lo Cascio. grazie e crepi il lupo.In un passo del libro cito Orson Wells e la sua teoria che in una stanza a forza di strette di mano ci si potrebbe rinchiudere la storia dell'umanità, beh non c'entra molto ma mi viene voglia di stringere mani su mani aanche a tutti quelli che si soffermano solamente a guardare la copertina del libro...

a Kaleni per il piacevole caffè

vi lascio con delle parole di Allen Ginsberg...che non sono riferite a "Eco a perdere" ma che avevo proprio in mente quando lo stavo scrivendo..grazie Allen!

"Aprite questo libro come aprireste una scatola di giocattoli bizzarri, raccogliete nelle vostre mani una squisita bellezza uscita da un'atmosfera distruttiva.Queste combinazioni sono immaginarie e pure, in accordo con l'individuale( e perciò universale) desiderio...

magari non mi sono nemmeno lontanamente avvicinato a quello che Ginsberg afferma in quella frase, ma per saperlo dovete leggermi...ora torno alla mia tesi...buona serata lettore e lettrice

Ps Ginsberg parlava di Gregory Corso

Thursday, January 05, 2006

si comincia, comincia così l'avventura fenomenale di questo libro.
io vorrei che fosse per me, quello che è stato "Howl" per Ginsberg...il suo urlo e il suo manifesto...
io ci credo in questo libro, ovviamente voi potete sempre smentirmi...

di seguito vi metto dei link, dove si parla di Eco a Perdere
www.quasiquasifaccio.splinder.com
www.ilfoglioletterario.it
www.beatinonbattuti.splinder.com
www.beat-happening.splinder.com
www.collettivobeat.splinder.com
www.varsaviacaputmundi.splinder.com
www.forumfree.net/?t=6058575
www.kultvirtualpress.com/eventi.asp?data=735

se i link non funzionano e non funzionano quasi mai eh eh copiate l'indirizzo e incollatelo di segf
di seguito i giornali interessati a una recensione...
per ora
Otto pagine di Avellino
L'Ancora di Acqui Terme
Il Piccolo di Alessandria

ne arriveranno altri
martedì 10 alle ore 10 sarò su RDF 102, 7 per tutti i toscani sfortunati che potranno sentire la mia intervista cercherò di non dire troppe belinate

gente che si è impegnata nell'acquisto del libro(mantenete l'impegno eh eh):(non c'è nessun link nella lista di sotto ma è un modo come un altro per ringranziare chi in me ha un minimo creduto, basandosi solo sull'istinto e sull'amicizia)
Alessandra Roma,Alice Fi,Annika Mi,Cavallo mi-al,Daniela al, Daniela Bg,Danila Roma,Barbara Al,Erika Ge,Federica Pd,Francesco " CICCIO" e i suoi 3 scotchechchces,Franz Ge,Fulvia Ge,Gena Co,IsaIsbul,Silvia Mi,Lidia al,Luana Rimini,Manuela forlì,Manuela Pd,Maria Rosaria Sa,Maria Teresa Mo,Martina Na,Moooooonica,Morbe Al,Nicole( Scricciolo Orientale),Perra Al,Alberto al quadrato i miei compagni delle superiori e dell'Acqui Genova,il Papa a Busalla,Romina Vc,SaraIenetta e SaraKey (a entrambe grazie),Simone Pd, Guido To,Vale Fi e last but nont least Wonz

un ringranziamento particola a Stefano (il libro lui non se lo può comprare eh eh)
a Volso,a Massimo( che ahimè sei finito nel mondo della letteratura per un duetto con Mc La Creme),a Gordiano(il primo a vederlo nascere) e a tutti quelli che si soffermeranno sulla mia avventura